Roma ha accolto Luciano Ligabue in una serata destinata a rimanere tra i momenti più significativi del suo 2026. Lo Stadio Olimpico ha ospitato venerdì 12 giugno 2026 la prima vera data del tour celebrativo “La notte di certe notti“, un progetto che segna i trent’anni di una delle canzoni più rappresentative della sua carriera e che arriva dopo la data zero andata in scena a Bibione il 5 giugno. Davanti a oltre 54 mila persone, il rocker di Correggio ha dato vita a uno spettacolo costruito come un viaggio attraverso la sua storia artistica, alternando grandi classici, riflessioni sul presente e momenti di forte impatto visivo.

L’attesa è stata scandita da una lunga introduzione scenica. Sugli schermi è comparso Little Taver, il celebre personaggio che interpreta Kingo in “Radiofreccia”, impegnato a giocare con un gigantesco pallone raffigurante il pianeta Terra. Le immagini erano accompagnate dalle note della “Traviata” e del “Requiem: Dies Irae” di Giuseppe Verdi. Sul grande schermo centrale il mondo emergeva da uno sfondo nero mentre scorrevano immagini dell’attualità internazionale, disposte come satelliti attorno al globo. La narrazione visiva mostrava Little Taver correre inseguito dalla sfera terrestre, creando un suggestivo intreccio tra memoria cinematografica, cronaca e simbolismo. Quando Ligabue ha fatto il suo ingresso sul palco, l’accoglienza del pubblico è stata immediata e travolgente. Chitarra in mano e palco ancora immerso nell’oscurità, il cantante ha ricevuto un lungo applauso prima che le luci arancioni e bianche illuminassero la scena. L’apertura è stata affidata a “Balliamo sul mondo”, uno dei brani che hanno segnato il suo esordio discografico, seguita da “Marlon Brando è sempre lui”. Solo dopo i primi pezzi il cantautore ha salutato il pubblico dicendo: “Questa sera ci daranno manforte tutti i chitarristi che hanno suonato con me nella mia carriera, per cui vedrete un gran via vai di chitarristi per tutta la serata. Abbiamo cominciato con due pezzi del primo album, direi di andare avanti un po’ con quell’album lì!”.

