Addio a Joe Ely, uno dei più significativi cantautori e chitarristi della scena country-rock texana, capace come pochi di unire tradizione e spirito rock in una visione musicale personale e profonda. L’artista statunitense è morto lunedì 15 dicembre all’età di 78 anni nella sua casa di Taos, nel New Mexico, a causa delle complicazioni legate alla demenza a corpi di Lewy, al morbo di Parkinson e a una polmonite. A darne l’annuncio sono state la moglie Sharon e la figlia Marie.

Tra gli anni ‘Settanta e Ottanta ’70 e ’80 Joe Ely ha contribuito in modo decisivo a costruire un ponte tra il rock e la musica country, diventando un punto di riferimento per più generazioni di musicisti e appassionati. La sua musica affondava le radici nel Texas, mescolando honky-tonk, rock & roll, blues, western swing e conjunto in uno stile inconfondibile e autentico. Dopo aver mosso i primi passi con il gruppo The Flatlanders, fondato insieme a Jimmie Dale Gilmore e Butch Hancock, Ely intraprese la carriera solista. La grande visibilità arrivò con il quarto album in studio, “Musta Notta Gotta Lotta” (1981), che lo portò ad aprire concerti di artisti come Rolling Stones, Tom Petty & the Heartbreakers, Stevie Nicks, Linda Ronstadt, i Clash e Jimmy Cliff, consolidando il suo ruolo di figura chiave della musica americana. Tra i dischi più rappresentativi della sua produzione spicca “Letter to Laredo”, considerato uno dei lavori più significativi della sua discografia. L’album vede anche la partecipazione di Bruce Springsteen, grande estimatore di Ely, a conferma dell’influenza esercitata dal musicista texano ben oltre i confini del country-rock. Nel corso della carriera Joe Ely ha pubblicato 17 album in studio; l’ultimo, “Love and Freedom”, è uscito proprio quest’anno. Tra i suoi brani più noti figurano “Honky Tonk Masquerade”, “Fingernails”, “Dallas”, “Hard Livin’”, “Wishin’ for You” e “She Never Spoke Spanish to Me”, canzoni che raccontano l’America delle strade, dei confini e delle storie quotidiane con uno sguardo partecipe e poetico. Numerosi i riconoscimenti ricevuti nel tempo, tra cui il Lifetime Achievement Award for Live Performance dell’Americana Music Association nel 2007, il titolo di Texas State Musician nel 2016 e l’ingresso nella Austin City Limits Hall of Fame nel 2022. Bruce Springsteen, che ha duettato con Ely e condiviso il palco con lui, lo ha ricordato come “un musicista straordinario e un texano autentico”. Monte Warden dei Wagoneers lo ha definito “il mio eroe, il mio modello, il mio amico”. Con Joe Ely se ne va una voce fondamentale della musica americana, capace di raccontare le proprie radici trasformandole in un linguaggio universale.