Stefano Attuario e la sua Babele

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1. “Hai definito ‘Babele’ come una condizione di confusione dove però hai trovato un ordine nel caos. In un’epoca dominata dal ‘rumore’ comunicativo, questo disco rappresenta per te un tentativo di esorcizzare questo disordine moderno o, paradossalmente, un modo per accettarlo e trovarci dentro una nuova bellezza?”“Babele è un album nato come esigenza personale, per mettere ordine al mio caos. Un insieme di letture, immagini , dialoghi , esperienze e disordine dei nostri tempi, sono state accumulate nella mia mente, e come spesso accade, e da questi presupposti, suggestioni ho creato le mie canzoni. Questi brani sono anime che rivendicavano il proprio spazio. Può sembrare un concetto forte, dissonante quello che dico, ma se non trovo spazio nella scrittura, queste “presenze” saranno sempre lì a tormentarmi. Solo quando ci riesco mi sento in pace , in ordine con me stesso”.

2.“La produzione di Max Zanotti ha dato al disco un’impronta darkwave. Quanto è cambiato il ‘corpo’ delle canzoni rispetto ai tuoi provini iniziali? C’è un brano in particolare che ha subito la metamorfosi più radicale sotto la sua guida rispetto al tuo lavoro precedente, ‘Nemesi’?”“Nemesi è qualcosa di unico come è giusto che sia. Babele rappresenta un nuovo capitolo, in cui si manifestano pensieri diversi attraverso le canzoni. Quando ho presentato i nuovi brani a Max Zanotti, era evidente che le tematiche erano differenti rispetto a quelle di Nemesi; portavano con sé un tormento profondo. Max si è rivelato un eccellente consigliere, attento sia ai testi che all’emozione di ogni brano. Quello che trovo straordinario è la mia facilità nel condividere anche aspetti personali con lui, il che mi aiuta ad esprimermi. Sono una persona riservata e porto con me molti pregiudizi su me stesso, temo sempre il mio modo di comunicare, di non essere compreso, di apparire troppo violento o troppo diverso. Tuttavia, con Max non è così. Lui mi ha guidato verso questo sound darkwave che adoro e che sento mio, spingendomi oltre i miei pregiudizi e le dinamiche del mercato discografico. La metamorfosi artistica che ho vissuto con Babele è stata evidente e continua a rappresentarmi, sia nel sound che nei testi. Insetti è stata la canzone simbolo del cambiamento, della metamorfosi e della direzione artistica di Babele. È il brano che apre l’album e abbiamo deciso di proporla come primo singolo per comunicare chiaramente la direzione di Babele.”

3. “In tracce come ‘Insetti’ e ‘Morfina’ ci sono riferimenti espliciti a giganti come Kafka e Burroughs. Essendo tu anche scrittore, come convivono queste due anime? È la letteratura che suggerisce la musica, o è il suono che ti spinge a cercare quelle specifiche parole per vestirlo?”“Kafka e Burroughs sono autentici colossi, ma le loro opere riflettono perfettamente l’epoca in cui viviamo. Si tratta di testi che, pur essendo violenti, oscuri e volgari, offrono anche spunti di riflessione. Questo mi consente di cercare, o meglio, di scoprire protagonisti immaginari per le mie canzoni. Ma non sono solo loro a ispirarmi. Leggo molto e quando una frase o un dialogo mi colpiscono, li annoto. Sono pieno di frasi e parole scritte senza un apparente senso che una volta rilette, però, emergono in forme inaspettate. Nascono storie da raccontare, collegate a ricordi vissuti o immaginati. È affascinante come una semplice frase o parola possa generare una cascata di pensieri e connessioni con immagini e riflessioni, dando vita a una canzone. Nel mio caso, il suono segue il testo e le parole influenzano la melodia.”

4. “Se in ‘Arianna’ usi il mito per esplorare i vicoli ciechi della mente umana e in ‘Saliva Nera’ tocchi la crudezza delle mura domestiche, sembra che l’album disegni una mappa di luoghi chiusi, fisici o mentali. ‘Babele’ è, in fondo, un disco sulla ricerca di una via d’uscita o sulla presa di coscienza di dove siamo intrappolati?”“Si, Babele ben rappresenta le paranoie, le insicurezze, o i confini di una comfort zone che pone dei limiti. Babele invita a fare i conti con noi stessi senza mezzi termini. Un album coraggioso, disturbante, ricco di significato, di simbolismo, sfrontato senza paura di dire e rappresentare qualcuno o qualcosa. E’ ribelle nei confronti di questa società, invita a scoprire se stessi, è una ricerca interiore.”

5. “I tuoi videoclip (come quello di ‘Arianna’ o i precedenti lavori con Lory Muratti) hanno un’estetica molto curata e hanno ricevuto riconoscimenti internazionali. Quando porterai ‘Babele’ dal vivo, come pensi di tradurre sul palco questa forte componente visiva e la complessità sonora creata in studio?“Le idee sono molte. Babele come Nemesi li trovo dei lavori quasi teatrali, molto scenografici. Ci stiamo lavorando, senza voler svelare troppo, sarà una bella sfida.”