La prima parte del concerto è stata infatti dedicata al disco d’esordio “Ligabue”. Sono arrivate “Non è tempo per noi” e “Piccola stella senza cielo”, eseguite con il cantautore al centro della scena, in una dimensione particolarmente raccolta rispetto alla grandezza dello stadio. Il momento del reprise ha portato invece Ligabue e Max Cottafavi lungo la passerella che si estendeva verso il prato, accorciando ulteriormente le distanze con il pubblico. Successivamente lo spettacolo è entrato nella fase dedicata a “Miss Mondo”. A fare da raccordo tra le diverse epoche musicali è stato ancora una volta Little Taver, apparso sul palco con un enorme jukebox che cercava inutilmente di distruggere prima con un martello e poi con una sega elettrica. Intanto sugli schermi scorrevano immagini tratte dai videoclip dell’album pubblicato nel 1999, fino alla comparsa della celebre copertina del disco. In questo segmento della serata sono state eseguite “Si viene e si va” e “L’odore del sesso”. Poi Ligabue ha scelto di introdurre uno dei momenti più intensi del concerto. Rivolgendosi agli spettatori ha ricordato il contesto storico nel quale nacque una delle sue canzoni più impegnate: “Mentre stavo registrando ‘Miss Mondo’, era il periodo della guerra particolarmente cruenta nella ex Jugoslavia. Io e altri miei due amici abbiamo scritto una canzone che valeva allora tanto quanto vale oggi, oggi forse ancora di più, e che fa così”. Con la chitarra acustica tra le mani ha quindi eseguito “Il mio nome è mai più”. Durante il ritornello il palco si è colorato di rosso e sugli schermi sono apparsi messaggi contro le guerre e i massacri in corso nel mondo, con riferimenti a Gaza, Ucraina e Sudan. Un passaggio che ha trasformato per qualche minuto il concerto in una presa di posizione civile e umana, coerente con una delle linee narrative più presenti nella produzione artistica del rocker emiliano. Le atmosfere sono poi cambiate radicalmente con “Una vita da mediano”. Le immagini in bianco e nero di bambini che giocavano a calcio hanno accompagnato un brano che continua a rappresentare uno degli inni più amati del repertorio di Ligabue. A seguire sono arrivati “Sulla mia strada” e una serie di canzoni tratte da “Fuori come va?”, tra cui “Tutti vogliono viaggiare in prima”, “Ti sento”, “Eri bellissima” e “Questa è la mia vita”. Uno dei momenti più emozionanti della serata è arrivato quando il cantautore ha raccontato il valore personale di “Sogni di rock’n’roll”. Prima di eseguirla ha dichiarato: “C’è sempre una canzone che deve far partire qualcosa. In certi casi, a far partire tutte le altre, come nel mio. È dovuta uscire una canzone precisa dopo che ne avevo scritte altre che non valevano niente, perché poi alla fine avessi voglia di scrivere canzoni veramente. Quindi, sono particolarmente debitore a questa canzone che mi è uscita una domenica pomeriggio di tanti anni fa e che parlava del sabato sera precedente. È questa qua”. Poco dopo è stato il momento dell’inedito “Nessuno è di qualcuno”, brano scritto a sostegno della Fondazione Una Nessuna Centomila. Introducendo la canzone, Ligabue ha spiegato: “Adesso vi facciamo sentire l’ultima canzone che ancora non è uscita, ma l’abbiamo già fatta dal vivo un po’ di tempo fa. È una canzone che io voglio dedicare a tutte le donne e le ragazze che hanno subito un qualsiasi tipo di violenza e in Italia, a quanto pare, è una su tre. La canzone si chiama ‘Nessuno è di qualcuno'”.

Mentre il brano veniva eseguito, sugli schermi è stato proiettato un video in bianco e nero con numerosi volti del mondo dello spettacolo impegnati a pronunciare la frase che dà il titolo alla canzone. Tra loro Pierfrancesco Favino, Fiorello, Marco Bocci, Luca Zingaretti, Luca Argentero, Giorgio Panariello, Raoul Bova, Giuseppe Fiorello, Vinicio Marchioni, Amadeus e Fiorella Mannoia. Sul finale compariva la scritta “UNA NESSUNA CENTOMILA”, rafforzando il messaggio contro la violenza di genere. L’ultima sezione del concerto ha riportato il pubblico agli anni di “Lambrusco, coltelli, rose & pop corn”. In scaletta sono entrate “Sarà un bel souvenir” e “Urlando contro il cielo”, seguite da “Leggero” e “Quella che non sei”. In particolare hanno colpito le immagini di giovani donne incoronate in concorsi di bellezza locali, ritratte con il trucco che colava sul viso come lacrime nere, una scelta estetica capace di aggiungere nuove letture ai testi. Tra i passaggi più sorprendenti dal punto di vista scenografico si è distinta “Happy Hour”. Sugli schermi è comparsa una sorta di bar spaziale ambientato all’interno di una navicella orbitante. Al suo interno brindavano figure del potere politico ed economico internazionale ricreate con l’intelligenza artificiale: da Vladimir Putin a Donald Trump, da Ursula Von der Leyen a Mario Draghi, passando per Benjamin Netanyahu, Viktor Orbán, Xi Jinping, Recep Tayyip Erdoğan, Emmanuel Macron, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Volodymyr Zelensky, Joe Biden, Kim Jong-un, Bill Gates e Jeff Bezos. Nel finale è apparso anche Sergio Mattarella, ritratto mentre alzava il bicchiere verso il pubblico con un’espressione preoccupata. Sullo sfondo, attraverso un oblò, si vedeva la Terra lontana nello spazio. La chiusura della scaletta principale è stata affidata a “Tra palco e realtà”, ma il pubblico non aveva alcuna intenzione di lasciare lo stadio senza un bis. A introdurlo è stato ancora Little Taver, apparso con un grande cartello recante la scritta “BIS”. Le immagini di Ligabue e della sua band, inserite all’interno di cornici che ricordavano gli specchi dei camerini, hanno accompagnato “I ragazzi sono in giro”. Infine è arrivata “Certe notti”, il brano simbolo delle celebrazioni e uno dei momenti più attesi dell’intera serata.

