Sara Ciocca porta il successo cinematografico de “Il ragazzo dai pantaloni rosa” di Margherita Ferri sul palco del Sistina, interpretando la migliore amica del protagonista Andrea Spezzacatena (Samuele Carrino), la prima vittima dichiarata di cyberbullismo in Italia, nel musical diretto da Massimo Romeo Piparo in scena nello storico teatro della Capitale fino al 22 marzo.

Questo debutto nel teatro musicale si inserisce in un periodo di grande attività per la giovanissima attrice romana di origini molisane, nota per il ruolo televisivo in “Blanca” e per aver alternato doppiaggio e cinema sin da bambina. All’età di 7 anni, infatti, viene scelta da Niccolò Ammaniti per la serie tv “Il miracolo”. Ma nel suo curriculum vitae può già vantare importanti collaborazioni con Ferzan Özpetek (“La dea fortuna”), Giovanni Veronesi (“Tutti per 1 – 1 per tutti”), Ricky Tognazzi e Simona Izzo (“La vita promessa”), i fratelli D’Innocenzo (“America Latina”) e Marco Tullio Giordana (“La vita accanto”).

Nella nostra intervista la neodiciottenne ha scelto di donarci una parte di sé con un’intimità di eloquio e una profondità di pensiero che, al fine di piantare il seme di un mondo migliore, ci piacerebbe idealmente e praticamente condividere con tutti coloro che credono che l’essenziale non solo sia invisibile agli occhi ma sia ben udibile attraverso il canto di una voce pura, sincera e libera come quella di Sara Ciocca. Quali sensazioni hai provato nel calcare il palcoscenico del Sistina per la prima volta? “Ho provato un sentimento di grande gratitudine nei confronti di tutti coloro che hanno creduto in me e di tutte le opportunità che si sono presentate nel corso del tempo. È stato davvero emozionante vivere quella magia di coniugare all’interno di un solo momento l’arte del teatro, del canto e della danza. Tutto questo, ovviamente, senza escludere l’arte del cinema dal momento che ho portato sul palco anche il mio bagaglio cinematografico. Un’esperienza indescrivibile e indelebile che rimarrà per sempre dentro di me”. Essendo la prima volta, come ti sei preparata a questa performance? “Questo musical è frutto di un lavoro colossale e faticoso ma, proprio per questo, ancora più soddisfacente. Al nostro fianco abbiamo avuto un team di professionisti che ci hanno accudito come farebbe un genitore con un figlio, prendendosi cura del nostro corpo, della nostra voce e della nostra artisticità in maniera certosina. In particolare, il vocal coach Matteo Guma è stato il mio angelo custode. Abbiamo lavorato tanto insieme per raggiungere le tonalità giuste e il livello di emozionalità che ciascuna canzone deve trasmettere. Per non parlare del lavoro musicale per far andare di pari passo il canto e il ballo”. Cosa significa per te il canto? “Proprio grazie a questo musical ho scoperto che il canto è l’arte che rispecchia di più il mio concetto di libertà. Quando canto mi sento veramente libera, nel senso che cantare è ciò che mi dona libertà nella vita più di qualsiasi altra attività. È un momento catartico, di grande liberazione e di connessione interiore con la me più profonda. Non avevo mai provato una sensazione del genere né al cinema né in altre tipologie di forme artistiche. Sono grata al nostro carissimo regista Massimo Romeo Piparo e al Maestro Emanuele Friello per avermi offerto un’esperienza di crescita educativa che non potrò mai dimenticare”.

Sara interpreta Sara. Cosa ti ha colpito del carattere del tuo personaggio? “Sicuramente la sua positività e il suo essere sempre propositiva nei confronti degli altri. Sono poche al mondo le persone in grado di provare tanta felicità per un successo altrui. Sara è felice se anche Andrea lo è. Non c’è cosa più bella che possa capitare in un’amicizia o, se vogliamo, in un rapporto amorevole di amicizia. Una delle scene più profonde è quella in cui si ritrova a cantare da sola ‘Pastello bianco’ dei Pinguini Tattici Nucleari, esternando tutte le sue fragilità, tutto quello che davanti ad Andrea non poteva esternare. Il ritornello della canzone recita ‘Per favore non piangere’ e Sara, che non poteva farsi vedere triste agli occhi del suo migliore amico bisognoso di essere incoraggiato, in quel momento cerca con tutte le sue forze di trattenere quella lacrimuccia per poi subito ricaricarsi e ripartire a mille”. Dopo averla interpretata sia al cinema che a teatro che rapporto hai con il personaggio di Sara? “Il personaggio di Sara è una creatura che ho partorito sin dal primo provino. Ormai vive dentro di me come una figlia e non morirà mai. Non potrei mai scindere il mio essere dal personaggio che è stato creato nel tempo e che rimarrà per sempre. Quando recitiamo è come se dentro di noi partorissimo degli esseri umani che faranno parte di noi fino alla fine dei nostri giorni. Il teatro mi ha dato l’opportunità di presentare Sara ancora una volta al pubblico ma, soprattutto, è stata anche per me un’occasione di incontrarla di nuovo, approfondire ulteriormente il suo personaggio e sperimentare ancora di più”. All’età di 18 anni hai già fatto tanto cinema e tanta tv. Cosa ti trasmette il teatro rispetto al grande e al piccolo schermo? “Il teatro esprime una magia unica e totalmente esclusiva. Non c’è un ‘ciak’ che si ripete più volte o una seconda opportunità per ripetere la scena. Replica dopo replica sto imparando sempre di più a svuotare la testa e ad alleggerire i pensieri per vivere pienamente il momento. Il palco del Sistina è un abisso che merita di essere goduto in ogni suo secondo. Ma, ad essere sincera, la bellezza più grande è il dietroscena. Ciò che accade dietro le quinte è uno spettacolo a parte. È proprio un’altra opera, un altro mondo fatto di ragazze e ragazzi che condividono abbracci, segreti e lacrime, che possono essere tanto di soddisfazione quanto di rimpianto o di dolore. Anche per questo il teatro è un percorso educativo che ci fa crescere come nient’altro al mondo”. Come si instaura un legame del genere? “In questo caso gran parte del merito è di Massimo Romeo Piparo, che ha fatto un lavoro encomiabile sia a livello di regia che di creazione del gruppo. Quando un regista è bravo a trasmettere familiarità e confidenza all’interno del cast, creando dietro le quinte non solo intimità ma un vero e proprio senso di ‘ricezione’, diventa più facile esprimere se stessi sul palcoscenico con verità e sincerità”. Qual è il tuo rapporto con i social network? “Cerco di utilizzare i canali social soltanto per trasmettere messaggi positivi o comunque propositivi. Non a caso, tramite i social network ho stretto legami con persone con cui ancora oggi collaboro nel mondo della danza e della musica e ho conosciuto blog di cinema e spettacoli teatrali davvero di nicchia. Perciò, se utilizzati con il giusto equilibrio, possono essere uno strumento solo che positivo. Ovviamente, crescendo bisogna essere sempre più responsabili e consapevoli del proprio equilibrio e dei propri limiti”. È possibile avvicinare le nuove generazioni al mondo del teatro? “Certo.La maggior parte del nostro pubblico è costituito da giovani. Dopo ogni replica ricevo puntualmente tantissimi messaggi di ragazzi che tornano a casa con l’entusiasmo di chi vorrebbe rivedere lo spettacolo e rivivere la magia del teatro un milione di volte. Questo mi porta a pensare che abbiamo centrato l’obiettivo più grande, che è quello di alimentare la passione dei giovani nei confronti del teatro e riempire di luce e felicità i loro occhi”.