Le storie di ieri, il canto necessario di Denise Gueye e Marco Carta nel nome di Fabrizio De André

Tempo di Lettura: 4 minuti

In uscita il 26 marzo su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico per ClairedeLune, “Le storie di ieri” è il nuovo album del duo formato da Denise Gueye e Marco Carta, un lavoro che si misura con l’eredità di Fabrizio De André attraverso un approccio che unisce rigore filologico e ricerca di sincerità espressiva. Ne nasce un viaggio sonoro raffinato dentro la parabola di libertà e la spiritualità laica di Faber, dove la fedeltà alle fonti convive con un ascolto vivo, personale, mai calligrafico.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Gueye-Carta.jpg

Le coloriture speziate della vocalità di Denise Gueye donano una luce inedita a un canzoniere entrato nel dna di più generazioni. La sua interpretazione non forza i brani, ma li attraversa con rispetto e intensità, lasciando emergere le sfumature emotive di testi che continuano a interrogare il presente. Marco Carta, alla chitarra classica e agli arrangiamenti, costruisce un tessuto sonoro essenziale e trasparente, capace di restituire la forza delle strutture originali senza irrigidirle in un esercizio di stile. La pubblicazione del disco rappresenta il compimento di un progetto nato nel 2023 e presentato in anteprima al Faber Festival di Tempio e al Castello di Pergine, in Trentino, in collaborazione con l’Associazione Musicale La Follia Nuova odv, oltre che in altri importanti festival nazionali. Un percorso in costante evoluzione, che ha incluso anche il recital Le Anime di Spoon River, con letture tratte dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e testi originali elaborati da Gueye, già proposto all’Ethno’s Festival Letterario e in diverse rassegne culturali. Il repertorio attinge in larga parte agli album e ai singoli degli esordi di De André, una miniera d’oro di brani talvolta meno frequentati, come “La ballata del Miché”, “Fila la lana”, adattamento di un canto popolare francese del xv secolo, e “Il fannullone”, ironica e corrosiva pernacchia alle convenzioni borghesi. Accanto a questi, trovano spazio pagine tratte da lavori successivi come “Storia di un impiegato”, “Non al denaro non all’amore né al cielo” e “Volume 8”, a testimoniare la volontà di restituire la complessità tematica dell’opera deandreiana: l’umanizzazione degli ultimi, la tensione etica, la riflessione sulla fede, la critica ai conformismi, il desiderio irriducibile di libertà.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Gueye-2026.jpg

La title track, “Le storie di ieri”, viene proposta nella versione contenuta in “Volume 8”, frutto della collaborazione con Francesco De Gregori e pubblicato nel 1975 dalla Produttori Associati. Il brano, inizialmente inciso da De Gregori e poi ripreso da De André, conserva nella rilettura del duo tutta la sua ambiguità sospesa tra memoria e disincanto. La scelta di attenersi alla versione che sostituisce il riferimento esplicito a Giorgio Almirante con l’espressione “il gran capo” mantiene intatta la forza politica del testo, lasciandone vibrare l’eco universale. Nella linea vocale di Gueye, quel sogno comune evocato nel brano si trasforma in una memoria collettiva fragile e ostinata, mentre la storia sembra oscillare tra vecchi e nuovi totalitarismi e il desiderio di una piratesca inversione di rotta. Da “Volume 8” provengono anche “Giugno ’73” e “Nancy”, traduzione di un brano di Leonard Cohen, in cui la scrittura sfocata e allusiva disegna immagini per frammenti, come in una fotografia ingiallita. Il duo ne rispetta il carattere sospeso, lavorando per sottrazione e valorizzando il silenzio quanto il suono. Tre le incursioni in “Non al denaro non all’amore né al cielo”: “Un malato di cuore”, “Il suonatore Jones” e “Un medico”. In queste pagine, liberamente ispirate all’opera di Masters, si condensa una narrazione profondamente umana, fatta di invidia, scienza, provincia e rivincita dei disponibili. Il suonatore, figura che sceglie il gioco e non seppellisce la propria libertà, diventa emblema di una scelta radicale che attraversa l’intero album: quella di restare fedeli a ciò che si ama, anche a costo dell’emarginazione. “Canzone del padre” e “Verranno a chiederti del nostro amore”, tratte da “Storia di un impiegato”, riportano alla dimensione più politica e controversa di De André, dove l’illusione rivoluzionaria e il senso di colpa generazionale si intrecciano in una tensione ancora attuale. Suggestivo anche il pot-pourri Il sogno di Maria – Ave Maria, da La buona novella, che restituisce la dimensione più spirituale del cantautore, lontana da ogni catechismo e radicata in una profonda compassione umana. Se in un precedente lavoro il duo aveva guardato ai manoscritti di Federico García Lorca e alle rivisitazioni di interpreti della tradizione spagnola, qui la scelta è stata quella di attenersi a un’unica fonte: i dischi di De André. La trascrizione è rimasta fedele agli originali, pur con qualche necessario adattamento di tonalità per rispettare il registro vocale. I brani sono stati inizialmente registrati in presa diretta, come esecuzioni integrali, e solo in seguito arricchiti da discrete sovraincisioni, cori e raddoppi strumentali, senza alterare l’equilibrio tra dimensione live e resa in studio. “Le storie di ieri” si presenta così come un atto d’amore consapevole, un lavoro che non cerca di attualizzare forzatamente De André ma di ascoltarlo in profondità, lasciando che le sue parole risuonino attraverso nuove timbriche e nuove sensibilità. In un tempo in cui la memoria rischia di farsi superficie, Denise Gueye e Marco Carta scelgono la via più esigente: tornare alle canzoni, abitarle con rispetto, e restituirle come storie ancora capaci di parlarci.