Dopo una performance intensa e magnetica sul palco della prima serata di Sanremo Giovani 2025, La Messa – nome d’arte della cantautrice e musicista torinese Serena Mastrulli – continua a catalizzare l’attenzione del pubblico e della critica. Con la sua interpretazione di “Maria” (Time Records), un brano che fonde elettronica evocativa, cantautorato viscerale e atmosfere urban, l’artista ha conquistato l’accesso alla semifinale del prossimo 9 dicembre, confermando la forza di un progetto capace di ridefinire i confini del pop elettronico italiano. Tra eleganza visiva, intensità emotiva e una ricerca sonora sempre più personale, La Messa porta avanti la sua visione della musica come rito contemporaneo, un’espressione libera che unisce corpo, identità e poesia.

La tua esibizione a Sanremo Giovani è stata descritta come magnetica ed emotivamente potente. Cosa hai provato veramente in quei minuti sul palco?
Fino a 5 minuti prima ero tranquilla, divertita e rilassata. Poi prima di salire sul palco c’è stata un po’ di ansia. In pochi minuti si condensa tutto il lavoro fatto in quest’ultimo periodo. Però sono riuscita anche a divertirmi e me la sono un po’ goduta. Spero il 9 dicembre di godermela ancora di più. E’ stata un’esibizione positiva.
“Maria” fonde atmosfere dreamy anni ’70 con un groove elettronico moderno: com’è nato questo incontro tra passato e presente nel tuo processo creativo?
Quando scrivo provo sempre a non pormi dei limiti, ma cerco di sperimentare il più possibile con sonorità che provengono anche a mondi lontani e diversi. Con “Maria” l’obiettivo è stato fondere la canzone popolare e classica, a sonorità tech-house. Ho voluto provare a fare questo esperimento che fuori dall’Italia si fa spesso. Penso come modello al brano “El Sueño” e ho voluto fare questo esperimento in italiano.
La protagonista del brano, Maria, viene raccontata attraverso uno sguardo sospeso tra nostalgia e futuro. C’è un legame personale con questa storia o nasce da un immaginario completamente narrativo?
Mi è piaciuto il fatto di fare raccontare questa storia non dalla prospettiva di Maria, ma da quella di Antonio, che è l’altro protagonista. Per poi fare apparire maria solo nell’ultima parte della canzone, quando lei dice: “Anto’ non mi sento”. Voglio lasciare a chi ascolta il compito di immaginare una storia più definitiva. Il brano descrive le sensazioni dell’innamoramento, la fiducia nel futuro e pensare che tutto sia possibile. E’ insomma l’inizio di una storia d’amore.

Parli spesso della musica come “rito contemporaneo”. In che modo questa visione guida le tue scelte artistiche e performative?
Anche il nome che abbiamo scelto un po’ di anni fa, La Messa, rimanda proprio a un’idea di rituale, che ritrovo quando scrivo e che mi piacerebbe condividere con le persone anche durante la dimensione live.
Il tuo percorso sta contribuendo a ridefinire il pop elettronico italiano: quali sono oggi le tue principali influenze e dove senti che si stia muovendo il genere?
Sicuramente credo sia un momento positivo per quanto riguarda la musica elettronica in Italia. Già pochi anni fa, il fatto di pensare di portare queste sonorità a Sanremo era difficile da immaginare. C’è molta apertura e contaminazione. Attualmente ascolto molta musica pop elettronica e artisti come Rosalia e i Sofi Tukker, duo che unisce musica pop e dimensione elettronica.
La semifinale del 9 dicembre rappresenta un nuovo traguardo: cosa ti aspetti da questo momento e cosa speri arrivi al pubblico attraverso la tua “liturgia pop”?
L’obiettivo è divertirsi. Davvero non abbiamo aspettative. Anche l’altro passaggio è stato inatteso e quest’anno c’è un livello artistico molto alto. L’obiettivo è arrivare a più pubblico possibile e catturare coloro che vanno nei club e poi ritrovarli nei concerti.