La Bulgaria scrive la storia e conquista per la prima volta l’Eurovision Song Contest. A trionfare sul palco della Wiener Stadthalle di Vienna è stata Dara con “Bangaranga”, il brano che, contro i pronostici della vigilia, è riuscito a convincere sia le giurie nazionali sia il televoto europeo. Per Sofia si tratta di un successo storico: il Paese, presente all’Eurovision dal 2005, non aveva mai vinto la competizione e finora aveva ottenuto come miglior risultato il secondo posto del 2017 con Kristian Kostov.

Classe 1998, già volto noto della scena pop bulgara e coach di “The Voice of Bulgaria”, Dara ha portato in gara un pezzo dal forte impatto visivo e sonoro. La cantante ha spiegato sui social che “Bangaranga”, ispirata ai rituali tradizionali dei kukeri, rappresenta “il momento in cui scegli l’amore invece della paura”, trasformando ansie e fragilità interiori in energia positiva. Alle spalle della Bulgaria si è piazzato Israele con Noam Bettan, protagonista però di una finale segnata ancora una volta dalle tensioni politiche legate al conflitto a Gaza. Durante l’esibizione del cantante israeliano si sono sentiti alcuni fischi all’interno dell’arena, contestazioni aumentate al momento dell’assegnazione dei voti del pubblico che hanno spinto Israele fino al secondo posto. Bettan, al termine della performance, ha inoltre pronunciato sul palco lo slogan “Am Yisrael Chai”, violando di fatto il regolamento che vieta messaggi politici durante la gara. L’edizione 2026 dell’Eurovision si è confermata così divisa tra spettacolo musicale e clima di protesta. Cinque Paesi – Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia – hanno scelto di disertare l’evento in segno di dissenso verso la partecipazione israeliana, mentre nel pomeriggio migliaia di persone hanno preso parte a una manifestazione pro Palestina per le strade di Vienna. Anche l’Ucraina ha rinnovato sul palco il proprio messaggio politico con il tradizionale “Slava Ukraini!” pronunciato dalla cantante Viktorija Leléka.

Buon risultato per l’Italia, che chiude al quinto posto con Sal Da Vinci e la sua “Per sempre sì”. Il cantante napoletano arrivava alla finale forte del successo ottenuto dopo la vittoria al Festival di Sanremo e di numeri importanti sulle piattaforme digitali, dove il brano ha superato i 60 milioni di streaming diventando uno dei fenomeni musicali italiani più ascoltati in Europa negli ultimi mesi. “Porterò il vostro amore con me per sempre. Grazie”, ha scritto l’artista sui social subito dopo la finale. Per sostenere la partecipazione italiana era presente a Vienna anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, in un’ottica di promozione internazionale della musica italiana e del turismo musicale. Nonostante le aspettative elevate, l’Italia non è riuscita a entrare nella top 3, dominata oltre che dalla Bulgaria e da Israele anche dalla Romania, terza classificata. Deludono invece la Finlandia, indicata da molti come favorita della vigilia ma soltanto sesta, e l’Australia, ferma al quarto posto. Lo show viennese ha confermato tutti gli ingredienti tradizionali dell’Eurovision: scenografie spettacolari, giochi di luce, fuochi ed esibizioni sopra le righe. Tra gli artisti più discussi il greco Akylas, soprannominato “uomo gatto”, la svedese Felicia con la sua mascherina glitterata e il britannico Look Mum No Computer, arrivato ultimo con una performance volutamente eccentrica. Molto apprezzati anche il moldavo Satoshi con “Viva, Moldova!” e la rumena Alexandra Capitanescu con “Choke Me”. Curioso anche il dato del televoto italiano: per il pubblico italiano il vincitore ideale sarebbe dovuto essere la Moldavia, davanti a Romania e Israele. La Bulgaria, poi vincitrice assoluta dell’Eurovision 2026, si è fermata soltanto al sesto posto nelle preferenze espresse dall’Italia. Invece, la giuria italiana dell’Eurovision Song Contest 2026 era composta dal produttore di eventi Angelo Bonelli, dal maestro Enrico Cremonesi, dalla coreografa Dalila Frassanito, dalla giornalista Giorgia Belfiore, dalla speaker radiofonica Nicole Angelozzi, dalla cantante Angelica Bove e da Roberto Paolillo del coordinamento artisti del Festival di Sanremo.