Da sempre attenti a trasformare la musica in uno strumento di riflessione e sensibilizzazione, gli UDS Rock continuano il loro percorso artistico affrontando temi complessi e profondamente umani. Dopo aver raccontato la crisi del mondo dello spettacolo nel periodo post-pandemico e aver acceso i riflettori sulla violenza di genere, la band torna con “Causa effetto”, un brano che esplora con sensibilità e autenticità il delicato universo dell’adozione e dell’affido familiare. Attraverso un linguaggio diretto, sonorità rock contaminate dall’elettronica e un videoclip ricco di simbolismi, gli UDS Rock raccontano la costruzione di un legame che nasce dall’ascolto, dalla pazienza e dalla capacità di comunicare oltre le parole. Abbiamo incontrato Alessandro “Dandy” Bocchino, Nicola “SlowNick” Marchitelli, Luca “Last” Pintus, Alessandro “Xela” Bocola e Fabio “Sberla” Manavella per parlare del nuovo singolo, del valore dell’impegno sociale nella musica e dei progetti futuri della band.

“Causa effetto” affronta il tema della comunicazione nelle famiglie adottive con grande delicatezza: come è nata l’idea del brano e cosa vi ha spinto a raccontare proprio questa realtà?
Last: Diciamo che ci piace complicarci la vita! Dopo aver trattato la crisi dello spettacolo post-Covid con “Movimento” e la violenza di genere in “Sa di plastica”, volevamo scavare ancora più a fondo nelle relazioni umane. L’idea è nata guardandoci intorno: l’adozione e l’affido sono realtà enormi, ma spesso circondate da un silenzio radio imbarazzante. Volevamo esplorare non tanto l’aspetto burocratico dell’adozione, quanto la “fase due”: cosa succede quando ti trovi faccia a faccia con un bambino che diventerà tuo figlio ma che, di fatto, ancora non conosci, e devi costruire un canale di comunicazione da zero? Musicalmente cercavamo un contrasto: una base rock-elettronica potente, arrangiata come di consueto dalla Cetra Productions, che facesse da contrappeso a un testo quasi sussurrato, intimo. È la nostra “causa effetto”: l’energia del rock applicata alla delicatezza di un abbraccio!
Nel videoclip l’aeroplanino di carta diventa un simbolo molto forte di dialogo e relazione. Come avete costruito questo immaginario e quanto conta per voi il linguaggio visivo nella vostra musica?
Dandy: Per noi il linguaggio visivo non è un accessorio, è il 50% del pezzo. Se ci togliete i video, ci togliete mezza anima! Fin dai tempi di “La corriera stravagante”, nel 2017, usiamo i videoclip per fare narrazione. Per “Causa effetto”, insieme ai ragazzi di Knowhere Studios, cercavamo un’immagine che non fosse la solita metafora trita e ritrita. L’aeroplanino di carta è perfetto per rappresentare le parole: per farlo volare ci metti impegno, lo lanci verso l’altro e non sai mai se cadrà a metà strada o se farà centro. Rappresenta quel tentativo continuo di dire: “Ehi, io sono qui, ti sto parlando”. Diciamo che abbiamo consumato qualche risma di carta in studio prima di trovare la traiettoria giusta, ma ne è valsa la pena!

Il passaggio dal bianco e nero ai colori trasmette un senso di crescita e rinascita. Qual è il messaggio più importante che vorreste arrivasse al pubblico dopo aver visto il video?
Sberla: Che l’ascolto e l’empatia sono i veri “colorizzatori” della vita. Il video gioca sul passaggio cromatico per raccontare la nascita di un legame, concetto coerente anche con la splendida copertina che ci ha regalato Daniela Balbiano realizzando per noi il quadro “Appesi al silenzio”: uno sfondo di blocchi coloratissimi che incornicia una figura in bianco e nero sospesa nel vuoto dell’incomprensione. Il messaggio è lo stesso: non abbiate paura dei silenzi iniziali; con la pazienza e l’amore, l’armonia arriva. Un po’ come quando si inizia a comporre una nuova canzone!
Avete coinvolto direttamente bambini adottati e famiglie reali nel progetto: che tipo di esperienza umana è stata lavorare così a stretto contatto con loro?
SlowNick: È stata una batosta emotiva clamorosa, nel senso più bello del termine. Quando giri un video con attori professionisti sai cosa aspettarti sul set. Ma quando arrivano i bambini e le famiglie reali, salta qualsiasi schema da copione. C’è stata una purezza disarmante. Sul set si respirava un’elettricità strana: noi, abituati ai volumi alti degli amplificatori, ci siamo ritrovati a fare i conti con la potenza dei loro sguardi. Ci hanno dato una lezione di rock’n’roll senza nemmeno toccare una chitarra.
Negli anni gli UDS Rock hanno sempre cercato di coniugare musica e contenuti sociali. Quanto è importante per voi usare il rock anche come strumento di sensibilizzazione?
Last: Per noi è l’unica via possibile. Partecipare a Sanremo Rock nel 2017 ci ha aperto gli occhi su quante band sappiano suonare bene, così abbiamo deciso che volevamo essere “utili”, non solo rumorosi. Il rock è nato come musica di rottura e di protesta; oggi, secondo noi, fare rock significa accendere i riflettori su chi non ha voce. Collaborare con enti pubblici, associazioni e fondazioni non è un’operazione di facciata. Ci piace pensare che, se qualcuno scarica un nostro pezzo, oltre a muovere la testa a tempo, si porti a casa un dubbio, una riflessione. Altrimenti avremmo fatto musica d’ascensore, che è decisamente meno faticosa!

In passato avete collaborato con Dodi Battaglia: che ricordo conservate di quell’esperienza e cosa vi ha lasciato artisticamente e umanamente lavorare con una figura così importante della musica italiana?
Sberla: Un sogno a occhi aperti. Nel 2022 gli abbiamo fatto ascoltare la nostra versione di “Chi fermerà la musica”. La cosa pazzesca è che il nostro arrangiamento, nel quale avevamo stravolto la metrica e cambiato gli accordi, lo ha stupito a tal punto da convincerlo a salire in Piemonte e girare il video con noi tra le colline del Monferrato per due giorni. Umanamente è stato un gigante di professionalità e umiltà: si è prestato al gioco con un entusiasmo incredibile, tanto da farsi nominare ufficialmente “Ambasciatore del Monferrato”. Ci ha lasciato la lezione più importante: più sei grande come artista, meno te la tiri.
“Causa effetto” sta ottenendo migliaia di visualizzazioni e molte condivisioni online. Vi aspettavate una risposta così forte da parte del pubblico? E quali sono i primi progetti degli UDS Rock?
Xela: Speravamo che il pezzo piacesse, ma una risposta così virale e calorosa, onestamente, ci ha travolti. Quando vedi che il video viene condiviso non solo dagli appassionati di musica, ma anche da associazioni, genitori e addetti ai lavori, capisci che hai toccato il tasto giusto. Per il futuro? Beh, siamo nel pieno del 2026, la nostra identità pop-rock indipendente è più solida che mai e le nostre colline del Monferrato e delle Langhe hanno ancora troppi scorci UNESCO che non abbiamo filmato! Sicuramente continueremo a portare “Causa effetto” in tour quest’estate e stiamo già lavorando a nuovi arrangiamenti in studio per non perdere questo flusso elettro-rock. Nuovi brani e nuove collaborazioni sono già nel cassetto, quindi restate sintonizzati, perché non abbiamo nessuna intenzione di abbassare il volume!