Un trio marchigiano interessante, assai alternative, inconsapevolmente doom, sicuramente psychedelic ed indubbiamente hard rock: apparentemente svaniti in una galassia di cui non conosciamo i confini, i Manaus nel nome ricordano la capitale del grande stato di Amazonas. Apparentemente, perché non vi è nulla nel loro sound che porta alla serenità musicale del Brasile o alla lingua portoghese: se dobbiamo creare un gancio, direi che è la geografia di quei luoghi che ci viene incontro, perché a Manaus le acque scure del Rio Negro si incontrano con quelle fangose del Rio Solimões creando un effetto cromatico chiamato incontro delle acque. I due affluenti danno così origine al potente e mitico Rio delle Amazzoni: allo stesso modo nella band confluiscono tutte quei generi a cui accennavo all’inizio, dando così origine ad un sound decisamente unico, anche perché a cantare è la bassista, con una varietà di sfumature che può avere una voce femminile! La loro biografia ci dice che il progetto Manaus nasce dall’incontro tra Miriana Santamaria (voce e basso) e Daniel Sick (chitarra), mentre come batterista c’è stata all’inizio Micol Ottina, per poi esser sostituita da Eugenio Bordacconi. La perdita di visibilità del titolo del loro disco (edito dalla beneventana Overdub Recordings) sembra appartenere alla riflessione lirica che si apprezza nella iniziale Orion, ma soprattutto nella potente (a livello di coinvolgimento) Signs: oltre a sentirci trasportati altrove, corriamo il rischio di svanire ed evaporare, come neve al sole. Se venite dall’ascolto di gothic rock (magari i The Sisters of Mercy, ma financo gli italiani Lacuna Coil), allora le vostre orecchie si aspettano anche più violenza ed un tiro esagerato che il chitarrista dei Manaus non propone gratuitamente, sempre perfetto nel tratteggiare una linea melodica che è a tratti onorica ed ovviamente assai psycho! Una spruzzatina shoegaze appare in alcuni passaggi dei loro brani, ma senza farli perciò risultare emuli dei The Jesus and Mary Chain o dei più moderni Animal Ghosts o She’s Green; i Manaus delle finali Venera ed Entity, sembrano invece preferire alcuni passaggi cari alle composizioni dei My Bloody Valentine, ma qui finiscono i termini di paragone, perché Disappearing è e rimane un disco originale, unico, interessante e perciò consigliabile! Il loro rock perciò è una piccola fenice, pronto a spiccare il volo, dopo esser svanito come fa Fanny (la fenice di Albus Silente nel mondo di Harry Potter), una creatura magica simbolo di lealtà e rinascita.
Tracklist di questo disco: Orion, Impulses, Signs, Datura, Talea, Connections, Venera, Entity.
Manaus – Disappearing (Overdub Recordings ODR 345)
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