Roma non lo ascolta soltanto: Roma lo vive. Domenica 21 dicembre, al Palasport, Antonello Venditti è tornato a casa per la penultima data del tour celebrativo dei 40 anni dell’album “Cuore”, trasformando il concerto in un lungo racconto a voce alta, fatto di canzoni, ricordi e confessioni. Non una semplice successione di successi, ma un viaggio dentro una storia personale che da decenni coincide con quella di intere generazioni. Quello che è andato in scena non è stato soltanto un concerto, ma un vero racconto autobiografico in musica, costruito attraverso canzoni e parole, ricordi personali e frammenti di storia collettiva.

Venditti ha scelto una messa in scena essenziale, lasciando che fossero i brani e soprattutto i racconti a guidare la serata. Fin dall’apertura con “Raggio di Luna” e “Bomba o non bomba”, il clima è apparso confidenziale, quasi domestico. Roma è casa, e il rapporto tra l’artista e il suo pubblico si muove sul terreno della fiducia e della memoria condivisa. Ad accompagnare Antonello Venditti sul palco Alessandro Canini (batteria), Amedeo Bianchi (sax), Fabio Pignatelli (basso), Danilo Cherni (tastiere), Angelo Abate (pianoforte), Toti Panzanelli (chitarre), Maurizio Perfetto (chitarre), Roberta Palmigiani (violino), Laura Ugolini (coro) e Ilaria Monteleone (coro). Con “Sotto il segno dei pesci” Venditti ha ripercorso gli anni della giovinezza e dell’impegno politico, spiegando come quella canzone sia nata in un’epoca carica di speranze ma anche di contraddizioni. “Giulia” e “Lacrime di pioggia” hanno portato il concerto su un piano più intimo, con Venditti che ha sottolineato come alcune canzoni resistano al tempo perché non raccontano una singola persona, ma stati d’animo che continuano a ripetersi. Momenti di particolare intensità sono arrivati con “Peppino” e “Giulio Cesare”, introdotti come brani legati alla memoria e agli affetti, ma anche a quella Roma popolare che attraversa tutta la sua produzione. Venditti ha ricordato come “Cuore” sia nato in un momento complicato della sua vita, un disco scritto più per necessità emotiva che per calcolo artistico o commerciale.

Il racconto più atteso è stato quello che ha preceduto “Notte prima degli esami”. Venditti ha spiegato che, prima dell’uscita della canzone, la notte che precede gli esami non aveva un significato particolare e veniva vissuta come una sera qualunque. È stato proprio quel brano, ha raccontato, a darle un’identità precisa. Il successo della canzone, secondo Venditti, è legato al fatto che ogni anno circa 500 mila ragazzi affrontano l’esame di maturità, a cui si aggiungono anche gli studenti delle scuole medie, che finiscono per riconoscersi in quelle parole. Una canzone che si rinnova automaticamente, anno dopo anno. Con “Mai nessun video mai” e “Qui” il concerto ha toccato temi legati all’identità e al rapporto con il tempo. “Non è la cocaina…” è stata introdotta come una riflessione sulla tendenza a cercare sempre un colpevole esterno, mentre “Ci vorrebbe un amico” ha dato modo a Venditti di parlare di amicizia e disillusione, ricordando come il brano sia nato in un momento difficile, con l’amico in questione che era Lucio Dalla che gli è stato molto vicino in quel particolare momento. Tra gli aneddoti più significativi c’è stato quello legato a “L’ottimista”. Venditti ha ricordato che, all’uscita del pezzo (1984), Bobo Craxi – allora segretario dei Giovani Socialisti – scrisse su L’Avanti di un “duro attacco di Venditti al Partito Socialista”. Un episodio che oggi l’artista rievoca con ironia, raccontando come nel tempo sia nata con Craxi una grande amicizia, al punto da considerarlo uno dei suoi migliori amici. Il racconto di “Piero e Cinzia” ha invece restituito uno dei momenti più curiosi e umani della serata. Venditti ha spiegato che Piero e Cinzia sono esistiti davvero e che la canzone nasce da una storia vera. Piero lo conobbe dopo il concerto di Bob Marley del 1980 a San Siro, mentre faceva l’autostop per tornare a Roma. Salito a bordo, Venditti rimase colpito dalla sua vicenda personale. Da quell’incontro nacque il brano, e Venditti ha aggiunto di aver rivisto e risentito Piero anche negli anni successivi, raccontando di come poi sono cambiate le cose tra i due protagonisti della canzone. Nella parte finale della scaletta, con “Stella”, “Di’ una parola” e “Che fantastica storia è la vita”, l’emozione ha raggiunto il suo apice. Sono seguite “Unica”, “Amici mai”, “Alta marea” e “In questo mondo di ladri”, presentata come una canzone che, nonostante il passare degli anni, continua a raccontare l’attualità con sorprendente lucidità. I bis hanno trasformato il Palasport in una celebrazione collettiva. “Ricordati di me” e “Roma capoccia” hanno accompagnato il pubblico verso il finale con “Grazie Roma”, cantata quasi interamente dalla platea. Venditti si è fermato, ha ascoltato e lasciato spazio alla sua città, che si è presa l’ultimo applauso. Il concerto è stato molto più di una tappa di un tour celebrativo: è stato un incontro tra un artista e il suo pubblico, un viaggio attraverso canzoni che continuano a raccontare la vita, senza bisogno di cambiare una sola parola. Venditta replica a Roma, e chiude il tour (in attesa di nuova sorprese per il 2026), martedì 23 dicembre, alle roe 21, sempre al Palazzo dello Sport.