Cosplay dei Sorry: Il senso di sereno dopo la tempesta.

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Tutto nasce una sera a Londra, in un bar quasi deserto, i Sorry si trovano a parlare con Adam Curtis. Il documentarista, noto per le sue teorie sulla memoria e sull’illusione del controllo, osserva che il mondo contemporaneo non fa che recitare sé stesso: ogni gesto, ogni identità, è una forma di Cosplay. L’osservazione resta nella mente di Asha Lorenz e Louis O’Bryen. Mesi dopo, chiusi nel loro studio di North London, diventa la scintilla di un disco che ruota proprio attorno a quel concetto: la ripetizione, l’imitazione, la confusione tra ciò che si è e ciò che si rappresenta.

Tardo a recensire un disco, a mio avviso, uno dei migliori del 2025 editi da Domino Records.

Non sottovalutate le mie parole, questo è un lavoro multistrato, prodotto in modo sublime, sfacciatamente seducente e che può essere apprezzato solo con ripetuti ascolti ovunque vi troviate.
”Cosplay” non è un luogo sicuro, mostra tutte le facce del dolore: per l’infatuazione ossessiva del prima e la nauseante atrofia del dopo. Nel suo cinismo inflessibile e nella sua croccante intensità sonora, risiede il genio, dove qualsiasi generazione può trovarsi a suo agio.
Non è l’abito che fa il monaco; quando vidi la copertina del vinile per la prima volta ero spaesato, non li conoscevo per i loro precedenti due lavori e in modo del tutto ingenuo pensai all’ennesima band colma di loop station, voci impostate, mono accordo e decisamente ingenua per quel lettering, sbattuto in faccia che per assonanza e ad un primo colpo d’occhio, la mia vicina di casa potrebbe pensare all’ennesima nuova uscita dei Coldplay, inneggiante alla vita.

Non abbiamo altra scelta che nuotare controcorrente.

La magia nasce anche da questo, non avere un ritmo o una collocazione di genere è decisivo, la sequenza iniziale scivola dalla trascendentale “Echoes” alla vertiginosa e orecchiabile “Jetplane”, fino all’infuocata “Love Posture”. Prima che ce ne rendiamo conto, siamo precipitati inconsapevolmente nel mondo dell’amore e di altre bugie. ”Antelope” è un pugno allo stomaco, una ballad sull’incomunicabilità in amore che si sgretola in un crescendo dalla testa fino al cuore.

Life in this body
Doesn’t feel so
If you say so
Like you always say
It’s catching on another flame
Life in this body
Life in this body

Oltre la Musica

Il progetto visivo, curato da Lorenz insieme alla regista Flo Webb sotto lo pseudonimo Flasha, estende il discorso dei Sorry oltre la musica. Nei video, luoghi e scorci quotidiani vengono ribaltati in immagini in cui scorre l’inquietudine. Il risultato è un mondo coerente e disturbante, dove l’ironia diventa ansiogena e la messa in scena si trasforma in una forma di verità.

Questo è un disco informe: a tratti confonde, a tratti affascina. Ma è proprio questa incoerenza a renderlo memorabile. “Cosplay” fotografa la sensazione di vivere in un’epoca in cui l’identità è una performance continua, dove anche la sincerità ha bisogno di un costume. I Sorry sono un ritratto lucido del disorientamento di questo tempo: la musica come specchio incrinato di un mondo che imita sé stesso per sentirsi reale.