La musica italiana indipendente è in lutto: si è spento Gabriele D’Amora, anima creativa e membro fondatore dei Soerba, progetto che ha segnato una stagione particolare del pop elettronico italiano tra gli anni ”90 e 2000.

“Oggi ci ha lasciati Gabriele D’Amora. Con lui se ne va una parte fondamentale dei Soerba, ma resta la sua musica e quel mondo a colori che abbiamo costruito insieme. Ci stringiamo alla sua famiglia in questo momento di profondo dolore. Ciao, Gabriele”. Con questo messaggio, carico di emozione, arriva il saluto più autentico da chi ha condiviso con lui un percorso umano e artistico profondo. I Soerba nascono dall’incontro tra D’Amora e Luca Urbani, avvenuto nei primi anni Novanta. Dopo l’esperienza nei Retroscena, i due danno vita nel 1994 a un progetto che fin dall’inizio si distingue per una forte identità: un pop rock contaminato da elettronica, testi evocativi e una costante ricerca sonora. Nel 1998 arriva il debutto discografico con “Playback“, pubblicato da Mercury/Polygram, che li porta rapidamente all’attenzione del pubblico anche grazie alla partecipazione a Festival di Sanremo nella sezione Giovani. Brani come “I Am Happy” e “Noi non ci capiamo” raccontano bene la loro cifra stilistica: un equilibrio tra immediatezza pop e tensione sperimentale. Negli anni successivi, il duo continua a evolversi, collaborando con artisti e musicisti della scena alternativa italiana, fino alla pubblicazione del secondo album La vittoria dei cattivi nel 2001. Il progetto prosegue tra tournée, produzioni parallele e raccolte fino ai primi anni Duemila, per poi entrare in una lunga pausa.

Il contributo di D’Amora all’interno dei Soerba è stato decisivo: non solo musicista, ma anche produttore e architetto sonoro, capace di dare forma a un immaginario riconoscibile, fatto di stratificazioni elettroniche e sensibilità melodica. La sua visione ha contribuito a rendere i Soerba un punto di riferimento per una nicchia di ascoltatori attenti e appassionati. Oggi, con la sua scomparsa, si chiude definitivamente un capitolo importante di quella storia. Ma resta un’eredità artistica viva: canzoni, dischi e intuizioni che continuano a parlare, a distanza di anni, a chi cerca nella musica qualcosa di più di un semplice intrattenimento. Gabriele D’Amora lascia un vuoto profondo, ma anche una traccia luminosa nel panorama musicale italiano. E in quel “mondo a colori” evocato nel ricordo, continuerà a vivere la sua musica.