Pedrini, Guglielmino e Manfredini: la nuova vita di Viaggio senza vento

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A distanza di oltre trent’anni dalla pubblicazione di uno degli album più significativi del rock italiano, Omar Pedrini ha riacceso il fuoco creativo e affettivo che ha reso “Viaggio senza vento” dei Timoria un’opera generazionale, restituendole nuova vita e una nuova forma. Un ritorno che non indulge nella nostalgia, ma sceglie la rilettura, la stratificazione e il dialogo tra linguaggi, dimostrando come quell’opera continui a parlare al presente con sorprendente lucidità.

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da sinistra: Omar Pedrini, Andrea Manfredini e Andrea Guglielmino

Timoria – Viaggio Senza Vento Live in Lucca”, pubblicato lo scorso ottobre da Universal, nasce dalla registrazione di uno spettacolo unico andato in scena durante Lucca Comics & Games nel 2024, trasformando un concerto in una vera e propria celebrazione collettiva. Sul palco, accanto a Pedrini e alla sua band, si sono alternati alcuni tra i nomi più rilevanti della scena musicale italiana, dando vita a una rilettura corale e vibrante dell’album originale. Non una semplice riproposizione dal vivo, ma una rivisitazione sentita, capace di valorizzare l’eredità emotiva di quei brani attraverso nuove voci, nuove sfumature e un’energia condivisa. Il progetto, però, non si esaurisce nella dimensione musicale. Accanto al disco prende forma un’operazione editoriale che intreccia due mondi da sempre centrali nell’immaginario di Pedrini: il rock e il fumetto. L’edizione speciale dell’album è infatti accompagnata dal graphic novel “Viaggio senza vento”, disegnato da Andrea Manfredini e sceneggiato da Andrea Guglielmino insieme allo stesso Pedrini. La storia di Joe, protagonista simbolico del concept album del 1993, trova così una nuova incarnazione narrativa nella nona arte, ampliando l’universo dell’opera e rafforzando il legame con il contesto culturale che l’ha accolta e celebrata. Musica e immagini si rispecchiano e si completano, dando vita a un’esperienza immersiva che funziona come ponte tra generazioni: da un lato chi ha vissuto “Viaggio senza vento” come colonna sonora della propria giovinezza, dall’altro chi lo scopre oggi attraverso forme espressive diverse ma complementari. In questa intervista Omar Pedrini, Andrea Guglielmino e Andrea Manfredini raccontano la genesi, le scelte creative e il senso profondo di un progetto che dimostra come certe opere non appartengano a un’epoca, ma continuino a trasformarsi insieme a chi le attraversa. Un viaggio che non si è mai davvero fermato, e che continua a muoversi anche quando il vento sembra mancare.

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Omar Pedrini sul palco di Lucca Comics & Games nel 2024

