Vinicio Capossela porta Dylan Thomas su Radio 3

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Con “L’infanzia del mondo. Dentro il bosco di latte con Dylan Thomas”, Vinicio Capossela inaugura la stagione di Radio 3 Rai al Salone Internazionale del Libro di Torino trasformando la radio in un luogo di evocazione poetica, memoria collettiva e teatro dell’immaginazione. L’appuntamento di mercoledì 13 maggio, alle ore 20.30, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino non è soltanto uno spettacolo dal vivo, ma la prima immersione pubblica dentro “Sotto il Bosco di Latte”, il radiodramma ideato dal cantautore e liberamente ispirato a “Under Milk Wood”, il capolavoro radiofonico che Dylan Thomas scrisse nel 1953 per dare voce a un intero villaggio, ai suoi sogni, alle sue ossessioni e alle sue fragilità.

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foto di Charlélie Marangé

Capossela raccoglie quell’eredità e la trasporta in una dimensione personale, italiana e profondamente comunitaria. Al centro del progetto c’è infatti anche la figura di Renato Striglia, storico dj radiofonico torinese e amico dell’artista, che da tempo coltivava il desiderio di realizzare una propria versione italiana dell’opera di Thomas. Dopo la morte di Striglia nel novembre 2020, Capossela ha deciso di portare a termine quel sogno seguendone intuizioni, appunti e suggestioni, trasformando il radiodramma in un’opera dedicata alla memoria e alla persistenza delle voci. Ne nasce un lavoro corale monumentale, costruito attraverso cinquantasei interpreti che danno vita a una comunità sonora pulsante e visionaria. Accanto alle voci narranti di Capossela e Paolo Rossi, il cast riunisce figure distantissime tra loro ma sorprendentemente armoniche nello spazio del racconto: Ornella Vanoni, Alessandro Bergonzoni, Stefano Bollani, Geppi Cucciari, Luciana Littizzetto, Nada, Patty Pravo, Roy Paci, Mauro Ermanno Giovanardi, Marisa Laurito, Ermanna Montanari e molti altri. È una polifonia che restituisce il senso più autentico dell’opera di Thomas: la vita di una piccola comunità come specchio universale dell’umanità. “Under Milk Wood” raccontava ventiquattro ore nel villaggio immaginario di Llaregub, una località gallese sospesa tra il mare, il sogno e la memoria. Non c’era una vera trama, ma il continuo affiorare di desideri, paure, ironie e nostalgie. Capossela conserva questa struttura liquida e corale, alleggerendo l’ossatura originale e lavorando soprattutto sull’atmosfera, sulla musicalità delle parole e sulla prossimità emotiva dei personaggi. I nomi mutano, diventano più familiari, più vicini alla nostra tradizione orale e popolare, ma resta intatto il cuore del poema: il brulicare della vita, la sua dolcezza e la sua decomposizione, il confine sottile tra vivi e morti.

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La radio, in questo progetto, non è soltanto un mezzo ma un vero linguaggio poetico. “Sotto il Bosco di Latte” vive di suoni, respiri, pause, rumori e canzoni originali composte da Capossela appositamente per il radiodramma. Brani come “Canzone di Polly”, eseguita in duetto con Nada, “Ricordati di Rosie”, “Lilly allo specchio” e “Spazza il mio camino” amplificano il carattere onirico e popolare dell’opera, intrecciando ballate, canti da osteria, malinconie amorose e richiami alla tradizione orale europea. La musica non accompagna semplicemente il testo: ne diventa parte integrante, una corrente emotiva che trascina lo spettatore dentro il bosco di latte evocato dal titolo.

Lo spettacolo torinese rappresenta così un’anteprima immersiva del radiodramma che Radio3 trasmetterà dal 25 al 29 maggio all’interno di “Ad Alta Voce” e successivamente in versione integrale il 3 giugno durante “Radio3 Suite”. Sul palco, Capossela dialogherà con Pietro Del Soldà ripercorrendo la lunga gestazione dell’opera e ne presenterà alcuni estratti dal vivo insieme a Nada, Paolo Rossi e ai musicisti Raffaele Tiseo e Vincenzo Vasi. Sarà un attraversamento della parola poetica e della memoria radiofonica, ma anche un omaggio a Torino, città intimamente legata alla storia del progetto e alla figura di Renato Striglia. La scelta di Radio3 di aprire il Salone del Libro con un’opera così anomala e stratificata appare significativa. In un tempo dominato dalla velocità delle immagini, “Sotto il Bosco di Latte” rimette al centro l’ascolto e l’immaginazione. È un lavoro che chiede attenzione, abbandono e partecipazione emotiva. Non punta alla linearità narrativa, ma alla creazione di un paesaggio umano in cui ogni voce, anche la più marginale, trova spazio e dignità. Nelle parole dello stesso Capossela, il bosco di latte è “il canto alla vita dell’umanità”. Un universo dove i morti continuano a parlare ai vivi, dove il sogno si mescola alla realtà e dove la memoria diventa una forma di resistenza all’oblio. È probabilmente questo il nucleo più profondo del progetto: ricordare che esistiamo attraverso le storie, le voci e le comunità che ci attraversano. E che la radio, ancora oggi, può essere il luogo perfetto per custodirle.