Non è una canzone che si ascolta con leggerezza; è un pezzo che si subisce, nel senso più artistico e catartico del termine. Già dalle prime battute, il testo si muove dentro scenari ruvidi, cinematici e profondamente visionari. Il conflitto descritto dagli NFF non si limita a una battaglia esterna, sociale o generazionale, ma scava sottopelle, trasformandosi in una guerra interiore. Il singolo nasce proprio da questa frattura insanabile, da una condizione di cattività emotiva e spirituale in cui la paura sembra prendere il sopravvento e l’orizzonte si fa sempre più stretto e chiuso.
In questo brano il linguaggio smette di essere pura astrazione e si fa materia pesante, quasi tangibile. Ascoltando le liriche sembra di toccare gli elementi di una realtà in pezzi: fango, sangue, piombo, fuoco e schegge. Sono immagini dure, taglienti, che rievocano una normalità “rotta”, un quotidiano letteralmente travolto e deformato da una forza oscura e feroce. Sottolinea il nostro fondatore Giancarlo Passarella .. Quanta emozione con il precedente (A)normale, un brano scomodo, ma necessario. Non consola, non alleggerisce. Interroga. Complimenti dunque Federico Favaro (batteria), Nicola Falsone (basso) e Francesco Scalcon (chitarra e voce) ..
NFF con Onda di Male, una riflessione sulla fragilità dell’essere umano
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