Babele, il nuovo viaggio sonoro di Stefano Attuario

Tempo di Lettura: 2 minuti

Con Babele, uscito per Terzo Millennio Records, Stefano Attuario firma il suo lavoro più maturo e radicale, un album che segue i singoli Insetti, Amen e Arianna e ne amplifica la potenza narrativa. Guidato dalla produzione di Max Zanotti, il progetto assume i contorni di un percorso interiore che mescola poesia, inquietudine e un bisogno profondo di redenzione, trasformando il caos in una forma di espressione limpida e coerente.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Stefano-Attuario.jpg

Attuario descrive Babele come l’elaborazione di un accumulo di immagini, parole e impulsi che cercavano libertà. È in questa confusione che l’artista trova un ordine nuovo, una geometria emotiva dove ogni contraddizione diventa parte integrante di un unico disegno. L’album, concepito come un’opera concettuale, indaga le fragilità e le contraddizioni dell’essere umano contemporaneo, e lo fa attraverso nove tracce che sono altrettante stanze di un labirinto psicologico e spirituale. Apre il viaggio Insetti, un grido di ribellione che prende spunto dalla Metamorfosi di Kafka per denunciare l’indifferenza sociale e l’urgenza di non lasciarsi schiacciare dall’omologazione. Con Saliva nera, Attuario porta l’ascoltatore in un territorio intimo e crudo, dove la violenza domestica si intreccia al desiderio di affermazione interiore. Morfina indaga le derive autodistruttive della nostra epoca, evocando le atmosfere tormentate di William Burroughs, mentre Marlene trasforma la fine di un amore in un passaggio necessario verso un nuovo equilibrio. In 30 Denari il tradimento diventa una tappa obbligata di un cammino verso la verità personale, mentre Iris vive di simboli e metamorfosi, invitando a un confronto diretto con la parte più nascosta di sé. Arianna rilegge il mito del labirinto come un percorso di liberazione, e Amen si fa preghiera laica, un inno gentile alla resistenza interiore. La traccia conclusiva, Babele, restituisce il senso dell’intero progetto, offrendo una meditazione sulla confusione del presente e sull’inesauribile capacità umana di cercare luce nel disordine. La produzione di Zanotti amplifica l’anima cinematografica dell’album, muovendosi tra strumenti acustici e tensioni elettroniche, tra chiaroscuri e aperture improvvise. Ne nasce un linguaggio che sfida i confini del cantautorato tradizionale, abbracciando suggestioni rock e pulsazioni darkwave senza perdere la centralità della parola, sempre densa, sempre necessaria. Babele si inserisce in un percorso artistico che Attuario ha costruito nel tempo fondendo musica, scrittura e visione. Dopo l’esperienza con i Dinamika e l’album d’esordio Nemesi, accolto con favore dalla critica, il cantautore comasco prosegue la sua evoluzione con un progetto che conferma la sua capacità di trasformare vulnerabilità e inquietudine in forza creativa. Parallelamente alla musica, continua anche il suo lavoro di scrittore, tra romanzi e testi poetici, sempre alla ricerca di un dialogo continuo tra parola e suono. Con questo nuovo album, Stefano Attuario consegna un’opera profondamente personale e al tempo stesso universale, un viaggio emotivo che non offre risposte ma invita a guardare dentro il proprio caos per riconoscervi una forma possibile di bellezza.