Michele Perruggini – Stay human (ABeat for Jazz ABJZ 288)

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L’etichetta di Solbiate Olona pubblica un album intrigante, lanciato da un videoclip in cui i ballerini sembrano raffigurare la nascita di una pianta da un germoglio: lo fanno giocando con le mani che si abbracciano in un gioco virtuoso ed orientate verso l’alto.

Capite bene quale simbolismo forte vi sia in una coreografia di questo tipo, mentre sul sottofondo un minimale tappeto sonoro vi porta nel mondo di Michele Perruggini: tutto questo introdotti da una copertina che farebbe felice un metallaro degli anni’80, ma anche il cinofilo dell’horror con un alieno che viene dallo spazio. Contrasti e pochi ossimori che invitano ulteriormente all’ascolto di Stay Human, anche perché il titolo è un invito a mantenere caldi i rapporti interpersonali, quelli che rendono la razza umana decisamente migliore e lontana dalla derive disastrose della violenza. Più che aspetti concettuali, l’ascolto di queste dodici composizioni scatenano nel nostro animo suggestioni di vario tipo, enfatizzate da un languore che attraversa molti brani e con i titoli che sembrano portatori di un dark side del mondo in primo piano: attraverso le stelle più scure, mentre le nostre anime perse ballano un valzer nero, riusciamo a rimanere esseri umani? O possiamo puntare nella musica di Michele Perruggini per avere quella energia che ci fa respirare a pieni polmoni, alzare le spalle, gonfiare il petto ed affrontare la pugna quotidiana? Un brano come Lith mi porta a certe composizioni jazz 70’s che strizzavano l’occhio al progressive, magari forgiate dalla chitarra del compianto Allan Holdsworth, sia nell’attività solista, ma anche nelle esperienze con i Soft Machine e soprattutto con i Gong. Essere un batterista significa comprendere come il ritmo musicale entri in sintonia con quello del nostro cuore, ma anche (e soprattutto) nei momenti di pausa: Michele Perruggini è un completo batterista ed ha dalla sua il genio di chi sa farvi gustare i momenti in un cui la base ritmica sa essere cortese e mai invadente. E’ ovvio che il climax di questo disco sia in un brano come Dreamland, perché incarna proprio lo spirito evocativo di tutta la sua musica, ben organizzata con i suoi compagni di viaggio ossia Roberto Olzer al pianoforte, Yuri Goloubev al contrabbasso, Riccardo Bertuzzi alla chitarra, Guido Bombardieri al clarinetto ed al sax soprano, Dario Tanghetti alle percussioni ed il fisarmonicista Fausto Beccalossi in due brani.

Tracklist di questo disco: Through The Darkest Stars 5:12, Lost Souls 4:49, Hypnosis 5:33, Stay Human 4:18, Black Waltz 4:53, Faces 4:48, Shy Fingers 4:14, Lonely 4:10, Dreamland 4:15, Lith 4:46, Night 4:14, Ancient Song 3:48.