Una serata storica, non solo per la musica ma anche per il forte peso simbolico dei messaggi lanciati dal palco. La 68ª edizione dei Grammy Awards ha consacrato nuovi primati artistici e trasformato la cerimonia in un potente spazio di presa di posizione politica, in particolare sul tema dell’immigrazione. A brillare su tutti è stata Billie Eilish, che si è aggiudicata il premio per la Canzone dell’Anno con “Wildflower”, uno dei momenti più intensi della notte.

Il trionfo più clamoroso è stato però quello di Bad Bunny, che ha vinto l’Album dell’Anno con “DeBÍ TiRAR MáS FOToS”, diventando il primo artista a conquistare il premio più ambito con un progetto interamente in lingua spagnola. “Porto Rico è molto più grande di 100 per 35”, ha dichiarato l’artista, rivendicando con orgoglio le proprie radici e l’identità culturale dell’isola. Altro protagonista assoluto della serata è stato Kendrick Lamar, che con cinque statuette ha raggiunto quota 27 Grammy in carriera, superando Jay-Z e Kanye West e diventando l’artista hip hop più premiato di sempre. Per lui i riconoscimenti per Registrazione dell’Anno con “Luther” insieme a SZA, Miglior Album Rap con “GNX” e diversi altri premi nelle categorie rap. Sul fronte pop, Lady Gaga ha portato a casa quattro Grammy, tra cui quello per il Miglior Album Pop Vocale con “MAYHEM” e per la Miglior Registrazione Dance-Pop con “Abracadabra”. Il premio per il Miglior Nuovo Artista è andato alla cantautrice britannica Olivia Dean, mentre la serata ha segnato anche un momento storico per il K-Pop grazie alla vittoria di “Golden”, brano della colonna sonora di Demon Hunters, primo successo ai Grammy per un gruppo del genere. Oltre alla musica, la cerimonia è stata fortemente caratterizzata da interventi politici sull’immigrazione. Ricevendo il premio per il Miglior Album di Música Urbana, Bad Bunny ha lanciato un duro messaggio contro l’ICE: “Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni, ma esseri umani e americani”. E ha aggiunto: “Prima di dire grazie a Dio, dirò ‘Ice out’”. Ai Cure la miglior performance alternative per l’album “Alone”.

Un appello raccolto da molti colleghi. Billie Eilish, salendo sul palco con il fratello Finneas, ha affermato: “Nessuno è illegale su terra rubata. È difficile sapere cosa dire e cosa fare in questo momento, ma dobbiamo continuare a combattere, a parlare e a protestare. Le nostre voci contano”. Sulla stessa linea Olivia Dean, che ha ricordato le proprie origini familiari: “Sono qui come nipote di un immigrato. Sono il prodotto del coraggio, e penso che queste persone meritino di essere celebrate”. Tra le sorprese della notte, anche il Dalai Lama, che a 90 anni ha vinto il suo primo Grammy nella categoria Miglior audiolibro, narrazione e storytelling per “Meditations: The Reflections of His Holiness the Dalai Lama”. “Ricevo questo riconoscimento con gratitudine e umiltà”, ha dichiarato, sottolineando il valore universale di pace, compassione e responsabilità condivisa. La 68ª edizione dei Grammy Awards si chiude così come una delle più significative degli ultimi anni: una celebrazione della musica globale, capace di superare barriere linguistiche e culturali, ma anche una serata in cui gli artisti hanno scelto di usare il palco per dare voce a temi sociali e politici di stringente attualità.