Amsi: la nuova voce indie che trasforma una Pizza Americana in un manifesto generazionale

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Amsi, nome d’arte di Thomas Amella, classe 1999, è una delle voci più fresche e personali della nuova scena indie italiana. Nato a Genova e oggi di base a Milano, combina sonorità indie, contaminazioni urban e influenze alternative in un equilibrio che fonde energia, sincerità e introspezione. Il suo percorso inizia nel 2016 su YouTube, dove conquista l’attenzione della scena genovese e dà vita, insieme a Ëgo, Jerry Sampi, Sguardo, Werdn e altri artisti, al collettivo Poyo House: un ambiente creativo che diventa, con il trasferimento a Milano, un vero e proprio laboratorio di idee.

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Il progetto solista di Amsi evolve negli anni fino a trovare una nuova direzione nel 2023 con “Per un raffreddore”, brano che lo porta nelle principali playlist editoriali di Spotify e lo posiziona tra i talenti emergenti più interessanti. Seguono collaborazioni, come quella con Artist First e la rotazione radiofonica su Radio Italia con “Come pioggia che cade”. Oggi Amsi sta lavorando a un nuovo percorso indie cantautorale insieme al produttore Giuseppe Niola (Giupo). Nel 2025 ottiene un nuovo traguardo: la selezione tra i 24 protagonisti di Sanremo Giovani con “Pizza Americana” (etichetta Meraki / distribuito da Altafonte), un brano ironico e sincero che racconta la sua generazione e apre un nuovo capitolo della sua crescita artistica.
Il tuo percorso parte da YouTube e dalla scena genovese: quanto senti che quelle prime esperienze hanno influito sul modo in cui scrivi e vivi la musica oggi?
In realtà è stato tutto un flusso continuo. Ho cominciato a fare musica un po’ per divertimento e poi ho capito che si poteva fare senza dover essere famosi e avere molto budget a disposizione. C’era Youtube e ho usato quello. Ho iniziato con degli amici a suonare e a fare concerti. Nel frattempo, ho sviluppato la mia musica, bene o male sviluppando quello che mi piace veramente. Diciamo che dal 2016 ad oggi ho sempre fatto la stessa cosa.
Poyo House è nato come un collettivo di amici prima ancora che di artisti: cosa avete portato con voi, creativamente e umanamente, nel passaggio a Milano?
Hanno influito tanto sulla mia carriera e la mia vita in generale. Finché ero a Genova loro erano miei amici ed era tutto abbastanza quasi un gioco. Perché a Genova stavo con i miei genitori, registravo e facevo qualche live. Poi nel 2020 ho deciso di salire a Milano e tentare la fortuna. Li è cambiato tutto. Mi sono meso in gioco e ho iniziato a vivere, soffrire e sognare con loro. Oggi siamo una vera famiglia. Sono miei fratelli. Mi influenzano molto in maniera positiva.
“Per un raffreddore” ha segnato un nuovo inizio per il tuo progetto solista. Cosa è cambiato nella tua scrittura e nel tuo modo di raccontarti da quel momento in poi?
La cosa che è più cambiata è stata quella di lavoro con Giupo, che è il mio attuale produttore. Con lui abbiamo iniziato a fare questo percorso. Il progetto Amsi è anche un po’ suo.

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Approfondiamo proprio questo progetto indie cantautorale con Giupo: qual è la direzione sonora ed emotiva che state costruendo insieme?
Stiamo provando a sviluppare quello che ho sempre fatto. Io amo l’indie. Mi reputo un’artista indie. Ci metto le mie doti, il mio essere genovese e non romano, dove l’indie non esiste proprio. Sono sempre un po’ particolare rispetto alla classica musica indie che si ascolta normalmente. Poi Giupo è molto ossessionato dalle cose nuove e studia la musica costantemente. Uniamo questo mio essere estroverso, rispetto a lui che è molto più quadrato. Iniziamo a discutere su cosa è canonico oppure no. E da un anno e mezzo che stiamo lavorando e siamo ancora qua.
“Pizza Americana” ti porta sul palco di Sanremo Giovani: cosa rappresenta per te questo brano e cosa speri arrivi al pubblico attraverso il suo racconto della tua generazione?
E’ nata un po’ per caso perché all’inizio volevo proporre un’altra canzone. Però quando mi dissero che si poteva fare qualcos’altro, ci siamo messi in studio prima della chiusura della data di iscrizione. Avevo sul telefono questa “Pizza Americana”, che prendo costantemente quando sono triste e stanco. E’ un po’ come se tornassi bambino, visto che è una pizza per bambini, con le patatine. Il pezzo è stato scritto da me Werdn e Consi, con la produzione di Giupo, mentre le chitarre sono di Sich. Ci siamo messi a lavorare sul brano e il senso che volevamo creare è questa contrapposizione tra un pezzo molto leggero con un testo che avesse una costruzione emotiva nell’ascolto. Un pezzo iperprofondo, che fa quasi venire le lacrime. Una contrapposizione che mi piace molto. Fa parte di quelle canzoni che io definisco dolceamare. Pensavo di portare comunque un pezzo fhe fosse un manifesto della mia musica. Penso di esserci riuscito. Viene vista subito come una canzone molto leggera, ma poi in realtà nasconde altro.