23 Maggio: la musica di Bungaro per ricordare Antonio Montinaro e la strage di Capaci

Tempo di Lettura: 3 minuti

A 34 anni dalla strage di Capaci, la memoria torna a intrecciarsi con la musica grazie a “23 Maggio”, la composizione firmata da Bungaro dedicata ad Antonio Montinaro, caposcorta e uomo di fiducia del giudice Giovanni Falcone. Un brano strumentale intenso e doloroso che nasce dal bisogno di trasformare il ricordo in testimonianza, riportando al centro una delle ferite più profonde della storia italiana contemporanea.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Giovanni-Falcone.jpg
Foto di Tony Gentile

Il 23 maggio 1992, alle 17.58, cinquecento chili di tritolo fecero esplodere un tratto dell’autostrada che collega Palermo a Capaci. Nell’attentato persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Una tragedia che sconvolse il Paese e che ancora oggi rappresenta il simbolo della violenza mafiosa contro lo Stato e contro l’idea stessa di giustizia. Per Bungaro quella data coincide anche con un ricordo personale e indelebile. Il cantautore brindisino racconta infatti di aver compiuto ventotto anni proprio quel giorno. Stava preparando i festeggiamenti quando la televisione interruppe la programmazione con la notizia della strage. Da allora, spiega, il senso di impotenza e di ingiustizia provato in quelle ore non lo ha mai abbandonato. “L’attentato aveva disintegrato il sogno di un paese onesto”, ricorda oggi l’artista. Molti anni dopo, il destino lo porta a incontrare Matilde Montinaro, sorella di Antonio. Da quell’incontro nasce un legame profondo e sincero. È lei a chiedergli di scrivere una musica che possa custodire la memoria del fratello. Dopo diversi tentativi prende forma “23 Maggio”, una composizione realizzata insieme a Max Calò e arricchita dai fiati del jazzista Raffaele Casarano. Il brano si apre con la voce autentica di Antonio Montinaro, tratta da un’intervista rilasciata poco prima della morte. Parole diventate nel tempo un manifesto di coraggio civile: “La paura è qualcosa che tutti abbiamo. Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. È un sentimento umano. È la vigliaccheria che non si capisce”. Una riflessione lucida e profondamente umana che restituisce il volto di un uomo consapevole del rischio, ma deciso a non arretrare.

L'immagine attuale non ha un testo alternativo. Il nome del file è: Bungaro-2026-scaled.jpg
Foto di Tony Gentile

Alla voce di Montinaro segue quella della sorella Matilde, che legge una lettera intensa e struggente indirizzata ad “Antò”. Il racconto ripercorre gli ultimi istanti prima dell’esplosione e il vuoto lasciato da quella tragedia: un dolore privato che si trasforma in memoria collettiva. Le sue parole evocano il boato, la terra che trema, le lamiere distrutte, ma soprattutto la frattura irreversibile che quel giorno provocò nelle vite di chi restò. Il video di “23 Maggio”, montato da Massimiliano Mammarella, accompagna la composizione con immagini essenziali e cariche di significato, rafforzando il senso di raccoglimento e memoria che attraversa l’intero progetto. La composizione è contenuta in “Fuoco Sacro”, il nuovo album di inediti di Bungaro, un lavoro che conferma ancora una volta la sensibilità artistica di uno degli autori più raffinati della musica italiana. Nella sua lunga carriera, iniziata nel 1988 con la partecipazione al Festival di Sanremo, Bungaro ha attraversato mondi artistici diversi, dalla canzone d’autore al cinema, dal teatro alla produzione musicale. Ha collaborato con artisti italiani e internazionali come Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Marco Mengoni, Alejandro Sanz e Youssou N’Dour, ottenendo riconoscimenti importanti tra cui Premi della Critica a Sanremo, Premi Lunezia e candidature ai David di Donatello. Con “23 Maggio”, però, la musica supera il confine artistico e si fa memoria civile. Non soltanto un omaggio ad Antonio Montinaro, ma anche un invito a non dimenticare il sacrificio di chi ha scelto di servire lo Stato fino all’ultimo giorno della propria vita.