Bill Frisell ha annunciato l’uscita, il 27 febbraio, del suo quinto album Blue Note, “In My Dreams“, una “riunione di famiglia” con alcuni degli amici più stretti del celebre chitarrista chiamati a far parte di un sestetto unico, con Jenny Scheinman al violino, Eyvind Kang alla viola, Hank Roberts al violoncello, Thomas Morgan al contrabbasso e Rudy Royston Alla batteria. Sebbene la collaborazione con alcuni di loro risalga a decenni fa, i musicisti non si erano mai esibiti in questa inedita formazione, che intraprende un viaggio nel vasto panorama della musica statunitense, tra jazz e americana, affrontando anche brani originali di Frisell, tra i quali la title track “In My Dreams“, uscita anche in pseudovideo.

Frisell — un ” mite e anticonformista ribelle dall’impatto colossale” (The New Yorker) — ha intrapreso la sua inimitabile carriera musicale da oltre quattro decenni. Il chitarrista compirà 75 anni il 18 marzo e festeggerà il suo compleanno storico con una serie di concerti speciali in varie località degli Stati Uniti. A Frisell piace ricordare un sogno che trasformò il suo modo di pensare alla musica e al suo strumento. Risale a più di trent’anni fa, ma lo ricorda oggi come se si fosse appena svegliato di colpo, pervaso da un misto di paura e stupore. Nel sogno, Frisell si ritrovava in una vertiginosa biblioteca tappezzata da scaffali carichi di antichi volumi rilegati in pelle. Al centro della stanza un tavolo attorno al quale sedevano alcuni personaggi incappucciati come monaci. All’apparenza minacciosi, in realtà si rivelavano presto molto cordiali, dichiarando “Vogliamo mostrarti la vera essenza delle cose. Prima di tutto, come sono i veri colori”. Frisell racconta: “Quindi aprono una piccola scatola e ne estraggono piccoli tasselli. Ne indicano uno e dicono: ‘Ecco come appare realmente il rosso.’ Ed è la cosa più intensa e bella che abbia mai visto. Poi dicono: ‘Sappiamo che sei un musicista, quindi vorremmo che sentissi com’è la vera musica.’ Sembrava che un tubo mi entrasse in fronte e prendesse a muoversi, ed era il suono più incredibile che avessi mai sentito. Nino Rota, Thelonious Monk, Sonny Rollins, Charles Ives, Jimi Hendrix, Hank Williams, Andrés Segovia, Robert Johnson — tutta la musica che adoro, insieme, eppure tutte le parti erano cristalline e perfettamente distinte. E a quel punto mi sono svegliato”. Da allora, Frisell insegue l’ideale di purezza e intensità provato quella sera. E vi si è avvicinato più che mai grazie al gruppo di fidati collaboratori riuniti per In My Dreams. “Ci sono stati momenti, nel corso degli anni,” dice Frisell, “in cui suonavo con questi ragazzi e sembrava di avvicinarmi a quel sogno avuto tanti anni fa, dove tutta quella musica accadeva contemporaneamente”.

In My Dreams può essere visto come un incontro tra due nuclei principali. Il primo è il trio del chitarrista con Morgan e Royston, già ascoltato nell’album Valentine del 2020. Il secondo è la ‘sezione archi’ (chiamiamola così) prediletta da Frisell, con Scheinman, Kang e Roberts, che ha debuttato ben 20 anni fa in Richter 858. Il modo migliore per descrivere la formazione è dire che questi sono alcuni dei musicisti preferiti di Bill Frisell, i quali si sono incontrati sia sul palco che in studio per decenni, sviluppando così una profonda e complice affinità. Frisell conclude “Dopo tutti questi anni, questo gruppo si è rivelato come quello ‘dei miei ragazzi’, mi spiego?”. Questa chimica è evidente nell’intero disvelarsi di In My Dreams, in cui traspare l’approccio elastico della produzione affidata a Lee Townsend ed al veterano tecnico del suono Adam Muñoz. Tutte le tracce principali sono state registrate dal vivo nel 2025, durante concerti a Brooklyn, Denver e New Haven. Per alcuni brani sono state realizzate ulteriori registrazioni (sempre sotto la guida di Muñoz) agli Opus Studios di Berkeley — non semplici ritocchi, ma sezioni e paesaggi sonori completi. Il risultato è una registrazione ibrida complessa, che riesce a fondere con naturalezza la spontaneità della performance dal vivo con la perfezione del dettaglio raggiungibile solo in studio.