Il tripudio di Palermo alla Nona di Beethoven

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L’ovazione del Teatro Massimo è stata il giusto riconoscimento a un’esecuzione impeccabile e appassionata.

Nir Kabaretti e l'Orchestra del Teatro Massimo di Palermo

Anticipata dal De profundis di Čiurlionis, la sinfonia diretta a memoria da Nir Kabaretti ha ben palesato l’amalgama tra potenza e soavità, precipuo nell’opera originale. Il Maestro ha infatti optato per un diligente equilibrio tra vigore ritmico e lettura intimista.

La precisione tecnica dell’Orchestra del Teatro Massimo è stata evidente pur nelle numerose insidie che la Corale presenta per agogica e ritmo. Una prova ineccepibile di tecnica e anima, specialmente nella burrascosa fuga e nell’impetuoso contrappunto del Secondo movimento, uno Scherzo insolitamente collocato dal compositore prima dell’Adagio. E l’esecuzione è proseguita senza imprecisioni fino al dilagante tripudio finale delle masse sonore con il Coro del Teatro Massimo egregiamente diretto da Salvatore Punturo e con gli encomiabili solisti Thomas Tatzl (basso-baritono), Maria Mudryak (soprano), Nino Surguladze (mezzosoprano) e Antonio Poli (tenore).

Sì, perché non sono solo le parole dell’Inno alla gioia di Schiller ad esaltare la solidarietà tra i popoli, ma è in primis la musica della Nona, nelle intenzioni dell’autore – nonché nell’esito artistico, ça va sans dire – a creare il collegamento tra via individuale e collettiva. Ed è per questo che la giusta interpretazione richiede intrinsecamente e più d’ogni altra opera che l’orchestra sia impeccabile nei singoli e allo stesso tempo perfetta come unica entità di fusione tra le parti. A modello di tale biunivocità assurge il Quarto movimento che, coniugando i temi precedenti, si fa uno e quaterno nello scambio reciproco di riferimenti e nella maestosa celebrazione della gioia.

L’ultima sinfonia del genio di Bonn genera ottimismo nelle possibilità dell’Uomo, esprimendo quel significato di grande speranza che un artista già ormai audioleso ha voluto trasmettere ai posteri. È un’esortazione alla fratellanza, ribadita ieri dal messaggio introduttivo che i musicisti del Massimo hanno rivolto al pubblico: una dichiarazione ecumenica di pace attraverso la musica. Anche in questo, ancora oggi, Beethoven supera le barriere della tradizione. Non solo musicale.

Stasera, 10 giugno, si ripete alle 20:30.

ph © rosellina garbo