Passato un decennio fa circa dalle forche Caudine dei talent show (secondo a “The Voice Of Italy”), e successivamente nel cast di “All Togheter Now” su Canale 5, Timothy Cavicchini ha saputo ricostruirsi un’identità, dimostrandosi artista vero, capace di affrontare con coraggio e determinazione la nuova dimensione, lontana dalle finte luci della ribalta televisive. Ed è proprio questo il tema che apre questo nuovo appuntamento su album, condiviso con la sua fidata cerchia di musicisti e compositori. Il brano è “Riflettori”, l’ultimo di casa Cavicchini, ed è un monito a non arrendersi, anche dopo finte illusioni.
Il cd “Servirebbe un miracolo” mette in fila materiale già pubblicato in digitale negli ultimi tre anni, ma vissuto in successione è un altro ascoltare e l’insieme si conferma assemblato su brani solidi, sempre in bilico tra rock e melodia, con la voce di Timothy passionale e potente come poche in Italia. “Due come noi” è una ballata introdotta dal pianoforte che si sviluppa su accordi non banali, segue “Io preferisco mentire” che ha un refrain trascinante molto anni ’80, mentre “Mayday”, il personale grido di speranza del cantante per la salvezza dell’ambiente, ha un groove più pesante che guarda al decennio successivo. “Mare d’amare” strutturata in modo semplice, chiede però a Timothy un impegno vocale notevole, con un crescendo adrenalinico. La malinconia ci assale con “Guido”, emozionante pop rock che racconta la storia di un uomo alle prese con i dubbi delle responsabilità. Sono due i brani dell’album in qualche modo eno noti, “Vivo”, un rock dritto e tirato scritto da Piero Pelù e cantato insieme alla storica band fiorentina degli Anhima e il rifacimento del classico “Senza far rumore” dei grandi Timoria, presa in concerto, che dimostra la potenza di Cavicchini sul palco. “Servirebbe un miracolo”, conferma il talento di Timothy, cantante dotato di estensione, capacità interpretative e carisma, e del suo viaggio artistico che dura da due decenni e che meriterebbe un’esposizione maggiore.
