Giorgio Ciccarelli – A luci spente (Vrec, 2025)

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Dispiace arrivare con imperdonabile ritardo a riferivi di questo nuovo album di Giorgio Ciccarelli, il quarto se consideriamo anche il raro “Niente demoni e dei” uscito in sole 300 copie nel 2021, che seguiva a “Bandiere” di tre anni prima, realizzato grazie alla raccolta fondi attraverso i sostenitori dell’artista. Il debutto invece è del 2015, quel “Le cose cambiano”, diventato un oggetto da collezione, per la grafica condivisa con tredici artisti che hanno illustrato con altrettante tavole esclusive i brani del disco. Ma tutto questo non è arrivato dal nulla, perché Giorgio è un nome che è fondamenta del rock italiano degli ultimi quattro decenni, sin da quando ha mosso i primi passi con i Colour Moves e i coraggiosi Sundowner, per poi approdare come bassista nei celebrati Carnival Of Fools, fino alla ribalta negli Afterhours, con cui ha condiviso i primi tre lustri del nuovo millennio. Ecco perché non deve sorprendere ascoltare otto brani di fascinosa maturità, che utilizzano un tappeto strumentale basico, con memorie di Slint e June 44 e sa offrire anche impennate di note, tra intersecazioni strumentali della chitarra arpeggiata che duetta con note piene di basso, dentro cui Ciccarelli canta con voce matura, tra la saggezza e la recitazione.

I testi sono opera di Tito Faraci, ex musicista e fanzinaro e da anni affermato professionista nel mondo del fumetto. Le sue parole sposano alla perfezione i chiaroscuri emotivi di Ciccarelli, e non potrebbe essere altrimenti, perché è impossibile cantare con tanta intensità ed emozione brani come la title track, “Peccati”, “Muori e sei vivo” e “Dentro il vuoto”, se non si è totalmente dentro le parole. Pur nel contesto della canzone “Difficile come ogni cosa” (echi dei Massimo Volume) e l’espressione ossessiva di “Nessuno è niente”, dimostrano che c’è spazio anche per la sperimentazione. Tuttavia il brano che mi rapisce sin dal primo ascolto è “Dovunque sia ovunque vada”, dove Giorgio canta con voce rotta, avvolto dagli archi che sprigionano una melodia eterea, puntellata anche da un canto femminile. La conclusiva “Quale nuova bugia?” ha il tocco di una ballata ambient, venata di atmosfere notturne, perfetta chiusura di un album maturo che emana vibrazioni intense, lontanissimo dai puerili giochini melodici della musica italiana, ma che non suona affatto complicato.

NB. Il disco è disponibile in digitale, vinile e cd, edizione che contiene come bonus le otto tracce del citato “Niente demoni e dei” da tempo esaurito. Un motivo in più per non farsi scappare il vecchio e caro dischetto ottico.