INPGI, 100 anni raccontati da un francobollo: memoria, tutele e il volto del giornalismo italiano

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Un francobollo per raccontare un secolo di storia, di tutele e di trasformazioni del lavoro giornalistico. È questa l’immagine più simbolica e immediata con cui l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani celebra il suo centenario: un segno tangibile, destinato a viaggiare, che unisce memoria e contemporaneità.

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Il 25 marzo 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in collaborazione con Poste Italiane, ha emesso un francobollo appartenente alla serie tematica “i valori sociali” dedicato ai 100 anni dell’INPGI “Giovanni Amendola”. Un’emissione dal valore tariffario B, pari a 1,30 euro, con una tiratura di 200.025 esemplari suddivisi in fogli da 45. Non si tratta di una semplice emissione filatelica, ma di un vero e proprio manifesto visivo. Stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia su carta bianca patinata neutra autoadesiva, il francobollo presenta una vignetta essenziale ma fortemente evocativa: in primo piano campeggia il logo dell’INPGI rivisitato per il centenario. La scelta grafica non è casuale: il logo rielaborato diventa il ponte tra passato e futuro, richiamando la continuità di una istituzione che dal 1926 gestisce la previdenza dei giornalisti italiani. Attorno, le diciture ufficiali – “Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani ‘Giovanni Amendola’”, “Italia” e l’indicazione tariffaria “B” – completano un impianto visivo sobrio, coerente con la funzione istituzionale. Grande attenzione è stata dedicata anche al contesto collezionistico: oltre al francobollo singolo, è stata realizzata una cartella filatelica completa che include quartina, cartolina affrancata e annullata, busta primo giorno di emissione e bollettino illustrativo. Un insieme pensato non solo per i collezionisti, ma anche per chi riconosce nel giornalismo un pilastro della vita democratica. L’annullo del primo giorno di emissione, disponibile presso lo sportello filatelico dell’ufficio postale della Camera dei Deputati, rafforza ulteriormente il valore simbolico dell’iniziativa e sancisce il legame tra informazione, rappresentanza e istituzioni.

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La telecamera di Miran Hrovatin

L’emissione del francobollo si inserisce in un calendario più ampio di celebrazioni che, a Roma, comprendono la mostra “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà” e un convegno dedicato alle sfide del settore. La mostra è allestita presso la sede della Fondazione Paolo Murialdi, in via Nizza 35 (dove c’è anche la sede dell’INPGI), ed è visitabile fino al 29 maggio, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 17. Il percorso espositivo raccoglie oltre 60 pezzi tra fotografie, cimeli e documenti storici e propone un viaggio nel giornalismo italiano dagli anni ‘Sessanta’60 al 2000. Al centro ci sono soprattutto le immagini: scatti del fotogiornalista Franco Lannino che restituiscono un giornalismo “vissuto”, fatto di attese, redazioni affollate e momenti decisivi. Le fotografie raccontano la quotidianità del mestiere – telefoni a gettoni nei palazzi di giustizia, macchine per scrivere in azione, cronisti immersi nel lavoro – ma anche i grandi eventi della storia italiana, dalle inchieste sulla criminalità organizzata ai momenti cruciali della vita politica e sociale. Accanto alle immagini trovano spazio oggetti simbolici: una macchina telefoto, la telecamera di Miran Hrovatin, ucciso insieme a Ilaria Alpi a Mogadiscio nel 1994, e quattro macchine per scrivere appartenute a fiduciari INPGI, tra cui una di Giancarlo Siani. Completano il percorso video storici, pannelli espositivi e documenti d’archivio che raccontano la vita dell’Istituto e della professione. La mostra è anche un omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio del loro lavoro e ai protagonisti del giornalismo d’inchiesta italiano, da Cosimo Cristina a Mauro De Mauro, da Peppino Impastato a Giuseppe Fava, fino a Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli. Le immagini e i cimeli restituiscono il senso di una professione vissuta spesso in prima linea, tra rischi e responsabilità. Fondato il 25 marzo 1926 come Ente morale, l’INPGI nasce da una visione pionieristica di solidarietà professionale e nel tempo si è consolidato come un unicum nel panorama italiano: una cassa previdenziale autonoma, capace di accompagnare le trasformazioni del giornalismo e dell’editoria mantenendo al centro la tutela della professione. Oggi l’Istituto continua a svolgere un ruolo cruciale soprattutto per i giornalisti liberi professionisti, occupandosi di contributi, pensioni e prestazioni assistenziali. Un presidio ancora più importante in un contesto segnato dalla crescita del lavoro autonomo e dalla necessità di garantire sostenibilità ed equità.

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Gino Paoli e Giorgio Gaber al “Cantastampa” (foto tratta dalla mostra “A schiena dritta)

Nel racconto di questi cento anni, una parte rilevante – e spesso meno visibile – della platea degli iscritti è rappresentata dai giornalisti che operano nel settore culturale, musicale e dello spettacolo (come evidenziato anche da una foto presente nella mostra, in cui si vedono Gino Paoli e Giorgio Gaber alla tappa siciliana del Cantastampa, manifestazione che vedeva i giornalisti alle prese con i testi musicali, e che è stata oggetto di un volume scritto da Michele Bovi). Critici musicali, inviati ai festival, redattori di testate specializzate, ma anche professionisti degli uffici stampa che lavorano tra concerti, tournée, produzioni teatrali e audiovisive: una rete ampia e dinamica che contribuisce ogni giorno alla diffusione della cultura e dell’informazione. Molti di questi professionisti, spesso inquadrati come freelance o collaboratori, trovano proprio nell’INPGI un punto di riferimento fondamentale. La gestione previdenziale dedicata al lavoro autonomo rappresenta infatti uno strumento essenziale per categorie caratterizzate da discontinuità contrattuale e forte mobilità. Il mondo della musica e dello spettacolo, con le sue trasformazioni – dalla digitalizzazione alla comunicazione social – riflette in modo emblematico le sfide più ampie del giornalismo contemporaneo: nuove competenze, nuovi linguaggi, ma anche nuove fragilità. Il francobollo del centenario non è soltanto un oggetto da collezione, ma uno strumento di memoria collettiva. Racconta un secolo di giornalismo italiano, dalle macchine da scrivere alle redazioni digitali, dalle grandi inchieste alle nuove forme di narrazione culturale. Nel suo piccolo formato racchiude un messaggio più ampio: la tutela del lavoro giornalistico non è solo una questione di categoria, ma un elemento essenziale per la qualità della democrazia. In un’epoca di cambiamenti rapidi e profondi, quel piccolo rettangolo di carta destinato a viaggiare ricorda che dietro ogni notizia, ogni recensione musicale, ogni racconto di spettacolo esiste una professione che ha bisogno di essere riconosciuta, sostenuta e protetta. Da cento anni.