Il 27 dicembre 1935, in una Sulmona ancora lontana dai riflettori della musica nazionale, nasceva una voce destinata a distinguersi per eleganza, misura e intensità emotiva. Novant’anni dopo, il 27 dicembre 2025, il nome di Tony Del Monaco torna a risuonare come quello di un artista che ha attraversato la storia della canzone italiana senza clamori, ma con una classe rara, lasciando un’impronta profonda e duratura.

Come attestano gli atti dell’anagrafe del Comune di Sulmona, Tony Del Monaco venne al mondo in una città che avrebbe sempre portato con sé, anche quando, dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo “Ovidio”, si trasferì a Roma per iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza. Gli studi universitari, però, non giungeranno a compimento: fin dall’adolescenza, la sua vera vocazione era il canto, una passione totalizzante che avrebbe presto orientato in modo definitivo le sue scelte di vita. Siamo sul finire degli anni ‘50, in un momento cruciale per l’industria discografica italiana. A Milano c’era la Ricordi, a Roma la RCA: due etichette destinate a lanciare i più grandi interpreti della scena nazionale e a diffonderne la musica in ogni angolo del mondo. È proprio nella Capitale che Tony Del Monaco cominciò a frequentare i locali musicali, imponendosi rapidamente come cantante raffinato e intensamente espressivo. Il 22 luglio 1960 il Jazz Club di Roma gli attribuì il titolo di migliore voce jazz dell’anno in occasione del Gran Galà, riconoscimento che sancì ufficialmente il suo valore artistico. Negli studi della RCA, Del Monaco ebbe modo di esibirsi davanti alle orchestre dirette da compositori e direttori di assoluto prestigio, tra cui Piero Umiliani ed Ennio Morricone. Con quest’ultimo si instaurò un sodalizio particolarmente fecondo: Morricone compose, diresse e arrangiò per Tony ben quattordici brani, alcuni dei quali anche in stile jazz, contribuendo a definire una parte significativa del suo repertorio. La carriera discografica di Tony Del Monaco si snoda dal 1958, anno dell’esordio con un Ep dedicato al Natale, fino al 1981, quando pubblicò il 45 giri “E poi”. Nel corso di questo lungo percorso artistico, il cantante abruzzese partecipò a quattro edizioni del Festival di Sanremo, dal 1967 al 1970, presentando “È più forte di me”, “La voce del silenzio”, “Un’ora fa” e “Serenata”, eseguiti rispettivamente in coppia con Betty Curtis, Dionne Warwick, Fausto Leali e Claudio Villa. In particolare, “La voce del silenzio” resta una delle interpretazioni più intense e memorabili della storia del Festival.

Numerosi brani di Tony Del Monaco trovarono spazio anche nel cinema, figurando in nove film tra il 1960 e il 1969. Pellicole interpretate da attori del calibro di Peppino De Filippo, Ugo Tognazzi, Mario Carotenuto, Scilla Gabel e Sylva Koscina in “Genitori in blue jeans”, oltre a Catherine Spaak e Lisa Gastoni in “La voglia matta” e “Diciottenni al sole”, contribuirono a rendere la sua voce familiare a un pubblico ancora più vasto. Con oltre 120 canzoni all’attivo, Tony Del Monaco può essere considerato a pieno titolo anche un cantautore. Tra i titoli più significativi si ricordano “Vita mia”, “Se la vita è così”, “L’ultima occasione”, portata al successo anche da Mina e da Tom Jones con il titolo “Once there was a time”, “Cuore di bambola”, “Parla tu cuore mio”, “Con un po’ di volontà”, “L’uomo che vuoi tu”, “Magia”, “Siamo stati innamorati”, “Cronaca di un amore” ed “È diventato amore”. Artista di respiro internazionale, Del Monaco cantò in francese, spagnolo, inglese, tedesco e napoletano e partecipò ai programmi televisivi più popolari della Rai, allora seguitissimi da decine di milioni di telespettatori: “Scala Reale”, “Cantagiro”, “Studio Uno”, “Partitissima”, “Canzonissima” nelle edizioni 1970, 1971 e 1972, “Adesso Musica” e “Un’ora per voi”. Nel 1976 fu tra i protagonisti del “Min-On – Secondo Festival della Canzone Italiana a Tokyo”, insieme a Pino Donaggio, Iva Zanicchi, Paolo Mengoli e Delia, evento dal quale fu tratto un doppio LP live oggi ricercatissimo dai collezionisti di vinile.

La stima nei suoi confronti, come cantante e come uomo, fu unanime. Adriano Aragozzini lo descrisse come “una voce che accarezza, un carattere d’oro e un cuore grande come una casa”. Paolo Limiti, subito dopo l’esecuzione de “La voce del silenzio” a Sanremo 1968, ricordò “un ragazzo di Sulmona di grande simpatia, al di là della sua bellissima voce, gentile e solare”. Massimo Ranieri, che lo considerò un fratello maggiore e che ancora oggi ripropone alcuni suoi brani, ha scritto che Tony Del Monaco fu per lui “un grande esempio di bellezza artistica, di pasta di voce assolutamente da imitare e farne tesoro”. L’artista è venuto a mancare il 27 maggio del 1993 ad Ancona, in seguito a un male incurabile. Dopo alcuni anni di silenzio, il nome dell’artista è iniziato di nuovo a tornare all’attenzione degli appassionati di musica. Nel settembre 2015, grazie alle firme di Giancarlo Colaprete e Fernando Fratarcangeli, è stata pubblicata la biografia “Tony Del Monaco – Un artista in punta di piedi”, opera che ha ottenuto 11 riconoscimenti in concorsi letterari internazionali. Più recentemente, il 27 maggio scorso, il Teatro comunale di Sulmona ha ospitato con grande successo di pubblico lo spettacolo “Lo swing di Tony Del Monaco”, promosso dall’Associazione Culturale “Luce nel mondo” con il supporto dell’associazione COE.SO, un omaggio che ha intrecciato recitazione e musica, riproponendo alcuni suoi brani in chiave swing, pop, funky e jazz. A 90 anni dalla nascita, Tony Del Monaco continua a rappresentare un’idea alta e gentile di canzone italiana: quella di un artista capace di emozionare senza alzare la voce, di farsi ricordare non per l’urlo, ma per la carezza.