U2, Gaber, Pink Floyd, Corvi, Modena City Ramblers, Beatles, Giovanna Marini: sul palco del Teatro Puccini il giornalista de La7 ci ha emozionato e quei 75 minuti di monologo di Venerdì 24 Aprile 2026 rimarranno nel mio cuore. Nel foyer a fine show la possibilità di stringergli la mano e due minuti di chiacchiere, partendo dai complimenti sino alla riflessione che non esistono più le scuole di partito e che lo stato da basso impero attuale ne è la prova provata: mi ha sorriso, quando gli ho detto che quel suo show (scritto con Francesco Freyrie, Michela Gallio e Andrea Zalone) è una sorta di macchina del tempo che ci conduce a respirare l’aria che si viveva negli anni in cui Enrico Berlinguer girava con una scorta di ben 7 o 8 persone, tra cui il fiorentino Dante Franceschini e tra il pubblico c’era anche sua nipote. Ma oltre questo gigante buono, Luca Telese ha ben descritto le peculiarità soprattutto umane degli altri ossia Alberto Menichelli, Roberto Bertuzzi, Lauro Righi, Pietro Alessandrelli, Torquato “Otto” Grassi e Alberto Marani: lo show si basava sull’omonimo libro (edito da Solferino nel 2021), dove si racconta la storia degli uomini che hanno composto la scorta storica di Berlinguer, intrecciando vicende pubbliche (come lo strappo con Mosca o l’attentato di Sofia) a testimonianze private e intime del leader comunista. 

Luca Telese si è dimostrato uomo di sostanza, con uno stile tutto suo nel dominare il palco: buona memoria e tante variazioni rispetto al canovaccio predisposto, ma ogni “volo” poi veniva magicamente riagganciato e la trama proseguiva con una sua logica. Unico difetto? Il fatto che molte volte citava personaggi che ha intervistato per scrivere questo libro e (dato il rapporto di amicizia) li chiamava per nome: me ne sono accorto, quando la signora accanto a me ha esclamata …O CHILLE’ STA DARIA? Gli ho detto (a bassa voce) che è la figlia di Giorgio Gaber, ringraziata da Luca Telese per una bellissima registrazione live di un suo brano: come dicevo all’inizio, la musica ha avuto un ruolo importante per la riuscita dello spettacolo. Telese ha citato gli U2 di Where the Streets Have No Name, ha fatto sentire piccoli frammenti di brani, sino ad arrivare a riflettere su Bella Ciao: ascoltarla nella versione originale delle mondine (portata al successo da Giovanna Marini e da Milva), ha ridato dignità a questo canto a livello sociale, soprattutto perché si concludeva con la frase .. Ma verrà un giorno che tutte quante, lavoreremo in libertà ..
Luca Telese: a Firenze il suo show La Scorta di Enrico. Berlinguer e i suoi Uomini
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