La vigilia della prima serata del Festival di Sanremo 2026 si accende tra annunci, battute e qualche stoccata, nella tradizionale conferenza stampa all’Ariston. Carlo Conti scioglie subito uno dei nodi più attesi, leggendo l’ordine di uscita dei cantanti che questa sera saliranno sul palco.

Aprirà Ditonellapiaga, seguita da Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Dargen D’Amico, Arisa, Luchè, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Patty Pravo, Samurai Jay, Raf, J-Ax, Fulminacci, Levante, Fedez & Masini, Ermal Meta, Serena Brancale, Nayt, Malika Ayane, Eddie Brock, Sal Da Vinci, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro, Bambole di Pezza, Chiello, Maria Antonietta & Colombre, Leo Gassmann, Francesco Renga e dalla coppia formata da LDA & Aka 7even. È una scaletta lunga e variegata, che conferma la linea del direttore artistico: mescolare generazioni e mondi diversi, dalla canzone d’autore al pop, dall’urban alle icone storiche della musica italiana. Conti rivendica un Festival “democratico”, capace di tenere insieme sensibilità differenti senza trasformarsi in un’arena ideologica. Proprio sul tema dell’impegno arriva una delle risposte più nette della giornata. “Non credo in un festival di proclami”, spiega Conti, sottolineando come preferisca piccole riflessioni capaci di far pensare piuttosto che lunghi sermoni dal palco. E alla domanda se a Sanremo stia vincendo il disimpegno, replica evocando la testimonianza di una donna di 105 anni sulla nascita della Repubblica, memoria viva della Liberazione. Un modo per ribadire che la riflessione può passare anche da gesti e presenze simboliche, senza trasformare lo show in un comizio. Altro passaggio delicato è quello legato a Morgan, coinvolto in un procedimento giudiziario e inizialmente previsto in un duetto con Chiello. “Finché non c’è una sentenza definitiva io non sono il giudice”, chiarisce Conti. La sua è, insiste, una scelta artistica: se un brano è musicalmente valido, non spetta al direttore artistico esprimere valutazioni di altra natura. “Non è lavarsi le mani”, precisa, ma delimitare il proprio ruolo.

Tra le domande più curiose, inevitabile quella su un possibile ritorno di Adriano Celentano. A rispondere per primo è Williams Di Liberatore, direttore Intrattenimento Prime Time Rai, che conferma contatti ma precisa che non si parla del Festival in sé: eventuali collaborazioni dovranno nascere da un progetto condiviso. Poi Conti stempera con l’ironia: “Ve lo immaginate con le pause di Celentano che ritardo ci fa fare? Veloce, veloce Adriano”. E subito dopo aggiunge un ringraziamento sentito al Molleggiato, che avrebbe apprezzato il fatto che al Quirinale sia stata cantata Azzurro. “Lo ringrazio dal cuore e abbraccio il grande Adriano e anche Claudia”, dice, chiudendo tra sorrisi e applausi. Sul fronte ospiti, la prima serata si preannuncia ricca di suggestioni. Attesissima la presenza di Can Yaman, protagonista del remake Rai di “Sandokan”, che sarà sul palco insieme a Kabir Bedi, storico interprete del personaggio nella serie del 1976. Proprio Bedi aveva alimentato il mistero sui social parlando di una “missione segreta” tra Francia e Italia, scatenando le ipotesi dei fan che avevano già intuito la destinazione sanremese. Il loro incontro, un ideale passaggio di testimone tra due generazioni televisive, è tra i momenti più attesi. Yaman, in conferenza, si racconta anche attraverso la musica. Indica in Laura Pausini il suo modello artistico: ammira la capacità di cantare in più lingue e di collaborare con artisti internazionali. “Se fossi stato un cantante avrei voluto essere come lei”, confessa, spiegando di conoscere e ascoltare le sue canzoni anche in inglese e in spagnolo. Tra i brani italiani che ama cita Piccolo grande amore di Claudio Baglioni, ma si sottrae con un sorriso alla richiesta di intonarne un pezzo: “Non voglio fare figuracce”. La sensazione, alla vigilia, è quella di un Festival che punta su ritmo e leggerezza senza rinunciare a qualche spunto di riflessione. Conti scherza sulle “pause” di Celentano ma difende con fermezza le sue scelte; rivendica l’autonomia artistica ma richiama la memoria storica; prepara una scaletta fiume e promette fluidità. L’Ariston è pronto ad accendere le luci: da questa sera parlerà la musica, con le sue sfumature, le sue polemiche e le sue sorprese. Appuntamento in prima serata su Rai 1, RaiPlay, Rai Italia e Radio 2 Rai.