Esce venerdì 30 gennaio “Capra”, il nuovo singolo di Antonio Pascuzzo che segna il ritorno discografico di un autore fuori dalle mode e dalle scorciatoie, capace di attraversare il tempo con uno sguardo personale e ostinatamente umano. Il brano anticipa “La tela di Pascouche”, album di inediti in uscita il 20 marzo 2026 per vivodimusica in vinile, CD e digitale, e rappresenta il primo tassello di un lavoro che arriva dopo oltre dieci anni di silenzio discografico e quindici dall’ultimo album di inediti.

“Capra” è una canzone che gioca con la forma leggera della filastrocca per affondare il colpo con precisione chirurgica. Pascuzzo la definisce uno scioglilingua in musica, costruito su incastri fonetici e immagini simboliche che si rincorrono come in un tico-tico obliquo e ironico. La capra, la crepa, la panca e la banca diventano personaggi e luoghi di un’ultima rapina che parla chiaramente al presente, mettendo a nudo le contraddizioni di un sistema in cui le colpe e le conseguenze sembrano distribuite in modo grottescamente diseguale. Versi come “ruba poco e vinci la galera / ruba tanto e guarda che carriera” sintetizzano con lucidità amara il cuore del brano. Il ritornello, impreziosito da un intervento di Alessandro Mannarino, aggiunge una dimensione ulteriore, quasi corale, a una canzone che vive di ritmo, parola e tensione narrativa. L’arrangiamento, curato insieme ad Alessandro Chimienti, accompagna il testo senza addomesticarlo, lasciando che la musica prenda davvero il sopravvento, come sottolinea lo stesso Pascuzzo. La collaborazione tra i due nasce da una frequentazione musicale quotidiana, da ore passate a suonare e a costruire un linguaggio comune, e si sente in ogni dettaglio del brano. “Capra” è anche una dichiarazione d’intenti rispetto all’album che verrà. “La tela di Pascouche” promette di raccontare questi anni difficili non solo come periodo storico, ma come frattura profonda dell’umanità, intesa sia come specie sia come sentimento. Pascuzzo osserva, racconta e restituisce storie senza sconti, mantenendo quella cifra autoriale che lo ha sempre distinto, capace di unire ironia, indignazione e poesia civile. Con questo singolo Antonio Pascuzzo non torna semplicemente sulla scena: riapre un discorso rimasto in sospeso, lo fa con una canzone apparentemente leggera ma densissima di significati, e prepara il terreno a un album che si annuncia come un racconto necessario, lucido e profondamente contemporaneo.