È morto a 95 anni Sonny Rollins, uno dei più grandi protagonisti della storia del jazz moderno e tra gli ultimi giganti dell’epoca bebop ancora in vita. Il celebre sassofonista si è spento nella sua abitazione di Woodstock, nello Stato di New York, dopo anni segnati da problemi di salute che lo avevano progressivamente allontanato dalle scene.

Considerato una figura centrale del jazz del Novecento, Rollins ha attraversato oltre mezzo secolo di musica reinventandosi continuamente. Il suo stile potente, libero e imprevedibile ha influenzato generazioni di musicisti, consacrandolo accanto a nomi immortali come John Coltrane e Charlie Parker tra i sassofonisti più importanti di sempre. Fin dagli esordi dimostrò un talento fuori dal comune. Ancora adolescente entrò nell’orbita di Thelonious Monk e poco dopo collaborò con artisti del calibro di Miles Davis e Bud Powell, imponendosi rapidamente sulla scena jazz americana. La sua carriera, però, fu segnata anche da momenti difficili. Negli anni Cinquanta combatté una pesante dipendenza dall’eroina che lo portò a diversi arresti e a periodi di forte crisi personale. Dopo un percorso di riabilitazione riuscì a riprendere in mano la propria vita e trovò nella musica una nuova dimensione spirituale e artistica. Il ritorno sulle scene coincise con alcune delle opere più importanti della sua carriera. Nel 1956 pubblicò Saxophone Colossus, considerato ancora oggi uno dei dischi fondamentali della storia del jazz. In seguito rivoluzionò ulteriormente il suo linguaggio musicale sperimentando formazioni innovative e sonorità sempre nuove, senza mai adagiarsi sul successo raggiunto. Celebre anche per il suo perfezionismo, Rollins si prese più volte lunghe pause dalla musica per dedicarsi allo studio e alla ricerca personale. Rimane famosa la scelta di ritirarsi temporaneamente dalle scene alla fine degli anni Cinquanta per esercitarsi in solitudine nei pressi del ponte di Williamsburg, a New York, lontano dai riflettori e dalle aspettative del pubblico. Negli anni successivi continuò a pubblicare album apprezzati dalla critica e a esibirsi in tutto il mondo. Anche il pubblico rock imparò a conoscere il suo talento grazie alla collaborazione con i The Rolling Stones nell’album “Tattoo You”, che include il celebre assolo di sax nel brano “Waiting on a Friend”. Negli anni Duemila ottenne nuovi riconoscimenti, vincendo diversi Grammy e confermando la propria statura artistica anche in età avanzata. La fibrosi polmonare lo costrinse infine al ritiro definitivo: l’ultimo concerto risale al 2012, mentre dal 2014 smise completamente di esibirsi. Nonostante la fama mondiale, Rollins ha sempre continuato a definirsi “un artista in continua evoluzione”, convinto di non aver mai smesso davvero di imparare. La sua musica, sospesa tra tecnica straordinaria, libertà creativa e ricerca spirituale, lascia un’eredità immensa nella storia del jazz contemporaneo.