Lostatobrado: fuori il nuovo album Ahimè

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Un viaggio personale e collettivo tra musica e immagini, per riabbracciare la nostra essenza e quella del mondo. Perché in fondo, l’unica cosa che davvero conta sul grande e caotico palcoscenico della vita è trovare il proprio ruolo da recitare, scoprire il proprio modo di vivere nel presente. Anticipato dai singoli Tane e Cusnaesce “Ahimè“, il nuovo album de Lostatobrado per Locomotiv Records con il supporto del collettivo Ramaglie. Il disco sarà disponibile in vinile dal 22 dicembre.

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Inoltre Lostatobrado presenterà il nuovo album per la prima volta dal vivo in un concerto speciale il 24 gennaio al Locomotiv Club a Bologna. A un anno di distanza dall’esordio con Canzoni contro la ragione, la band composta dai musicisti e sound designer bolognesi Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra torna con un disco sperimentale e intenso, instabile e drammatico, attraversato da una costante tensione musicale ed emotiva. Ahimè è espressione sonora e immaginifica del desiderio di riuscire a vivere nel qui e ora, riscoprendo quel contatto con noi stessi e con la natura che ci circonda, nonostante tutte le incoerenze, incognite e assurdità della contemporaneità. Un elogio alla bellezza della temporaneità della vita, perché è proprio lì che risiede la nostra unicità.Ahimè” è una reazione istintiva a questa realtà già di per sé molto più surreale di qualsiasi storia immaginataè un disco che prova a parlare di tutto, ma sarebbe meglio dire che non parla di niente”, afferma Lostatobrado, “Non importa quale significato questo album trasmetta all’ascoltatore, l’importante è che possa essere immagine ancora prima di essere suono. L’andirivieni del mondo, il su e giù del vivere, la magia dell’essere qua in questo momento“. Con sguardo lucido e disincantato, a tratti tragicomico, Ahimé racconta la realtà con la sua stessa voce e disegna un paesaggio sonoro stratificato, inquieto ed evocativo, grazie a quella che il gruppo definisce musica elettroacustica post-agricola: un’etichetta-non etichetta che vuole descrivere un sound originale e figlio del suo tempo, che si muove tra elettronica, sperimentazione e cantautorato, attraversato da suggestioni cinematografiche e ricco di campionamenti inediti.

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Un amalgama sorprendente e suggestivo frutto di un lungo e meticoloso lavoro, in cui la tradizionale forma canzone si spinge oltre abbracciandone una nuova, inesplorata e libera, in cui riecheggiano le influenze di artisti internazionali come Radiohead, Bjork e Floating Points e italiani come CSI e Iosonouncane, arrivando finoalle colonne sonore di Ennio Morricone o Jerskin Fendrix. Ma Ahimé non si ferma qui, portando oltre la suaspericolata ricerca sonora: ecco quindi che all’impianto strumentale del trio (voci, sintetizzatori e chitarra baritona) si uniscono il suono di uno stormo di oche, il clacson di una Dacia in Islanda, il suono di una tammorra, la voce della mezzosoprano Isabella Gilli, l’ocarina, il Touch Theremin inventato da Gabriele Puddino, richiami da cacciatore e un organo mesotonico del 1551. Infine l’album è frutto anche di un insieme di suggestioni indotte da immagini prodotte dall’intelligenza artificiale, sulla base di frasi che ne descrivono le canzoni: un lavoro quindi non solo da ascoltare ma anche da immaginare. Con le sue otto tracce dalla struttura circolare, Ahimè ritrae un mondo allo scompiglio, una caotica messa in scena in cui ognuno sceglie le proprie maschere per recitare le proprie parti. Ecco perché la cover dell’album si ispira al lavoro del Maggio Drammatico dell’Appennino Tosco-Emiliano (la foto infatti ritrae la band e altre persone con i costumi teatrali): una rappresentazione dagli innumerevoli piani di lettura attraverso un teatro di matrice fortemente popolare dove amore, coraggio, guerra, pace, dolore, gioia, potere e perdita vengono cantate e declamate in ogni scena, esemplare metafora di un mondo in cui il tempo passa e le cose cambiano per non cambiare mai. “Ahimé” è anche il titolo di un film del 1983 girato con la collaborazione di pazienti psichiatrici ed infermieri da Claudio Oleari e Benedetto Valdesalici. Un tentativo di dare una risposta a tutte le domande dell’esistenza, proprio come vuole fare l’album de Lostatobrado. Un esperimento disperato, ambizioso, complesso, in cui è impossibile trarre conclusioni definitive o universali. Proprio per questo, più che mai necessario.