“Gioventù bruciata. Il burnout di una generazione” (Arcadia Edizioni) è il nuovo saggio di Giorgia Giuliano, un’indagine lucida e critica sulla condizione di precarietà, stress e disillusione che sta segnando la generazione Z e i giovani lavoratori in Italia e nel mondo. Un lavoro che esplora come l’iperconnessione, la continua competizione e l’incertezza economica stiano erodendo la salute mentale di una generazione, rendendo sempre più difficile trovare un equilibrio tra vita privata e professionale.

Giorgia Giuliano, classe 1994, affronta nel suo libro le sfide e le contraddizioni che caratterizzano la realtà di tanti giovani che si affacciano al mondo del lavoro in un contesto profondamente diverso rispetto alle generazioni precedenti. Se un tempo la promessa era quella di una ricompensa dopo il sacrificio, oggi, come racconta l’autrice, la fiducia nella realizzazione di un futuro migliore attraverso il lavoro sta progressivamente scomparendo. Le giovani generazioni hanno smesso di credere nel mito del “lavoro dei sogni” e nella consapevolezza che il sacrificio possa davvero portare a una ricompensa. La frustrazione è visibile nei dati: il 47% dei nuovi assunti nel 2024 era laureato, eppure molti di loro si ritrovano a fare lavori che non corrispondono alla loro preparazione, alimentando un disallineamento che mina la loro motivazione e produttività. L’autrice racconta come, in un contesto di instabilità e iperconnessione, i social media, pur dando voce alla denuncia di queste disuguaglianze, siano anche generatori di nuovi diktat performativi che alimentano ansia e perfezionismo. Da LinkedIn a TikTok, i social diventano, paradossalmente, sia uno spazio di verità che un moltiplicatore delle aspettative irrealistiche, esasperando il bisogno di essere sempre più efficienti e visibili. Il disagio della generazione Z non si limita solo al mondo del lavoro tradizionale, ma si estende anche ad altri ambiti come la ricerca scientifica, le professioni tecniche e persino il mondo delle startup. Quest’ultime, pur essendo presentate come il cuore dell’innovazione, nascondono spesso la stessa frustrazione e disillusione che caratterizzano i settori più tradizionali. Il libro, che raccoglie testimonianze, dati e interviste, dipinge un quadro complesso di un’epoca in cui l’equilibrio tra l’individuo e il sistema sembra essere ormai un’utopia. In “Gioventù bruciata“, Giorgia Giuliano indaga anche la salute mentale come una questione collettiva e culturale, non più relegata solo all’individuo. Il saggio affronta temi complessi come il mobbing, i disturbi “del comportamento alimentare e le cicatrici lasciate dalla precarietà. L’autrice propone un superamento degli stereotipi generazionali, sottolineando l’importanza di un ascolto intergenerazionale che possa portare alla riscrittura di un nuovo contratto sociale tra giovani e lavoro, lontano dai miti della produttività e della perfezione. Una riflessione centrale nel libro è quella sull’accettazione della propria fragilità. In un mondo che premia solo l’efficienza, Giorgia Giuliano suggerisce che il primo passo per riscoprire la propria umanità è proprio riappropriarsi della propria vulnerabilità. “In un sistema che ci vuole altamente performanti, riappropriarsi della propria fragilità è l’unico modo per riconoscersi e ritrovarsi” scrive l’autrice, offrendo una visione di speranza e resistenza di fronte a un sistema che sembra non lasciare spazio per l’incertezza e la crescita personale. Il libro, che si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla salute mentale e sulle dinamiche lavorative, non è solo un’analisi delle difficoltà di una generazione, ma anche un appello alla comprensione reciproca tra le generazioni. Giovani e anziani sono chiamati a ripensare insieme un sistema che, seppur evoluto, non sembra più essere in grado di rispondere alle sfide di una società sempre più instabile. “Gioventù bruciata. Il burnout di una generazione” sarà disponibile dal 17 aprile al prezzo di 18 euro. Con 184 pagine di riflessioni e approfondimenti, il libro si rivolge a chiunque sia interessato a comprendere le dinamiche socioculturali che stanno influenzando la vita lavorativa e la salute mentale della generazione Z, in particolare in un contesto italiano, ma con riflessi su tutto il mondo occidentale.