La redazione di Musicalnews.com si avvicina al Natale con lo spirito di sempre: poche certezze, molta curiosità e un’infinita voglia di rimettere in circolo le canzoni che illuminano questo periodo dell’anno, anche quando si tratta di brani laterali, eccentrici, obliqui o volutamente irriverenti. Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di scegliere un titolo natalizio del cuore e di raccontare un frammento di memoria, un dettaglio musicale, una cover inattesa. Ne è uscito un piccolo mosaico di ascolti imperfetti e verissimi, che attraversa decenni e generi senza preoccuparsi di uniformarsi.

Andrea Del Castello ha indicato “Il teorema del Natale” di Angelo Elle, il cantautore che porta come nome d’arte il nome della sua band. È un brano che osserva le feste con occhio laterale, smontando la retorica natalizia con ironia e leggerezza. Andrea racconta di averlo scoperto circa vent’anni fa al Premio Augusto Daolio di Sulmona, quando Elle si presentava con l’album “Ecostress”, disco che per lui è diventato un ritorno stagionale, quasi un rito personale. Laura Petringa punta invece su due classici britannici: “Last Christmas” degli Wham! e “Thank God It’s Christmas” dei Queen. Il primo è probabilmente il brano pop natalizio più coverizzato degli ultimi quarant’anni: dai Coldplay ad Ariana Grande, da Gwen Stefani a Céline Dion, passando per Taylor Swift, Paul McCartney, Hilary Duff, Ivana Spagna e i Savage Garden, sembra che nessuno sia riuscito a resistere al fascino malinconico di George Michael. “Thank God It’s Christmas”, meno sfacciato nelle rotazioni radiofoniche, resta un gioiello scritto da Brian May e Roger Taylor, inciso dai Queen nel 1984 e mai incluso in un album ufficiale fino alle raccolte successive.

Alessandro Sgritta, con la sua consueta inclinazione per i chiaroscuri, sceglie “Christmas Card From A Hooker In Minneapolis” di Tom Waits: un Natale sghembo, sporco di realtà, raccontato dalla voce roca di chi vive ai bordi del mondo. Da segnalare, per i cultori della canzone d’autore italiana, la versione di Vinicio Capossela, che ha trasformato la malinconia americana in uno squarcio mediterraneo, mantenendo intatta la crudezza emotiva dell’originale. Silvio Mancinelli ci riporta nella tradizione più nostrana con “… e così viene Natale” di Adelmo e i suoi Sorapis, il progetto parallelo di Zucchero con Fio Zanotti, Maurizio Vandelli, Dodi Battaglia e altri compagni eccellenti. Un brano minore nell’immaginario zuccheriano, ma un esercizio di stile che ha sapore di caminetti accesi e di rimpatriate in studio.

Alessandro Hellmann sceglie una delle canzoni di Natale più amate d’Europa: “Fairytale of New York“ dei Pogues, con il duetto tra Shane MacGowan e Kirsty MacColl. L’imprevedibilità del folk irlandese incontra la disillusione delle periferie americane, in un anti–canto natalizio che negli anni è diventato tradizione. In Italia ha trovato una curiosa reincarnazione grazie ad Angelo Branduardi, che ne ha inciso una versione in italiano (“Favola di Natale a New York“), aggiungendo un’aura fiabesca e medievale al brano. Gianni Della Cioppa non ha dubbi: “Merry Xmas Everybody” degli Slade. È il Natale glam, rumoroso, saturo di cori e glitter, che dagli anni Settanta continua a comparire nelle playlist festive britanniche come un ospite ingombrante e inevitabile. Un singolo capace di vendere oltre un milione di copie solo nel Regno Unito e di dettare la formula del Christmas rock allegro e commerciale. Antonio Ranalli vira sul pop italiano con “O è Natale tutti i giorni” di Luca Carboni e Jovanotti, una curiosa riscrittura italiana di “More Than Words” degli Extreme. Dove l’originale era una ballata romantica sul non detto, la versione nostrana diventa una riflessione leggera e affettuosa sulle festività. Il brano ha avuto anche una cover di Irene Grandi, che l’ha reinterpretato con una dose maggiore di energia vocale.

Manuela Ippolito preferisce rimanere negli anni Novanta italiani con “Le luci di Natale” degli 883, in cui Max Pezzali fotografa lo spaesamento dei giorni di festa in provincia, tra neon intermittenti e malinconie di panchine. Patty Busolino propone “Canzone per Natale” di Morgan: un Natale d’autore, orchestrale, raffinato, che procede in bilico tra serenate rétro, ironia e un gusto melodico quasi da musical. A questo inventario si aggiunge Pierpaolo Bottino, che indica “Barbaric” dei Blur: in quest’epoca «barbarica» solo Damon Albarn e compagni sembrano ancora capaci di fotografare il gelo sentimentale del presente. Un augurio sottinteso: buon Natale per i pochi gentili. Francesca Trinca rilancia con “Feliz Navidad” degli Shame, il loro pezzo di Natale scombinato, irriverente ma in fondo tradizionale, come un addobbo storto che però non si può togliere. Giovanni Buonomo sceglie invece “Santa Claus Is Coming To Town” nella versione travolgente di Bruce Springsteen: coro, sax, pubblico in delirio e quell’energia da live che trasforma Babbo Natale in un ingresso sul palco.

Jean Pierre Colella rilancia lo spirito di festa con “Natale con Deejay” di Max Pezzali, brano pensato per il pubblico di Radio Deejay come una cartolina ironica e leggera dal mondo delle radio del periodo. È un pezzo che intercetta il lato pop del costume italiano di fine anni ‘90 e conserva quello humour da “ultimo giorno di scuola” che Pezzali ha sempre maneggiato bene: niente neve, niente presepi, solo una folla di ascoltatori che si scambia auguri tramite frequenze FM. Non sappiamo se questo rappresenti davvero un canone natalizio: è più un inventario sentimentale, un modo per dirci che il Natale non è mai solo ciò che sentiamo in sottofondo nei negozi, ma ciò che scegliamo di riascoltare, anno dopo anno, per riconoscerci. A tutti i lettori, da parte della nostra redazione, l’augurio più semplice: che questo dicembre vi porti almeno una canzone in cui sentirvi meno soli. Buon Natale.