C’è qualcosa di profondamente controcorrente e insieme universale nel racconto che Ellade Bandini affida alle pagine de “L’Ellìade. Vita epica di un batterista“. Pubblicato da Arcana Edizioni e curato da Francesco Brusco, con un testo introduttivo di Diego De Silva, il volume non si limita a restituire la traiettoria artistica di uno dei più importanti batteristi italiani, ma si apre come una memoria viva e stratificata del nostro Paese, attraversando decenni di trasformazioni sociali e culturali.

Fin dalle prime pagine emerge una voce limpida, capace di coniugare ironia e malinconia, leggerezza e profondità. Bandini racconta l’infanzia nella Ferrara del dopoguerra con uno sguardo che non indulge mai nella retorica: le macerie, i giochi nei parchi, i cinema parrocchiali e i primi segnali di una modernità imminente diventano tessere di un mosaico più ampio, quello di una generazione che ha imparato a sognare mentre il mondo cambiava. Il suono dei jukebox, evocato come simbolo di un’epoca nascente, accompagna i primi gesti di un bambino che trasforma rami d’albero in bacchette, dando forma a una vocazione destinata a non abbandonarlo più. Questa autobiografia si distingue per una qualità rara: la capacità di raccontare il mestiere musicale dall’interno senza mai cadere nell’autocompiacimento. Bandini, che ama definirsi semplicemente “batterista”, costruisce il proprio percorso come una pratica quotidiana, corporea, quasi artigianale. È proprio questa dimensione concreta, fatta di sale da ballo, night club e infinite ore di palco, a rendere credibile e coinvolgente la sua ascesa, fino a diventare uno dei turnisti più richiesti della scena italiana. Nelle sue parole risuona quella che De Silva definisce una dichiarazione d’amore allo strumento, ma anche una riflessione più ampia sul lavoro artistico come forma di libertà: “non ho lavorato un giorno in vita mia”, scrive, ribaltando con semplicità un’intera idea di professione. Il cuore del libro, tuttavia, non è soltanto nella musica. È nel modo in cui essa si intreccia con gli incontri, gli affetti e le collaborazioni che hanno segnato un’epoca. Le fotografie a colori inserite a metà volume non sono un semplice apparato iconografico, ma un’estensione narrativa: accanto ai ritratti di famiglia compaiono immagini con figure centrali della musica italiana come Fabrizio De André, Francesco Guccini, Paolo Conte, Mina ed Edoardo Bennato. Non si tratta di un elenco di collaborazioni illustri, ma di una trama di relazioni che restituisce il senso di una comunità artistica, fatta di complicità, stima reciproca e condivisione di un linguaggio comune. In questo senso, “L’Ellìade” si configura anche come un racconto “dal margine”, o meglio, da quella posizione discreta ma fondamentale che il batterista occupa all’interno della musica. Bandini riflette implicitamente sul ruolo dell’artista che lavora “nel cono d’ombra”, contribuendo in modo decisivo alla costruzione di brani e carriere senza cercare il centro della scena. È una prospettiva preziosa, che illumina il dietro le quinte della canzone italiana e ne rivela i meccanismi più profondi. Le prime presentazioni del volume si terranno a Ferrara, città natale dell’autore e luogo simbolico della sua formazione. Il libro sarà presentato venerdì 3 aprile presso la libreria Libraccio Ferrara, lunedì 27 aprile al Circolo dei Negozianti (Palazzo Roverella) e giovedì 30 aprile al Torrione San Giovanni (Jazz Club Ferrara).