Aveva trasformato l’intimità dei sentimenti in canzoni capaci di entrare nel cuore di tutti. Dalle note struggenti di Signora mia alla dolce malinconia di Sarà la nostalgia, Sandro Giacobbe ha accompagnato intere generazioni con una sincerità rara, diventando una delle voci più riconoscibili della musica italiana degli anni Settanta e Ottanta. Il cantautore ligure è morto a 75 anni nella sua casa di Cogorno, in provincia di Genova, per le complicazioni di un tumore contro il quale lottava da dieci anni. Uomo discreto, artista sensibile, figura amatissima anche per il suo lungo impegno nella Nazionale Cantanti, Giacobbe lascia un’eredità musicale e umana che ha segnato profondamente il Paese.

Nato a Genova il 14 dicembre 1949 in una famiglia operaia, aveva iniziato a suonare giovanissimo fondando con alcuni amici il gruppo “Giacobbe & le Allucinazioni”, con cui si esibiva nei locali liguri. Il debutto discografico arrivò nel 1971 con la Dischi Ricordi, ma fu con Signora mia nel 1974 che conquistò il grande pubblico, complice anche l’uso del brano nella colonna sonora del film di Lina Wertmüller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. Da lì in avanti seguirono successi che ancora oggi rappresentano pietre miliari della canzone italiana: Il giardino proibito, Gli occhi di tua madre – terzo posto al Festival di Sanremo 1976 – Il mio cielo, la mia anima, Sarà la nostalgia, Portami a ballare. Canzoni semplici e profonde, che parlavano di amori, nostalgie e fragilità con una dolcezza immediata e mai ostentata. La popolarità di Giacobbe crebbe anche grazie all’impegno nella Nazionale Cantanti, dove fu prima difensore centrale e poi, dal 2000, allenatore. Nel mondo della solidarietà trovò un ruolo che gli si addiceva: discreto, presente, sempre pronto a dare una mano senza cercare i riflettori. Per molti colleghi era un punto fermo, una presenza capace di far sentire tutti più sereni. La sua vita artistica e personale è stata però segnata anche da prove durissime. Colpito da un meningioma, aveva affrontato un intervento delicato, e dal 2015 combatteva contro un tumore alla prostata. Il 16 marzo 2025, ospite a Domenica In con Mara Venier, aveva scelto di raccontare pubblicamente la sua condizione: la chemioterapia lo aveva costretto alla carrozzina e alla perdita dei capelli, e lui, con la schiettezza che lo distingueva, aveva deciso di dirlo senza timori. «Sono chiuso in casa perché dovrei uscire in carrozzina e mi fotograferebbero, quindi voglio essere io stesso a informare tutti», aveva spiegato. In quell’occasione aveva anche ricordato uno dei dolori più profondi della sua vita: la malattia che aveva colpito da bambino il figlio Andrea. «Un papà non dovrebbe mai sentire che suo figlio ha un tumore», aveva detto con le lacrime agli occhi.

Negli ultimi anni Giacobbe aveva continuato a fare musica seguendo il ritmo della sua vita e delle sue battaglie. Nel 2015 aveva pubblicato Ali per volare insieme alla compagna Marina Peroni, corista e poi moglie, con la quale era insieme dal 2010 e che aveva sposato nel 2022. Nel 2019 aveva dedicato Solo un bacio ai figli delle vittime della tragedia del Ponte Morandi, mentre nel 2023 era uscito Lettera al gigante, scritto dal figlio Andrea. Oltre alla moglie, lascia anche i due figli avuti dal primo matrimonio, Andrea e Alessandro. La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di affetto. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore alla cultura Simona Ferro hanno parlato di un artista «sensibile e autentico», simbolo della sua terra. La sindaca metropolitana Silvia Salis ha ricordato la sua capacità di raccontare «la vita e l’amore con una voce gentile». Ma il ricordo più toccante è arrivato dalla Nazionale Cantanti, la sua seconda famiglia, che in un messaggio carico di emozione ha scritto: «Eri una bella persona. Di quelle che ti fanno venire voglia di essere migliore. La tua gentilezza era il tuo modo naturale di stare al mondo. Ci manchi, Sandro. E ciò che ci hai dato resta, in ogni gesto buono e in ogni sorriso». Così se ne va un cantautore che non ha mai amato la luce troppo forte dei riflettori, ma che nella vita e nella musica ha saputo farsi largo con discrezione, eleganza e profondità. Le sue canzoni restano: piccole storie d’amore e di malinconia che hanno fatto piangere e sognare un Paese intero. E che continueranno a farlo, ancora a lungo.