“Viaggio senza vento” nasce come album (il più importante della discografia dei Timoria) e ora è diventato anche un fumetto: qual è stato il primo momento in cui avete capito che questa storia poteva vivere davvero nella nona arte?
Omar Pedrini: Andrea Manfredini mi ha detto una parola magica: spin off. C’erano il disco, lo spettacolo teatrale, un libro illustrato… mancava un fumetto vero e proprio. La prima felicità di un artista è vedere che il suo disco piace alla gente. La seconda è vederlo resistere nel tempo. Quasi 50mila ragazzi hanno comprato “Viaggio senza vento” con la loro mancetta in un’epoca in cui i dischi si acquistavano fisicamente. Poi nel corso di questi vent’anni sono diventati tra i 100 e i 200mila. Sotto Covid, nel genovese, quindici band hanno registrato uno o due brani a testa tributando tutto l’album. Per morire felice mi piacerebbe ora che arrivassero un film o un musical.
Andrea Guglielmino: Se devo essere sincero, credo di aver sempre pensato che la storia si adattasse a un fumetto. Ma non avrei mai immaginato che mi avrebbero chiamato per scriverlo. Se ci penso oggi mi pare una cosa pazzesca. Perfino per scrivere Dylan Dog o Batman ci sono diverse posizioni disponibili. Poche e difficili da raggiungere, ma possono farlo diversi autori. Per il fumetto di “Viaggio senza vento”, un album che ho letteralmente consumato da ragazzo, c’era un solo posto disponibile al mondo, ed era destinato a me. A tirarmi dentro è stato il disegnatore Andrea Manfredini, che aveva già realizzato con Omar un libro illustrato. Ricordo ancora la sua domanda: “Vorresti scrivere una sceneggiatura per me e Omar Pedrini?”. Mi è sobbalzato il cuore. Quel disco aveva un posto speciale nel mio cuore. Non ho dovuto studiare molto, lo sapevo già a memoria. Dentro di me avevo già deciso che lo avrei fatto anche gratis. Per Omar e i Timoria questo e altro.
Andrea Manfredini: Avevo appena iniziato a frequentare la Scuola del Fumetto quando l’insegnante di sceneggiatura ci invitò a fare il primo esercizio di stesura di una storia. Mi venne naturale iniziare a buttare giù uno storyboard basandomi su “Viaggio senza vento”, che ascoltavo a rotazione continua. Poi, dopo una data del tour celebrativo per i venticinque anni dell’album, capii che era il momento di riaprire il cassetto delle cose da fare. Scrissi a Omar sui social proponendogli un fumetto. Il Covid rallentò tutto, ma più tardi collaborammo a un libro illustrato e lì capii che era il momento giusto. Mancava uno sceneggiatore e pensai ad Andrea Guglielmino. La sua risposta alla proposta ormai è storia: “Ma me sta’ a pijà per culo?”. E così “Viaggio senza vento” è diventato un fumetto.

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Joe è un personaggio simbolo di una generazione: quanto di personale avete messo ciascuno di voi in questo protagonista e quanto invece avete cercato di renderlo universale?
Omar Pedrini: C’è tutto di me in Joe. Quando mi sono ritirato in un ashram indù non pensavo di farne un disco, pensavo a salvarmi la pelle. Quella fu la mia rinascita. Eravamo considerati perdenti, una parola terribile. Facevamo rock in italiano, vivevamo in una società che non lasciava spazio a chi era diverso. Joe nasce da lì. Molti ragazzi si sono identificati, trainati dal singolo “Senza vento”. Ce la giocavamo tutta, se fosse andata male la Universal ci avrebbe salutati. Invece arrivò a vendere cinquemila copie al giorno. Così ci siamo salvati.
Andrea Guglielmino: Ovviamente il creatore della storia è Omar, Joe passa da lui. Ma anch’io, nella mia cameretta di adolescente, sono stato Joe mille volte. Dovevo solo tirarlo fuori dal mio passato. Il timore reverenziale verso l’opera è durato poco grazie a Omar, che mi ha lasciato carta bianca. Ho capito che potevo scrivere il mio “Viaggio senza vento”, raccontando le emozioni che avevo provato da ascoltatore. Dopotutto, quanto potevano essere diverse da quelle di tutti gli altri fan?
Andrea Manfredini: Graficamente, per me Joe è sempre stato Omar, quello tra “Ritmo e dolore” e “Storie per vivere”. Mi sono ispirato a una foto del retro copertina di quell’album. Era l’immagine che avevamo tutti negli occhi. La vera sfida è stata lavorare sulla sua evoluzione, da naufrago a esploratore, fino al colpo di scena finale. Lì ho attinto anche al mio background fumettistico, in particolare a “O.M.A.C.” di Jack Kirby, un eroe potentissimo ma profondamente umano.

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Omar Pedrini e Andrea Guglielmino (foto di Emanuele Santoro)

