La Classe Dirigente: siamo dei battitori liberi

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A distanza di un anno dall’uscita del loro esordio “Termini di una resa”, abbiamo incontrato i catanesi La Classe Dirigente, per sentire come procede la diffusione del loro messaggio di musica e cultura, sempre slegati dalla massa, da autentici battitori liberi. Pur in un circuito di autonomia, non mancano alcune ispirazione, magari non volute, da Ivan Graziani a Rino Gaetano, per un misto di atmosfere rock e una certa ironia caustica. Risponde la band al completo: Giovanni Scuderi (voce), Alfio Musumeci (batteria), Francesco Gueli (chitarre) e Gianpiero Leone (basso). Con La Classe Dirigente prosegue la grande tradizione di musicisti catanesi originali e ispirati.

Partiamo dal nome, apparentemente semplice, ma mi incuriosisce la vostra scelta. Che significato gli date? È una critica o accettazione di una realtà? La classe dirigente è un organigramma che sta sopra le parti, sopra la politica e le istituzioni. Uno sguardo sincero sulle cose, distaccato, quasi verista che non giudica, ma racconta senza prendere parti. Un po’ come è nella nostra indole. Vogliamo essere dirigenti di una certa classe, cercando di fare musica per bene, non lasciando nulla al caso. Quindi è più una critica velata, un titolo sarcastico. 

Come vi confrontate con la scena italiana rock? Pensate di farne parte o in qualche modo vi muovete da battitori liberi? Sicuramente ci muoviamo da battitori liberi, perché non ci importa molto di ciò che succede nell’ambito musicale indipendente e fortunatamente non ne siamo legati più di tanto. Viviamo la nostra musica con una forte connotazione personale e preferiamo seguire una nostra profonda ispirazione intima che guardare altrove. 

Vedo che vi date da fare molto in concerto, che in fondo è l’unico vero modo per diffondere la propria musica. Dove vi conoscono poco, come venite accolti generalmente? I concerti rappresentano la vera prova del 9 per una band.  Puoi avere migliaia di follower sui social e non fare un punto ai concerti. Noi abbiamo dei fedelissimi che ci seguono. Pochi ma buoni. Per ora ci va bene così, anche perché riusciamo a vendere anche qualche disco sulla base di un’intimità che si crea davanti 15/20 persone. In locali per 10.

Come lavorate sulla costruzione dei pezzi. Mi affascina l’incastro naturale tra musica e parole, e considerando che i vostri testi non sono sempre banalmente metrici, immagino che avete fatto un lavoro di incastro importante. I testi sono una parte fortemente attrattiva di un progetto. Con i testi ti fai riconoscere. Se hai qualcosa da dire, meglio. Noi cerchiamo di focalizzarci sui rapporti, la crescita personale e argomenti consapevoli. E ci fa piacere che tutto ciò non sia per tutti. 

Cenni biografici. La Classe Dirigente è una band rock di Catania nata nel 2024 dalle ceneri dei Nadiè, formazione attiva dal 2005. La formazione rimane invariata. Il classicismo dei primi anni 90 si fonde alle liriche d’autore, creando una commistione di generi che spazia da Battiato ai Wilco, da Fossati agli Elbow, da Benvegnù ai Mercury Rev con una forte propensione per un post rock di fondo che ne richiama le sonorità. Nel 2011 esce il primo disco (a nome Nadiè), “Questo giorno il prossimo anno”, autoprodotto. Disco molto tenue, introspettivo che si aggiudica i favori della critica.  Nel 2017 esce il secondo album, (a nome Nadiè) “Acqua alta a Venezia”, (Terre Sommerse/La chimera dischi). Disco rabbioso, dai toni dissacranti, accolto benevolmente dalla critica. Nel 2025 esce il loro album d’esordio a nome La Classe Dirigente, dal titolo “Termini per una resa” (Vrec/Believe) a cura dei produttori Toni Carbone e Roberto Vernetti.