Sanremo 2026: Ditonellapiaga e Tony Pitony trionfano nella serata delle cover

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È il Festival di Sanremo numero 78 a incoronare Ditonellapiaga e Tony Pitony vincitori della serata delle cover, sempre più centrale nell’economia dello show. La loro versione del classico “The Lady Is a Tramp” diventa un numero da musical costruito con ironia e precisione, arricchito da inserti di “Baciami piccina” e da una digressione teatrale sull’eterna disputa siciliana dell’“arancin”. Un’esibizione completa, premiata dal voto combinato di Televoto, Sala Stampa e Giuria delle Radio.

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Ditonellapiaga (foto di Ilaria Ieie)

Alle loro spalle Sayf con Alex Britti e Mario Biondi incendiano l’Ariston con una potente “Hit the Road Jack”, tra chitarra, tromba e profondità soul. Terza Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma in “Quello che le donne non dicono”: interpretazione intensa, accolta però da fischi al momento dell’annuncio del piazzamento, segno di un pubblico che avrebbe voluto vederla ancora più in alto. Quarte le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, capaci di fondere “Occhi di gatto” con “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin in un mash up spiazzante. Quinto Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band in “Vita”, impreziosita dall’ingresso a sorpresa di Gianni Morandi, visibilmente emozionato accanto al figlio. Seguono Sal Da Vinci con Michele Zarrillo in “Cinque giorni”, LDA e AKA 7even con Tullio De Piscopo in “Andamento lento”, celebrato con standing ovation per i suoi ottant’anni, Nayt con Joan Thiele in “La canzone dell’amore perduto”, Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso in “Su di noi”, trasformata in un manifesto antimilitarista con inserti de “Il disertore”, “Gam Gam” e citazioni da “Il grande dittatore”, e infine Luchè con Gianluca Grignani in “Falco a metà”. L’apertura è affidata a Laura Pausini, che dal carpet lancia un medley da “Io Canto 2” – “Ritorno ad amare”, “Immensamente”, “Io canto” – attraversando la platea mentre campeggia la scritta “Make music not war”. Con lei anche il marito Paolo Carta. A co-condurre Bianca Balti, che è tornata all’Ariston rivendicando il valore simbolico di quel palco dopo la malattia. Dalla scala scende Alessandro Siani, protagonista di un siparietto con Carlo Conti sul senso di “Sanremo è Sanremo”. Il premio alla carriera va a Caterina Caselli, che ricorda l’anniversario “Nessuno mi può giudicare” e invita i giovani a sentirsi liberi dal giudizio.

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Marco Masini e Fedez (foto ufficio stampa RAI)

