
In un tempo in cui tutto corre e le certezze sembrano sgretolarsi, Arrivederci Paranoia si muove in direzione opposta: rallenta, osserva, ascolta. Il nuovo lavoro di Brando Madonia è un viaggio tra relazioni fragili, pressioni interiori e bisogno di autenticità, dove l’amore smette di essere rifugio e diventa domanda aperta. Tra sonorità che uniscono passato e presente e un immaginario sospeso tra realtà e sogno, il disco si fa spazio come un invito: mettere in pausa il rumore per ritrovare ciò che conta davvero.
Brando, “Arrivederci Paranoia” è un titolo che incuriosisce molto. Da dove nasce e cosa rappresenta per te?
Per me ha una valenza positiva: è come una pausa da tutti i pensieri negativi e da tutto ciò che ci fa stare male. Un modo per prendere distanza da quel rumore che spesso ci portiamo dentro.
Parli spesso di amore come di una domanda più che di una risposta. In che modo questo attraversa l’album?
Viviamo dei tempi molto incerti sotto tanti punti di vista, anche nelle relazioni sentimentali. Abbiamo perso sicurezza e tutto diventa più instabile, facendoci venire tanti dubbi.
Le tue sonorità oscillano tra il mondo analogico e quello digitale. Come hai costruito questo equilibrio?
Ho registrato, suonato e prodotto questo album in maniera indipendente insieme a mio fratello Mattia. Abbiamo voluto unire le nostre radici musicali con sonorità più contemporanee e moderne. Sono molto felice del risultato.

“Sento troppe voci”, la focus track, sembra raccontare il rumore del nostro tempo. Cosa ti ha ispirato?
L’ispirazione viene da tutto quello che vivo e sento. Più passa il tempo più sentiamo “pressioni” addosso che riguardano diversi ambiti della nostra vita: relazioni, lavoro, futuro. Sono tutte voci che spesso ci opprimono. Dovremmo ogni tanto spegnerle e fare quello che ci fa stare bene.Ci sono molti rimandi onirici nei testi. È una chiave di lettura del disco?
Nel disco c’è anche una dimensione onirica molto forte.
Sì, volevo assolutamente inserire un aspetto onirico: come se in certi momenti ci si ritrovasse dentro un sogno, confuso ma piacevole.
Hai alle spalle un percorso ricco — da Sanremo Giovani ai Bidiel, fino a Carmen Consoli e al Premio Tenco. Come senti di essere cambiato come artista?
Tutto quello che ho fatto nella mia carriera fino ad ora mi ha formato. È tutta esperienza che porto sempre con me e inevitabilmente mi ha cambiato anche come artista, nel modo di fare musica. Credo sia un’evoluzione naturale.
Come immagini il pubblico che incontrerà “Arrivederci Paranoia”?
Spero di poterlo fare ascoltare a più persone possibili. Non è facile farsi sentire in questo periodo, ma ricevere i pareri di chi ascolta la mia musica è una delle cose che mi piace di più.
Prossimi passi?
Spero di organizzare un tour per poter portare dal vivo questo mio ultimo lavoro. L’aspetto della musica live per me è fondamentale.