Al termine delle quasi due ore e mezza di spettacolo, Ligabue ha presentato tutti i musicisti presenti sul palco prima del saluto definitivo. Un concerto costruito come una grande festa collettiva, ma anche come un racconto lungo oltre trent’anni, capace di tenere insieme memoria, attualità, emozioni personali e riflessioni sociali. Poche ore prima dello show, incontrando i giornalisti, il cantautore aveva spiegato il senso di questo particolare momento della sua carriera. “Quando ho iniziato a scrivere canzoni puntavamo a essere cantautore col suono di una band. La mia sfida è sempre stata scrivere quelle che per me sono belle canzoni. È una sfida costante, perchè ho sempre cercato canzoni che avessero un’anima popolare e che il sound fosse quello di cui avevo bisogno”. Parlando della scelta di partire proprio dalla Capitale, aveva ricordato alcuni episodi vissuti all’Olimpico: “Mi piace idea di partire da Roma perché ho ricordi precisi all’Olimpico. Il primo è quando abbiamo fatto curva la prima volta, ci fu entusiasmo pazzesco. Poi la volta che i tecnici me fecero uno scherzo e portarono la piattaforma su cui suonavo a dieci metri, se fossi caduto sarei diventato leggenda o il live del 2002 con il diluvio”. Riflettendo sull’importanza di “Certe notti” nella sua storia artistica, Ligabue aveva ammesso: “Non mi sarei aspettato che diventasse un singolo, fino a quel momento i singoli erano stati pezzi up tempo. Non potevo immaginare che avrebbe fatto quel che ha fatto. Ha cambiato molte cose della mia vita”.

Sul tema dell’impegno civile e del ruolo degli artisti nel dibattito pubblico, aveva dichiarato: “Per me De Gregori è patrimonio della musica e cultura di questo paese, ma è anche tra i personaggi più liberi di pensiero. Questa è una caratteristica che mi piace, ma detto questo, non condivido quel pensiero. La musica non deve per forza esprimersi, ma può farlo. Uno poi decide se ha voglia di farlo. Io ho sempre cercato di farlo attraverso le canzoni. Anche questa sera ci sarà ‘Il mio nome è mai più’ io la faccio sempre da 27 anni e in ogni concerto ricordo che non c’è solo il massacro a Gaza, c’è l’Ucraina, c’è il Sudan, ci sono 56 conflitti in corso, ma era così anche all’epoca in cui è uscita quella canzone. Il modo migliore per poterlo fare, pensandoci bene, è attraverso le parole quando sentiamo l’urgenza di farlo”. Tra gli aspetti più significativi del tour c’è anche la presenza del figlio Lenny alla batteria. “Stiamo vivendo insieme esperienze diverse, per lui è il primo giro negli stadi”, aveva raccontato il rocker. Guardando al futuro, Ligabue ha inoltre confermato l’intenzione di fermarsi dai concerti in Italia nel 2027, pur continuando a lavorare su possibili progetti internazionali. La serata romana ha così rappresentato molto più di un semplice concerto. È stata una celebrazione della carriera di uno degli artisti più popolari della musica italiana, un racconto per immagini e canzoni che ha attraversato generazioni diverse e che ha confermato ancora una volta il legame speciale tra Ligabue e il suo pubblico.