Primo Maggio 2026, musica e parole per il lavoro dignitoso: dai Litfiba a Emma Nolde, una piazza che immagina il futuro

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Il Concertone del Primo Maggio 2026 in piazza San Giovanni a Roma si è aperto sotto un sole caldo e davanti a una piazza già gremita, con un’atmosfera che mescolava festa e consapevolezza. A dare il via alla lunga maratona musicale è stata Arisa, che ha scelto di rendere omaggio a Lucio Dalla interpretando “Futura”. Un’apertura intensa, seguita dall’avvio della diretta su Rai 3, RaiPlay e Radio 2 Rai, che ha sancito ufficialmente l’inizio di un’edizione dedicata al tema del lavoro dignitoso, promossa da Cgil, Cisl e Uil. Sul palco, accanto ad Arisa, anche BigMama e l’attore Pierpaolo Spollon, protagonisti di una conduzione che ha alternato musica e riflessione.

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L’esibizione dei Litfiba (foto di Alessandro Sgritta)

Fin dai primi momenti, le parole hanno avuto un peso centrale. “Il lavoro dignitoso significa lavoro sicuro, stabile e ben retribuito”, ha sottolineato Arisa, mentre Spollon ha invitato il pubblico a restare unito dichiarando: “La mia parola per il futuro è ‘vicini’. Dobbiamo stare uniti”. La cantante le ha fatto eco scegliendo la parola “memoria”: “Senza il passato non possiamo fare nulla per il futuro. Non dimentichiamoci mai da dove veniamo”. A fare da apripista alla manifestazione è stato il contest 1MNext 2026, riservato agli emergenti. A vincerlo è stata Bambina, cantautrice venticinquenne della provincia di Cosenza. Il suo brano “Dove vuoi” le ha permesso di trionfare, emergendo da una selezione che quest’anno ha raccolto oltre 1.700  candidature da tutta Italia. Grazie a questa vittoria, l’artista si  aggiudica il premio del valore di 10.000 euro, messo a disposizione  dal Nuovo Imaie. La prima parte del concerto ha visto alternarsi tante nuove proposte, con qualche vecchia conoscenza. Come nel caso di Paolo Belli, che dal backstage ha offerto una riflessione lucida sul rapporto tra generazioni: “Noi ‘vecchi’, noi con i capelli bianchi, abbiamo il dovere di investire sui giovani e di dare dignità al lavoro… È arrivato il momento che noi più grandi cominciamo davvero a investire sui giovani”. Sul palco anche i Santamarea, con un messaggio inclusivo: “Per troppo tempo abbiamo pensato di doverci nascondere. Adesso è il momento di fiorire”. Nel pomeriggio, la piazza si è riempita sempre di più, mentre scorrevano le esibizioni di artisti come Casadilego, Sissi, Roshelle, Dutch Nazari, Silvia Salemi, Okgiorgio, Lea Gavino, Ministri e Angelica Bove. Non sono mancati momenti simbolici, come la maglietta “Disertiamo” mostrata da Casadilego, o l’intervento delle Bambole di Pezza: “Non è musica è una scelta, di restare insieme… possiamo cambiare le cose per un futuro migliore”.

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foto di Alessandro Sgritta

Tra i momenti più significativi della prima parte, ha brillato con particolare intensità Emma Nolde, alla sua prima partecipazione al Concertone. La sua esibizione, che ha incluso “Quello che deve essere sarà” e un brano inedito, è stata accompagnata da un discorso tra i più profondi e politici dell’intera giornata. “Il presente che stiamo vivendo non è per niente rassicurante”, ha detto dal palco, denunciando un mondo in cui “la scienza continua a migliorare la bomba atomica nonostante già adesso abbia la capacità di distruggere l’atmosfera”. Nolde ha invitato il pubblico a recuperare la capacità di immaginare: “Ci hanno insegnato che immaginare è infantile e che sperare è passivo. Io credo invece che siano due verbi da ricominciare a pronunciare per costruire un presente diverso da questo”. Il suo intervento si è chiuso con un appello corale: “Se canto da sola nessuno mi sente, se cantiamo insieme ci sentiranno”. Parole che hanno risuonato forti in una piazza attraversata anche da bandiere e richiami alla pace e alla solidarietà internazionale. Non è mancato un momento simbolico con Delia, che ha reinterpretato “Bella Ciao” spiegando: “Dobbiamo cantarla finché ci sarà qualcuno che decide chi deve vivere e chi deve morire”, e chiarendo la scelta di modificare il testo, sostituendo la parola “partigiano” con “essere umano”: “Non è non prendere una posizione, ma allargare il messaggio… qualcosa che purtroppo succede ancora oggi”.

