María Dueñas omaggia Jascha Heifetz nel nuovo album

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C’è qualcosa di profondamente personale, e al tempo stesso filologico, in “Homage to Heifetz”, il nuovo album di María Dueñas in uscita il 28 agosto 2026 per Deutsche Grammophon. Non è soltanto un tributo dichiarato a Jascha Heifetz, ma un dialogo vivo con una tradizione interpretativa che continua a risuonare nel presente, filtrata attraverso la sensibilità di una delle musiciste più interessanti della sua generazione.

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Il cuore del progetto sta in un accostamento che non è casuale, ma storicamente radicato: il Concerto per violino di Korngold e la Symphonie espagnole, due opere che lo stesso Heifetz contribuì a fissare nell’immaginario discografico del Novecento. Dueñas le affronta insieme a Gustavo Dudamel e alla Simón Bolívar Symphony Orchestra of Venezuela, con cui condivide non solo un’intesa musicale ormai consolidata, ma anche una visione della musica come energia collettiva, capace di coniugare precisione e slancio emotivo. Le registrazioni, realizzate negli Abbey Road Studios, restituiscono un equilibrio notevole tra brillantezza tecnica e tensione narrativa, evitando ogni forma di manierismo nostalgico. Il disco si muove però anche su un altro piano, più intimo e cameristico, grazie alla collaborazione con Itamar Golan. Qui emergono le miniature, terreno privilegiato della tradizione violinistica novecentesca, che Heifetz contribuì a rendere iconiche. Le pagine di Claude Debussy e Manuel Ponce diventano piccoli mondi sonori cesellati con estrema cura: “La plus que lente”, “La chevelure” e “Estrellita” non sono semplici bis, ma frammenti di un’estetica che fonde eleganza, malinconia e virtuosismo. Particolarmente significativo è il rapporto che Dueñas instaura con lo strumento stesso, suonando uno Stradivari del 1731 appartenuto proprio a Heifetz. La scelta di non “appropriarsi” completamente del violino, evitando uno studio troppo prolungato, racconta molto del suo approccio: un rispetto quasi rituale per l’eredità ricevuta, ma senza rinunciare a una voce personale. È un gesto che riflette l’intero spirito del disco, sospeso tra devozione e reinvenzione. Tra i momenti già anticipati, spicca la pubblicazione di La fille aux cheveux de lin, che rivela una sensibilità timbrica raffinata e una capacità di sospensione del tempo rara per un’interprete così giovane. È proprio in questi dettagli che si coglie la maturità di Dueñas: non tanto nella ricerca dell’effetto, quanto nella costruzione di un suono che respira, che lascia spazio al silenzio e alla memoria. “Homage to Heifetz” diventa così qualcosa di più di un omaggio. È una riflessione sulla trasmissione musicale, sul modo in cui un’eredità può essere accolta senza essere cristallizzata. In un’epoca in cui il virtuosismo rischia spesso di trasformarsi in superficie, María Dueñas sceglie invece la profondità, trovando nel passato non un modello da imitare, ma un interlocutore con cui continuare a dialogare.