ThëM – Ciò che resta di me (Overdub Recordings ODR 319)

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Descritto come un album che nasce da una tensione emotiva profonda e porta in luce il desiderio di confronto con se stessi (e con gli altri): concordo, ma credo che ci sia anche altro che rende Ciò che resta di me un progetto interessante, partendo dai testi che sfuggono da molte banalità, che troviamo anche nell’underground italico, financo in quello velato di rock! Premettiamo il fatto che trovo seminale il cantautore nordirlandese Van Morrison ed il brano Gloria (poi portato al successo dai Doors, ma eseguita anche da Patti Smith, AC/DC, U2, David Bowie, Jimi Hendrix) uscì nel 1964 dai Them, in cui Van Morrison era il cantante: i ThëM di cui raccontiamo oggi invece sono catanzaresi e producono un originale post hardcore, tentando di unirlo alla lingua italiana e questo sforzo risulta ben fatto negli 8 brani del disco, edito dalla beneventana Overdub Recordings. Il trio presenta l’attuale line-up: Daniel Alejandro Gonzalez (chitarra e voce), Pierpaolo Ielà (basso) e Francesco Procopio (batteria): il package dell’album è chic e punta sulle mille sfumature del grigio, donando un leggero pathos cupo a tutto il lavoro. Purtroppo (causa anche la mia età e la vista che perde colpi) in alcuni momenti la grafica minuta si impasta con il colore di fondo, soprattutto nella back cover: mi era venuto l’istinto di usare il termine dark, ma questo avrebbe sviato la mia analisi, portando sensazioni new wave che qui non percepisco. Due anni fa la band aveva edito il disco Frames a cui erano seguite esperienze interessanti, come l’apertura dei concerti di Fine Before You Came, Elephant Brain, Plakkaggio, Napoli Violenta e We Are Waves: con il nuovo Ciò che resta di me (masterizzato da Giulio Ragno Favero de Il Teatro degli Orrori) le occasioni live dovrebbe aumentare, perché è un disco che potrebbe soddisfare chi ama il suono ruvido e graffiante della chitarra, unito ad una base ritmica che macina adrenalina, come nel caso di Come sarebbe stato, il cui videoclip ci riporta ad una atmosfera decisamente punk. La band calabrese ha puntato sul singolo Giacere per far scoprire il sapore di questo loro nuovo album e prima di Natale girava già un lancio video, con l’immagine di un condannato a testa in giù, con sotto l’urlo straziante del cantato di Daniel Alejandro Gonzalez. Un binomio che ti scombussola dalle budella, con un tiro musicale che è una esplosione di suono assai diretta: molto interessante anche Specchi (con cui il cd si chiude), perché dimostra che la band sa costruire canzoni al vetriolo, viscerali, dolorose ed al contempo riflessive! 8 brani per nemmeno 25 minuti in totale: se fate la divisione, vi accorgerete che si sfiorano i 3 minuti di media per ciascun brano. Questo porta alla lezione dei Ramones, i quali lanciavano i loro brani con un One, Two, Three, Four… e ciò ti dava l’idea dell’importanza speed delle loro canzoni, sia che raccontavano di Sheena o del fatto che non volevano essere seppelliti in un cimitero per animali.

Tracklist di questo disco: Incontrami, Giacere, Baratro dei miei silenzi, Paralleli, Suffer, Come sarebbe stato, Lost, Specchi.