Il santarcangiolese è il dialetto di suo padre ed il recente disco Zénta è un lirico tripudio alla terra natia, contro coloro che ritengo il dialetto un retaggio arcaico dell’esprimersi tra nuclei familiari. Mille dunque i motivi per intervistare Chiara, così ben immersa nelle foto di Giulio Rosini …
Un caldo bentrovato a Chiara Raggi: mi sembra che Zénta ti stia dando delle soddisfazioni … Grazie di cuore Giancarlo. Infatti Zénta ha cominciato il suo viaggio, siamo appena partiti ed è stato un inizio pieno di calore e di abbracci. Mi piacerebbe che questo percorso continuasse, si espandesse e si riverberasse. Federico Fellini affermava che “nulla si sa, tutto si immagina”. Ecco io vorrei arrivare anche dove non riesco ad immaginare.
Diceva la poetessa Antonia Pozzi… “Vivo della poesia come le vene vivono del sangue”… il tuo incontro con Annalisa Teodorani sta producendo tanti globuli rossi… Io e Annalisa ci siamo scelte molti anni fa, quando ci siamo conosciute, probabilmente. Abbiamo sentito da subito una corrispondenza ma abbiamo atteso che ci fosse il giusto momento per entrambe per unire le nostre voci. È stato un mescolarsi naturale, semplice, sincero.

Come sai, ho molto apprezzato il disco che hai realizzato con la violoncellista Giovanna Famulari ..In punta di corde è un album cui sono molto affezionata sia perché è un’istantanea della musica d’autrice e del suo valore, sia perché lavorare con Giovanna è ed è stato molto gratificante. Abbiamo lo stesso linguaggio, un modo molto simile di stare davanti alla musica, di ascoltarci. 

L’altro giorno avevo in testa il tuo brano Lacrimometro: l’hai inserito nei tuoi concerti live? Si, nel concerto di Zénta ci sono anche un paio di brani in italiano, tra cui Lacrimometro che abbiamo riarrangiato per la formazione del live, dove suoniamo in trio: io, voce e chitarra classica, Gianluca Morelli, chitarra, basso, synth e programming e Enrico Giannini, pianoforte e tastiere. Lacrimometro è un brano che non lascio “indietro” ma cambia vestito, insieme a me.
Ritorniamo a Zénta: come è nata questa idea e quali risultati spero ti dia… oltre ai complimenti che hai già raccolto? Avevo la necessità di riappropriarmi dell’unico dialetto che ho sentito parlare in famiglia fin da bambina, il santarcangiolese, il dialetto di mio padre. Ho avuto bisogno di riconnettermi a quel filo che si lega strettamente alle radici, alla memoria. Spero che, in tanti, ascoltando questo lavoro, possano farsi attraversare dall’esperienza del dialetto, anche se non lo si capisce. La musica rende universale qualunque lingua. Come per altri lavori, cerco di costruire ponti per andare sempre un po’ più in là.
Intervista a Chiara Raggi sul bisogno di riconnettersi a quel filo che si lega alle nostre radici
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