A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, gli U2 scelgono di non restare in silenzio. “Yours Eternally”, accompagnata da un cortometraggio diretto dal regista ucraino Ilya Mikhaylus e prodotto da Pyotr Verzilov, è il volto visivo di un progetto più ampio: l’EP Days of Ash, pubblicato la scorsa settimana e concepito come risposta immediata a un presente segnato da conflitti, repressioni e diritti calpestati.

Il corto, disponibile dal 24 febbraio – anniversario dell’inizio dell’invasione – è stato girato nel dicembre 2025 accanto ai 40.000 soldati del Corpo “Khartiya” nella regione di Kharkiv. In quattro minuti e mezzo, la macchina da presa segue la vita quotidiana di Alina e dei suoi commilitoni, restituendo un racconto sobrio e umano della resistenza. Ma se le immagini colpiscono per intensità e misura, è il disco a contenere il cuore politico ed emotivo dell’operazione. Days of Ash nasce come progetto collaterale in attesa del nuovo album previsto per la fine del 2026, ma nelle parole della band è un lavoro che “non poteva aspettare”. Sei tracce – cinque canzoni e una poesia – che si muovono tra lutto e sfida, tra denuncia e ostinata speranza. Il titolo evoca un tempo di ceneri, di distruzione e perdita, ma anche un momento di passaggio, di possibile rinascita. Non c’è trionfalismo in queste canzoni: c’è piuttosto la consapevolezza che il silenzio, oggi, sarebbe complicità. “American Obituary” prende spunto dall’uccisione di Renée Nicole Macklin Good a Minneapolis e diventa un atto d’accusa contro la manipolazione del linguaggio e la fragilità dei diritti civili. È un brano teso, asciutto, che trasforma un fatto di cronaca in una riflessione più ampia sulla democrazia e sulla responsabilità collettiva. “The Tears Of Things”, ispirata al libro del frate Richard Rohr, immagina un dialogo tra il David di Michelangelo e il suo creatore: il giovane eroe rifiuta di diventare Golia per sconfiggerlo, in una potente allegoria sulla tentazione di assumere le sembianze del nemico pur di vincere. È una delle tracce più simboliche del disco, dove spiritualità e politica si intrecciano senza retorica. “Song Of The Future” rende omaggio a Sarina Esmailzadeh, una delle giovani vittime delle proteste iraniane nate dopo la morte di Jina Mahsa Amini. La canzone restituisce voce a un’adolescenza spezzata e trasforma la memoria in atto musicale, sottolineando come la speranza possa sopravvivere anche nei contesti più oppressivi.

In “Wildpeace” gli U2 musicano la poesia di Yehuda Amichai, affidandone la lettura ad Adeola delle Les Amazones d’Afrique insieme alla produzione di Jacknife Lee. È un momento sospeso, quasi liturgico, che amplia il respiro dell’EP oltre la cronaca, ricordando che la pace non è solo un obiettivo politico ma una tensione interiore. “One Life At A Time” nasce dall’uccisione dell’attivista palestinese Awdah Hathaleen e ribalta l’idea di una cancellazione “una vita alla volta” in un progetto di riconciliazione costruito con la stessa pazienza. È una canzone che guarda alla complessità del conflitto senza semplificazioni, cercando uno spiraglio di umanità. “Yours Eternally”, che chiude l’EP, è forse il brano più emblematico. Bono e The Edge condividono la voce con Ed Sheeran e con Taras Topolia, musicista ucraino diventato soldato. Scritta come una lettera dal fronte, la canzone incarna uno spirito audace e vitale, capace di affermare l’amore e la fedeltà anche nel cuore della guerra. Il legame tra gli artisti nasce nel 2022, quando Bono e The Edge si esibirono a Kiev su invito del presidente Zelensky: da quell’incontro in una stazione della metropolitana è scaturita un’amicizia che oggi trova forma musicale. Con Days of Ash, gli U2 tornano a esporsi senza ambiguità. Fin dagli esordi, al fianco di organizzazioni come Amnesty International e Greenpeace, la band ha intrecciato rock e attivismo, accettando il rischio del contraccolpo. Questo EP prosegue quella traiettoria, riaffermando la convinzione espressa da The Edge: esistono principi – libertà, dignità, memoria – che non sono negoziabili. Non è un disco consolatorio, né un lavoro pensato per compiacere. È un progetto nato dall’urgenza, che guarda in faccia le ceneri del presente e sceglie comunque di parlare di futuro. Se il prossimo album promette toni diversi, più luminosi, Days of Ash resta come testimonianza di un tempo inquieto e come dichiarazione di responsabilità artistica. In un’epoca in cui tutto sembra normalizzato, gli U2 ricordano che non c’è nulla di normale in questi giorni di cenere.