La musica italiana saluta uno dei suoi protagonisti più appartati e allo stesso tempo decisivi. Pasquale Minieri, musicista, ingegnere del suono e produttore discografico che dagli anni Settanta ha contribuito a dare forma ad alcune delle stagioni più inventive del panorama nazionale, è morto a 76 anni. A esprimere il proprio cordoglio su Facebook il cantautore Claudio Baglioni: Minieri fu a lungo il suo “architetto del suono”, punto di riferimento per album, concerti e grandi produzioni live.

Baglioni lo ha ricordato con un messaggio affettuoso, che restituisce la misura di un sodalizio umano oltre che professionale: “Addio Pasquale. Ci siamo conosciuti quarant’anni fa. Per il tour ‘La vita è adesso’. Da allora, per dieci anni, abbiamo spartito lavoro e amicizia, successi e crisi, musica e vita. Sei stato un creatore geniale e instancabile, un collega appassionato e fedele, un compagno di sfide e di missioni impossibili. E ora sei oltre”. Minieri era nato a Roma il 18 giugno 1949 e aveva esordito negli anni ‘Settanta,’70, quando prese parte al Canzoniere del Lazio, formazione simbolo della riscoperta del patrimonio musicale popolare, e successivamente ai Carnascialia, progetto di ricerca libero e aperto alle contaminazioni. In quel periodo lavorò fianco a fianco con musicisti come Demetrio Stratos, Carlo Siliotto, Luigi Cinque, Marcello Vento e Mauro Pagani, con cui collaborò anche al celebre album solista del 1978, realizzato con strumentisti degli Area e della Premiata Forneria Marconi. Negli anni ‘Ottanta ’80 entrò nel gruppo Beppe Starnazza e i Vortici, ma fu soprattutto la lunga stagione accanto a Baglioni a definire la sua notorietà nel settore. Dal 1985 al 1995 Minieri contribuì alla concezione tecnica e artistica dei principali live del cantautore: curò la diretta televisiva del concerto “La vita è adesso” dallo stadio Flaminio, firmò la progettazione e l’impianto scenico di spettacoli come “Assolo”, “Tour nelle discoteche”, “Camion” e “Oltre”, premiato da Billboard come miglior spettacolo dell’anno. A lui si devono anche la costruzione sonora di album centrali della discografia baglioniana, tra cui “Assolo”, “Oltre”, “Assieme”, “Ancorassieme” e “Io sono qui”.

Esaurita quella fase, Minieri ha continuato a essere richiesto come tecnico del suono e produttore, mettendo le sue competenze al servizio di artisti diversi per provenienza e poetica. Ha lavorato con Elisa, Avion Travel, Almamegretta, Vinicio Capossela, contribuendo in particolare ai progetti “Canzoni a manovella” e “Ovunque proteggi”, entrambi segnati da una cura timbrica e una concezione sonora non convenzionale. Per Nada ha prodotto l’album “L’amore è fortissimo, il corpo no”, oltre a incursioni nella musica classica contemporanea, producendo l’album “Unpeaceful” di Federica Fornabaio. Un capitolo importante della sua attività è stato legato anche al jazz: per la Casa del Jazz di Roma è stato responsabile dell’acustica e supervisore audio, seguendo la produzione di una serie di cd allegati a “l’Espresso” che coinvolgevano artisti come Paolo Fresu, Enrico Rava, Stefano Di Battista e Danilo Rea. Nella vita privata Minieri aveva intrecciato un legame profondo con la musica anche attraverso l’amore: era sposato con la pianista jazz Rita Marcotulli. Con lui scompare una figura appartata ma imprescindibile: un uomo che ha saputo restare dietro le quinte lasciando impronte fortissime, guidando musicisti, spettacoli e dischi verso un suono riconoscibile, inquieto, contemporaneo. Una presenza silenziosa, ma centrale, nella storia recente della musica italiana.