Tra i momenti più commentati della serata c’è il duetto tra Levante e Gaia sulle note di “I maschi” di Gianna Nannini. Le due artiste costruiscono l’esibizione su uno scambio continuo di sguardi e complicità fisica, fino a chiudere con un bacio sulle labbra. In diretta, però, proprio nel momento del contatto, la regia allarga l’inquadratura. Sui social esplode immediatamente la polemica: diversi utenti parlano di “censura” e accusano la regia di aver evitato il primo piano sul gesto. A chiarire interviene il regista del Festival, Maurizio Pagnussat, che smentisce qualsiasi intento censorio. “Nessuna censura del bacio tra Levante e Gaia”, spiega, aggiungendo che avrebbe voluto riprenderlo più da vicino “se l’avessero fatto un attimo prima”, ma che esiste un rituale tecnico preciso per il cambio di palco e l’inquadratura era già programmata in campo largo. Una spiegazione che prova a spegnere le accuse, mentre il gesto resta uno dei simboli di questa edizione, in linea con una serata che ha spesso giocato sulla libertà espressiva e sull’abbattimento degli stereotipi. Il resto della gara è un viaggio tra generi e generazioni: Elettra Lamborghini accende l’Ariston con “Aserejé” insieme alle Las Ketchup; Fabrizio Moro torna con “Portami via” ospite di Eddie Brock; Mara Sattei e Mecna reinterpretano “L’ultimo bacio” di Carmen Consoli; Patty Pravo omaggia Ornella Vanoni con “Ti lascio una canzone” accompagnata dal ballerino Timofej Andrijashenko; Malika Ayane con Claudio Santamaria interpreta “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Mina; Brunori Sas accompagna Maria Antonietta e Colombre in “Il mondo” con immagini della Terra dallo spazio; Francesco Renga e Giusy Ferreri omaggiano David Bowie con “Ragazzo solo, ragazza sola” (versione italiana di “Space Oddity”); Fedez e Marco Masini con Stjepan Hauser propongono “Meravigliosa creatura”, restando fuori dalla top ten. Tommaso Paradiso con gli Stadio omaggia Lucio Dalla con “L’ultima luna”. Michele Bravi con Fiorella Mannoia interpreta “Domani è un altro giorno”. Fulminacci e Francesca Fagnani giocano con “Parole parole”. Raf con The Kolors riporta gli anni Ottanta con “The Riddle”. J-Ax con la Ligera County Fam (ovvero Cochi, Paolo Rossi, Ale e Franz e Paolo Jannacci) celebra “E la vita, la vita” con un testo aggiornato ai tempi dei follower. Enrico Nigiotti e Alfa emozionano con “En e Xanax”. Serena Brancale con Gregory Porter e Delia porta l’Ariston al Blue Note con “Besame Mucho”. Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci anima “Baila Morena”. Ermal Meta con Dardust propone “Golden Hour”. Chiello con Saverio Cigarini canta “Mi sono innamorato di te”. Leo Gassmann con Aiello chiude con “Era già tutto previsto”.

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Aiello e Leo Gassmann nel 2025 a Londra

A chiudere la serata non è solo la musica ma anche una nuova polemica social. Dopo l’apparizione di Gianni Morandi accanto al figlio Tredici Pietro, Alessandro Gassmann pubblica su Instagram un duro sfogo: “Quindi non era vero che quando un cantante è in gara a Sanremo un parente non può partecipare al festival… regola senza senso. Perché io sarei dovuto andare al festival per presentare ‘Guerrieri’, la serie che parte su Rai1 da lunedì 9 marzo, tratta dai meravigliosi romanzi di Gianrico Carofiglio, ma mi hanno detto che non potevo perché padre di un cantante… regole non uguali per tutti”. Il riferimento è al figlio Leo Gassmann, in gara tra i Big e che nella serata delle cover si è esibito con Aiello. Il post riaccende il dibattito sull’esistenza o meno di una prassi non scritta che limiterebbe la presenza di parenti stretti degli artisti in gara. Nessuna norma ufficiale vieta la partecipazione, ma la vicenda solleva interrogativi sull’opportunità e sulla coerenza delle scelte. Non è l’unica scintilla della notte. Protagonista di un momento ironico ma dal retrogusto polemico è anche Gianluca Grignani. Durante il lancio della cover “Falco a metà” insieme a Luchè, Laura Pausini partecipa alla presentazione con Carlo Conti ma, al termine dell’esibizione, si allontana rapidamente dal palco. Grignani riceve i fiori dal solo Conti e commenta con una battuta: “C’è anche il numero della Laura Pausini? Così la posso chiamare”. Il riferimento è ai dissapori nati la scorsa estate, quando Pausini incise la cover di “La mia storia tra le dita” e Grignani la rimproverò sui social per non aver evidenziato adeguatamente la paternità del brano. Una pace solo parziale, dunque, che aggiunge un ulteriore capitolo al racconto di una serata in cui musica e retroscena si intrecciano continuamente. Tra trionfi, emozioni familiari e polemiche social, la notte delle cover conferma il Festival come specchio amplificato dello spettacolo italiano: tutto accade sul palco, ma altrettanto – se non di più – continua a vivere fuori, tra dichiarazioni, post e repliche.