Album di pop cantautorale ricolmo di testi ironici e riflessivi, presentato con successo a Napoli al Porto Petraio, un nuovo spazio dedicato alle arti, alla musica ed agli incontri: nell’ex atrio della omonima stazione della Funicolare Centrale (impianto a fune fra i più antichi d’Europa) sono risuonate le note di Salsiccia, canzone che Lorenzo Goccia ha presentato così .. Il cibo è un piacere, ma anche un modo di stare al mondo. Io sono vegetariano, ma ho provato a vivere come una salsiccia di maiale e guardare gli uomini dall’alto al basso .. Sia alla presentazione, ma anche nell’ascoltare il suo cd, sul viso ti compare un solco come una specie di sorriso (tanto per citare i celebri versi della canzone Il Pescatore di Fabrizio De André), perché lo scrittore e cantautore (nato nel Salento, ma napoletano di adozione) ha prodotto un album autobiografico sin dal titolo Non volevo uscire, in cui si diletta non solo a celebrare il celebre insaccato (per poi vestirsi come lui), ma il valore sacro del digiuno (spesso scelto, ma a volte subito) e quanto sia importante ogni tipo di verme solitario, specialmente se è lui a parlare male dell’Italia che non funziona, avendo però un comportamento che ha poco del sociale e del rispetto che va dato ad ogni persona che incrociamo! Facile giocare sul titolo dell’album ed affermare che meno male che l’estro di Lorenzo Goccia ha conquistato un posto al sole: ha rotto (con incoscienza) il guscio dove si trovava, affrontando anche quel malessere psicologico (comune e superabile) che porta ansia e che gli psicologi chiamano anche la sindrome della capanna: ma la bella copertina ci propone i piedi di Lorenzo Goccia che timidamente escono dal tepore delle coperte ed iniziano a farsi notare. La sua arte diventa poesia allo stato puro nel remake della conclusiva Sarà perché ti amo, ma il brano che preferisco è senza dubbio Fiore di zolfo, gioco tra sonorità cantautoriali e riflessioni introspettive, diventando una metafora su un’emozione pungente ed all’unisono affascinante, in cui si miscelano la delicatezza del fiore alla durezza e all’odore dello zolfo, assai particolare e fastidioso. Socialmente interessante la semi parodia di Italiano nero, in cui il brano di Toto Cotugno è l’humus su cui si riflette sulla condizione dei lavoratori stranieri in Italia: la voce di Sebastiano Sanna (detto Seb) è particolarmente teatrale e poggia proprio sui punti salienti del testo.
Tracklist di questo album: Lu 3:32, Digiuno 3:18, Verme Solitario 3:24, Indifferenziato 3:39, La Rivoluzione Può Aspettare 2:44, Fiore di Zolfo 3:04, Italiano Nero (feat. Sebastiano Sanna detto Seb) 3:38, Salsiccia 3:29, Tutti Uno 4:02, Sarà Perché Ti Amo 4:33.
Lorenzo Goccia – Non volevo uscire (Droppola Discos N.01)
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