La musica è il cuore del progetto: come avete lavorato per tradurre emozioni, ritmo e atmosfera delle canzoni in immagini e narrazione visiva?
Omar Pedrini: Ho deciso di dare carta bianca agli autori. Volevo vedere come ascoltatori di spessore come Guglielmino e Manfredini avrebbero tradotto la mia esperienza. Quando ho visto il fumetto finito mi ha sorpreso, soprattutto per il finale che apre a “2020” e per la città di Eva, che io immaginavo più calviniana, mentre qui diventa qualcosa di molto cinematografico.
Andrea Guglielmino: La difficoltà era costruire una narrazione compatibile con il fumetto senza perdere l’atmosfera onirica del disco. “Viaggio senza vento” non è la storia di uno sfigato che diventa un guerriero, ma di qualcuno che scopre di esserlo sempre stato. Ho lavorato su questo concetto, mantenendo il simbolismo e inserendo un colpo di scena finale che affonda le radici nella discografia dei Timoria. Il mio obiettivo era che anche un lettore occasionale potesse comprendere la storia e magari scoprire il disco dopo aver letto il fumetto.
Andrea Manfredini: Andrea ha decostruito l’album e lo ha riassemblato in una forma narrativa che io non sarei mai riuscito a scrivere. Io immaginavo un viaggio fisico, lui un viaggio interiore, come lo definisce Omar, un viaggio dell’Entronauta. Da lì, tradurre le emozioni in immagini è stato naturale.
Il fumetto richiama volutamente un’estetica anni ’90: quanto è stata una scelta nostalgica e quanto invece un’esigenza narrativa?
Omar Pedrini: Dylan Dog negli anni Novanta fu un fenomeno generazionale. Ricordo ancora quando scoprii che in un albo, “I demoni”, c’era un poster dei Timoria. Capì allora la potenza del fumetto come mezzo. Poi Lucca Comics mi ha aperto un mondo. Siamo dentro un trend e ne sono felice.
Andrea Guglielmino: È stato naturale affidarsi allo stile di Andrea Manfredini, che richiama sì gli anni Novanta, ma anche una scuola più antica, penso a Steve Ditko. Abbiamo difeso questa scelta anche di fronte ai rifiuti di alcuni editori che volevano uno stile più moderno. Alla fine abbiamo capito che nessun compromesso avrebbe funzionato per questo progetto.
Andrea Manfredini: Non ho scelto un’estetica anni Novanta, semplicemente siamo figli di quegli anni. Le mie influenze vengono soprattutto dal fumetto americano tra i Sessanta e gli Ottanta. Durante la lavorazione il mio stile è cresciuto e ho rimesso mano anche alle prime tavole, perché il fumetto cresceva con me.

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Omar Pedrini e la sua band sul palco di Lucca Comics & Games nel 2024

A distanza di oltre trent’anni, i temi di “Viaggio senza vento” sono ancora attuali: cosa può dire oggi Joe alle nuove generazioni?
Omar Pedrini: “Viaggio senza vento” è un racconto di formazione classico, come “Siddhartha” di Hesse. Finché ci saranno adolescenti in crisi ci sarà sempre spazio per un disco come questo. Il rock non può morire, cambia forma, ma resta.
Andrea Guglielmino: La generazione senza vento esiste ancora. Oggi ci sono più strumenti e più velocità, ma anche lo stesso bisogno di viaggiare, respirare e scoprirsi. Joe parla ancora a chi sente che tutto questo non basta.
Andrea Manfredini: Come dice Omar, finché ci sarà un ventenne in crisi il viaggio di Joe sarà attuale. I ragazzi di oggi vivono drammi diversi, ma cercano sé stessi allo stesso modo. E non è un caso che ai concerti ci siano sempre più giovani.
Dopo aver unito musica, concerto dal vivo e fumetto in un unico progetto: sentite che questo viaggio si è concluso o c’è ancora vento per nuove tappe creative?
Omar Pedrini: Il viaggio continua già in “El Topo Grand Hotel”, che per me è il sequel di “Viaggio senza vento”. Forse non tutti lo hanno capito, ma era un passaggio necessario. Le storie, quando sono vere, non finiscono mai davvero.
Andrea Guglielmino: Se Omar mi chiama io sono sempre pronto. Le prime copie disco più fumetto sono andate esaurite subito ed è bellissimo incontrare il pubblico che ne ha bisogno. Ci sono idee, ma è presto per parlarne.
Andrea Manfredini: Sono convinto che il dialogo tra musica e fumetto sia solo all’inizio. C’è tantissimo materiale nella discografia dei Timoria e di Omar solista. Se ci sarà ancora vento, io non mi tirerò indietro.