Renato D’Amico: tra nostalgia e futuro, la verità di una canzone semplice

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La sua musica profuma di mare e di vinili consumati, di melodie che sembrano arrivare da un’altra epoca ma parlano chiaramente al presente. Renato D’Amico costruisce canzoni in equilibrio tra nostalgia e futuro, dove il calore mediterraneo incontra l’italo disco, la leggerezza pop si intreccia alla profondità della scrittura d’autore e ogni dettaglio racconta una storia generazionale. In radio e in digitale c’è “Bacio piccolino”, un brano dal respiro retrò e dall’energia luminosa, che attraversa le turbolenze di un amore giovane trasformandole in un percorso di crescita e consapevolezza. Oggi lo incontriamo per entrare nel suo universo sonoro, parlare di questa nuova uscita e del cammino artistico che sta ridefinendo la sua identità musicale.

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foto di Damaride Arzà

Hai partecipato a Sanremo Giovani 2025 con “Bacio piccolino”: che esperienza è stata per te, al di là del risultato finale, e cosa ti porti a casa da questo passaggio?
È stata un’esperienza formativa. Per me era tutto nuovo, non avevo mai cantato su base e con le telecamere puntate addosso. Dico la verità essere arrivato lì è stata già una piccola, grande vittoria personale. Porto a casa un’emozione molto composta, ma bellissima.
“Bacio piccolino” nasce due anni fa come una scintilla che ha ridefinito il tuo progetto artistico: oggi, dopo Sanremo, senti che quella canzone ha trovato una nuova vita o un nuovo significato?
Bacio Piccolino non è stato solo un brano, è stato uno spartiacque. Spesso cerchiamo risposte complicate, poi arriva una canzone così semplice e ti accorgi che è proprio lì che risiede la tua verità. Oggi la considero tutt’ora la scintilla che ha dato un senso nuovo a tutto il progetto. Mi ha costretto a guardarmi dentro e ha cambiato il modo di percepire la mia musica, mi ha dato il coraggio di essere essenziale.
Nel brano racconti un amore che diventa occasione di crescita interiore, anche grazie al riferimento alla filosofia di Gurdjieff: quanto è importante per te che una canzone leggera abbia anche una profondità nascosta?
Per me è fondamentale. Non ho mai creduto che la parola ‘leggera’, accostata alla musica, debba essere sinonimo di superficialità. Credo invece che la canzone sia un veicolo straordinario: può arrivare a tutti con una melodia immediata, ma poi, a chi sa ascoltare con attenzione, deve poter offrire un secondo, un terzo livello di lettura.

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La tua musica mescola ironia, immaginario retrò e calore mediterraneo: pensi che Sanremo Giovani abbia aiutato il pubblico a cogliere meglio questa tua identità artistica?
L’impatto con il pubblico di Sanremo ha permesso di mostrare che questa mescolanza non è un travestimento, ma la mia identità naturale. L’ironia non serve a ridicolizzare, ma a rendere digeribili verità profonde.
Dopo Sanremo e le ultime uscite, come “Per non farti del male”, che direzione senti di voler esplorare: continuità con il tuo mondo attuale o nuovi territori da sperimentare?
Ho già un nuovo disco in cantiere e sento che la direzione è molto chiara. Non mi interessa tradire il mondo che ho costruito finora, perché sento che ha ancora molto da dire, quindi direi che c’è un’importante continuità. Tuttavia, mi piace muovermi all’interno di questo territorio esplorando sfumature diverse, forse più audaci.