U2 – Days of Ash, il canto della sfida nel Mercoledì delle Ceneri

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Nel Mercoledì delle Ceneri, il giorno che nella tradizione cristiana segna l’inizio della Quaresima e invita alla riflessione dopo l’eccesso del Carnevale, gli U2 pubblicano “U2 – Days of Ash”, un EP che arriva come un gesto urgente, quasi necessario. Prima dell’uscita del nuovo album prevista per la fine del 2026, questo lavoro parallelo raccoglie cinque canzoni e una poesia – “American Obituary”, “The Tears Of Things”, “Song Of The Future”, “Wildpeace”, “One Life At A Time” e “Yours Eternally” – nate come risposta immediata agli eventi globali e dedicate a chi, in prima linea, lotta per la libertà.

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Photo Credit: Anton Corbijn

Bono Vox racconta che ritrovarsi tutti e quattro in studio nell’ultimo anno è stato emozionante e che questi brani non potevano aspettare. Sono canzoni di sfida, di sgomento e di lamento, profondamente diverse per atmosfera rispetto a quelle che troveremo nel prossimo disco. C’è l’idea che, in tempi folli e esasperanti, non si possa restare neutrali. “Se hai la possibilità di sperare, è un dovere farlo”, cita Bono riprendendo una frase della politologa Lea Ypi, quasi a indicare che la speranza non è un lusso ma una responsabilità. Anche Larry Mullen Jr. sottolinea come la band non abbia mai esitato a prendere posizione fin dagli esordi, quando collaborava con Amnesty International e Greenpeace. Esporsi può generare contraccolpi, ma fa parte dell’identità del gruppo. Adam Clayton parla di canzoni che arrivano al momento giusto, mentre The Edge ribadisce una visione del mondo in cui i confini non vengono cancellati con la forza e la dignità di un popolo non è negoziabile. Il cuore dell’EP batte forte già in “American Obituary”, che rievoca quanto accaduto a Minneapolis il 7 gennaio 2026, quando Renée Nicole Macklin Good è stata uccisa mentre protestava pacificamente. La canzone si muove tra cronaca e requiem civile, denunciando la distorsione del linguaggio che trasforma una madre in “terrorista interna” e interroga la coscienza collettiva su verità e responsabilità. “The Tears Of Things” prende il titolo da un libro del frate francescano Richard Rohr e immagina un dialogo impossibile tra il David di Michelangelo e il suo creatore. Nella Galleria dell’Accademia, dove la statua continua a stupire i visitatori con le sue pupille a forma di cuore, la figura biblica rifiuta l’idea di diventare Golia per sconfiggerlo. È una riflessione poetica sulla tentazione di combattere la violenza con altra violenza, e sulla possibilità di restare umani anche nello scontro. “Song Of The Future” rende omaggio a Sarina Esmailzadeh, sedicenne iraniana uccisa durante le proteste del movimento Woman, Life, Freedom, scatenate dalla morte di Jina Mahsa Amini a Teheran. Gli U2 cercano di catturare lo spirito libero di una ragazza diventata simbolo di una generazione che chiede diritti e dignità, trasformando la sua storia in un inno alla promessa e alla speranza.

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Con “Wildpeace”, la band accompagna la lettura della poesia di Yehuda Amichai affidata ad Adeola delle Les Amazones d’Afrique, su musica degli U2 e del produttore Jacknife Lee. La parola poetica diventa respiro collettivo, un invito a una pace imperfetta ma possibile. “One Life At A Time” nasce dalla vicenda di Awdah Hathaleen, attivista palestinese ucciso nel 2025 in Cisgiordania. La sua storia era legata anche al documentario premio Oscar No Other Land. L’espressione “una vita alla volta”, pronunciata al suo funerale per descrivere una cancellazione lenta e sistematica, viene rovesciata dagli U2 in una prospettiva di ricostruzione: la pace si costruisce una vita alla volta, con pazienza e coraggio. In “Yours Eternally” Bono e The Edge condividono la voce con Ed Sheeran e con il musicista ucraino diventato soldato Taras Topolia. L’amicizia nata a Kiev, quando Bono e The Edge si esibirono in una stazione della metropolitana su invito del presidente Volodymyr Zelensky, trova qui una forma compiuta: una lettera dal fronte che conserva uno spirito audace e vitale. Il brano sarà accompagnato da un breve documentario diretto dal regista ucraino Ilya Mikhaylus, in uscita nel quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, con immagini girate accanto ai soldati del Corpo d’Armata Khartiya. Ad accompagnare l’EP torna anche Propaganda, storica rivista per i fan nata nel 1986, ora riproposta in edizione digitale e in tiratura limitata cartacea con il titolo “U2 – Days Of Ash: Six Postcards From The Present… Wish We Weren’t Here”. Un modo per recuperare lo spirito delle fanzine punk, fatto di dialogo diretto, idee e confronto. “Days of Ash” è un lavoro che non cerca consolazioni facili. È un disco che guarda in faccia la cenere dei nostri giorni e sceglie di trasformarla in parola e suono. In attesa di canzoni di festa, gli U2 ricordano che prima bisogna attraversare il lutto, nominare le ferite e opporsi a ciò che normalizza l’ingiustizia. Solo così, sembrano dirci, si può tornare ad avere fiducia nel futuro e gli uni negli altri.