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L’esibizione di Fulminacci (foto di Alessandro Sgritta)

La seconda parte ha visto salire sul palco nomi molto attesi come Niccolò Fabi, che ha ricordato: “Le parole possono essere detonatori di violenza o amplificatori di pace, che oggi più che mai va praticata”, ed Ermal Meta, che ha citato Tina Anselmi: “La democrazia è tranquillità per i vecchi e speranza per i giovani. È pace”. Tra le performance più riuscite della serata si sono distinti i Litfiba, tornati con la formazione storica. Hanno aperto con l’inedito “17 Re” per poi proseguire con “Tex”, accompagnando la musica con una riflessione di Piero Pelù sulla tragedia di Chernobyl: “Furono mandati 1.057 soccorritori, almeno 47 morirono… la prossima canzone parla di quei lavoratori vittime per un mondo migliore”. Un set potente, capace di fondere memoria e rock. Poi l’affondo sul fascismo: “Benito Mussolini fu sanguinario, fu un dittatore che con i suoi criminali alleati provocò una guerra da 80 mln di morti. Ma fece anche qualcosa di nuovo? Di sicuro no le leggi razziali. Nel 1945 con l’Italia devastata dal fascismo e dalla guerra il duce degli italiani mentre scappava travestito da soldato tedesco fu scoperto dai partigiani e fucilato. Benito Mussolini è un morto sul lavoro ma è un morto sanguinario e traditore”. Infine, la netta presa di posizione sulla Palestina: “Nelle Americhe il genocidio dei pellerossa nativi, in Armenia il genocidio degli armeni, nei campi di sterminio il genocidio degli ebrei, dei rom, dei gay e degli oppositori. In Palestina il genocidio del popolo palestinese, sotto i nostri occhi in tempo reale. Contro ogni colonialismo per il rispetto del diritto internazionale teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulle ong umanitarie impegnate e sulla Global Flotilla. Liberate Sayf e Thiago. Palestina Libera”.

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Bambina, vincitrice di 1MNext 2026 (foto di Alessandro Sgritta)

Molto apprezzata anche l’esibizione di Fulminacci, che ha portato tre brani dal suo ultimo album “Calcinacci”, tra cui “Stupida sfortuna” e “Maledetto me”, confermando la sua capacità di raccontare con leggerezza e profondità le inquietudini contemporanee. La serata è proseguita con momenti di grande intensità e varietà: Riccardo Cocciante, che ha dichiarato “l’uomo è incorreggibile, finita una guerra ne inizia un’altra”, ha poi incantato il pubblico in duetto con Serena Brancale sulle note di “Questione di feeling”. La stessa Brancale ha aggiunto: “Quando difendersi è necessario, la resistenza diventa sopravvivenza”. Sul palco anche Levante, che ha ricordato: “Per un lavoro dignitoso servono persone oneste”, e Sayf con il suo messaggio diretto: “Loro litigano, ma il mondo è nostro”. Tra gli altri protagonisti della serata anche Ditonellapiaga, Emma, Pinguini Tattici Nucleari, Madame, Geolier, Irama, Francesca Michielin, Frah Quintale e Rocco Hunt, fino al gran finale con Arisa e BigMama insieme all’Orchestra Notte della Taranta. Toccante il monologo di Pierpaolo Spollon, che ha ricordato come il lavoro dignitoso debba essere “non solo uno slogan, ma un diritto da pretendere”. Ispirato alla morte del giovane lavoratore Satnam Singh, il testo ha raccontato con intensità e dolore gli ultimi momenti della sua vita, trasformando una tragedia reale in una riflessione potente sulla mancanza di diritti e di umanità nel mondo del lavoro. Mentre Geolier, durante la sua esibizione, ha detto che “da questo palco vengono lanciati tanti messaggi, sono onorato di stare qui e voglio dire qualcosa anche io. Voglio ricordare dei nomi”. Il cantante ha letto i nomi di ragazzi giovanissimi uccisi a Napoli “da un colpo di pistola. Alcuni di loro erano artisti, musicisti come GioGio’ (Giovanbattista Cutolo, dell’orchestra Scarlatti Young). Potevano stare a suonare qua. Ci tengo a dire che nessuno di questi ragazzi aveva a che fare con la camorra!”. Geolier ha poi sottolineato: “la mia e’ una generazione in pericolo ogni giorno. Non vi chiedo un minuto di silenzio ma un applauso per questi ragazzi”. (hanno collaborato Alessandro Sgritta e Giulia Maria Di Dieco).