Un ritratto nitido e sincero della condizione dei ventenni di oggi: così si presenta Cerotti, il disco d’esordio di Lupo, disponibile in digitale per Sins Records/Imusician. A due anni dall’EP “Scarabocchi“, Lupo De Matteo, classe 2001, torna con un progetto che segna un’evoluzione evidente, sia sul piano musicale sia su quello personale, confermando la sua capacità di parlare alla propria generazione con un linguaggio diretto e autentico.

Cerotti nasce da un’immagine semplice: una scatoletta di cerotti come metafora di una cura imperfetta. Non guarigioni definitive, ma piccoli rimedi emotivi applicati a ferite quotidiane, insicurezze, lividi interiori e ansie generazionali. Ogni brano funziona come un palliativo diverso, pensato per coprire ciò che brucia senza mai sparire del tutto. Realizzato con il sostegno del MiC e della Società Italiana degli Autori ed Editori nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, l’album mette al centro una fragilità condivisa, raccontata senza retorica e con uno sguardo lucido, a tratti ironico, a tratti disilluso. Dal punto di vista sonoro è un pop stratificato e dinamico, che alterna batterie serrate e synth pulsanti a momenti più eterei. Pop rock anni Duemila, urban, indie ed elettronica convivono in un equilibrio fluido, con richiami che vanno da Machine Gun Kelly e Avril Lavigne fino ai Gorillaz, ma anche alla scena italiana contemporanea, senza mai trasformarsi in semplici citazioni. Ogni suono è scelto per aderire al tema raccontato, come un cerotto adatto a una ferita specifica. Nei testi Lupo affronta l’inadeguatezza, il confronto costante con gli altri, l’autosabotaggio, la noia e il rapporto ambiguo con la tecnologia. Brani come 23 e 20 mettono a fuoco quel momento sospeso in cui non si è più adolescenti ma non ci si sente ancora adulti, mentre noia fotografa una quotidianità anestetizzata dal comfort e dalla procrastinazione. Cicatrici, il singolo che ha anticipato l’album, riflette sull’importanza del contatto e sull’idea che la paura di soffrire non debba trasformarsi in isolamento, e supersonico chiude il disco come una fuga onirica, un movimento libero anche senza coordinate precise. Con questo debutto Lupo si afferma come una voce ribelle e sensibile della nuova scena italiana, capace di raccontare una generazione imperfetta senza offrire soluzioni facili, ma aprendo spazi di riconoscimento. Cerotti non promette di guarire, ma invita ad accettare le proprie cicatrici e a continuare a camminare, anche quando la direzione non è del tutto chiara.