C’è un momento, all’inizio dell’estate romana, in cui i nomi iniziano a rincorrersi come un’eco che attraversa la Cavea: John Legend, Danny Elfman, Kool & The Gang, Marilyn Manson, Ludovico Einaudi. È da qui che prende forma il Roma Summer Fest 2026, un cartellone che non si limita a elencare concerti ma costruisce una geografia emotiva della musica contemporanea, capace di passare senza soluzione di continuità dal pop globale al jazz, dall’indie alla classica contemporanea.

Presentato in conferenza stampa dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri insieme all’assessore alla cultura Massimiliano Smeriglio e all’amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma Raffaele Ranucci, con la partecipazione di Serena Brancale, Levante e Il Tre, il festival si conferma uno degli appuntamenti centrali dell’estate europea, con oltre settanta spettacoli distribuiti tra giugno e settembre nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, ma anche tra la Sala Santa Cecilia e la Casa del Jazz. Si parte il 13 giugno con Serena Brancale e si entra subito nel vivo il 15 giugno con Niccolò Fabi, mentre il 16 giugno è la volta di Genesis – One Night with the Orchestra. Il 17 giugno arrivano i Kneecap, il 18 giugno Maurizio Battista, il 19, 20, 21 e 22 giugno quattro serate consecutive di Ludovico Einaudi. Il 23 giugno spazio a Marco Castello, il 24 giugno Stefano Nazzi, il 25 giugno l’evento solidale con Elio Germano, il 27 giugno Mari Froes e lo spettacolo Il mondo di Patty, il 28 giugno Mac DeMarco, il 29 giugno Ben Harper e Stefano Bollani, il 30 giugno Devendra Banhart e Paolo Ruffini. Luglio si apre il 1 con Danny Elfman, prosegue il 2 con John Legend – alla prima data del suo tour europeo – il 4 con Ambrogio Sparagna, il 5 con Pat Metheny, il 6 con Anastacia, il 7 con gli Europe, l’8 con Goran Bregović, il 10 con Bresh, l’11 con i Dogstar – il progetto che vede anche Keanu Reeves – il 12 con i Subsonica, il 13 con i Village People, il 14 con Marilyn Manson, il 15 con Diana Krall, il 16 con Max Giusti, il 17 con Johnny Marr, il 18 con Jacob Collier, il 19 con Frah Quintale, il 20 con Marcus Miller e Suzanne Vega, il 21 con Kool & The Gang, il 22 con Two Door Cinema Club, il 23 con Serena Rossi, il 24 con Pink Floyd Legend, il 25 con Gregory Porter, il 26 con Alice, il 28 con Noa, il 29 con Fantastic Negrito e Capo Plaza, il 30 luglio con Angelina Mango, il 31 luglio con Elio e le Storie Tese.

Ad agosto il calendario rallenta ma non perde intensità: il 24 arriva Djo, il 29 Tony Pitony e il 31 i Wilco. Settembre riaccende subito i riflettori con il 1 dedicato alle BINI, il 2 agli Hermanos Gutiérrez, il 3 Sal Da Vinci, il 4 e 5 Fiorella Mannoia, il 6 Il Tre, il 7 Levante, l’8 Tony Boy e Massimo Recalcati, il 9 i Judas Priest, il 10 e 11 I Cani, l’11 anche Marisa Monte, fino al gran finale del 12 e 13 settembre con il ritorno di Dissonanze, che porta a Roma nomi come Björk e Peggy Gou. Dalla conferenza stampa emerge con chiarezza la visione: un festival che non è solo una sequenza di eventi ma un osservatorio sulla contemporaneità musicale. Gualtieri ha parlato di una città trasformata in “un grande palcoscenico”, mentre Smeriglio ha sottolineato la capacità dell’Auditorium di intrecciarsi con altri spazi e linguaggi. Ranucci ha insistito sui numeri e sul pubblico giovane, segnale di un ricambio reale e non dichiarato. In questo equilibrio tra grandi ritorni, uniche date italiane e nuove traiettorie, il Roma Summer Fest continua a costruire un racconto coerente della musica di oggi, dove una leggenda del funk può convivere con una star globale, un progetto indie con una colonna sonora, e un pubblico sempre più trasversale trova, sera dopo sera, il proprio spazio sotto il cielo di Roma.