Satantango: per Dischi Sotterranei esce il loro omonimo album d’esordio

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Tra shoegaze e dream pop, tra dark e alternative con incursioni nel prog, forgiato dagli ascolti di artisti come My Bloody Valentine, Slowdive, Cocteau Twins, Placebo e Linda Perhacs .. e che si fonde a una scrittura ricercata e immaginifica, venata di amara ironia. Parole sussurrate con delicatezza e che rimangono subito incastrate in mente, affrontando anche temi profondi e sociali, si stagliano in un panorama sonoro al tempo stesso melodico e sporco, denso e rarefatto, sognante e disilluso. Il realismo di Satantango è lucido ma anche poetico e fortemente cinematografico. A partire dal nome stesso della band fino ai titoli di canzoni come Gioventù Amore e Rabbia e Cinema Tognazzi, i riferimenti a un certo cinema permeano tutto il progetto, come anche nell’utilizzo del bianco e nero: un rimando vintage e malinconico al passato che riflette l’amore, oltre che per Tarr, per autori come Antonioni e Godard. Una scelta che si sposa alla perfezione con i colori del paesaggio invernale padano e con l’immaginario shoegaze underground delle band anni 90. Il loro indubbiamente è un sound avvolgente e velato di inquietudine: il nostro Silvio Mancinelli nel recensire questo disco ha parlato di un ottimo esordio per delle sonorità che possono anche arrivare al grande pubblico e di questi tempi non è male!

Gran parte del materiale è stato scritto camminando nei campi, specialmente vicino alla vecchia centrale idroelettrica che alla fine è diventata la copertina dell’album (recentemente è stata ristrutturata, e un po’ ci dispiace), aggiungono i Satantango. Mi piace sottolineare che tutta la produzione è homemade, con un Mac book usato del 2009 e una scheda audio di fortuna. Avevano bene in mente le sonorità che volevano raggiungere: tra una take imperfetta ma emozionante e una take perfetta ma fredda hanno sempre scelto la prima, tanto che hanno deciso di tenere i provini quasi inalterati, registrando ex novo solo le batterie. Una precisa scelta do it yourself che rispecchia appieno l’immaginario della band, dando forma a un album capace di restare addosso, con le sue parole sporche come la provincia.